STORIE CALABRESI – S. Benedetto, la rondine e il pescatore

Sulla cima d’una collina, a qualche chilometro dall’abitato di Mirto, grosso borgo di Crosia, ci sono i resti d’un convento: nel ‘600, dopo essere stato più volte saccheggiato dai turchi, fu abbandonato a se stesso, e a sola testimonianza dell’antica identità del luogo, rimase, in una nicchia sull’altare, la statua di S. Benedetto con le mani protese in atto di donare; ma, andati via i frati, e rimasto l’edificio senza più porte e finestre, arrivarono le rondini che a ogni primavera presero a nidificarvi.

E un anno accadde che una rondine fece il nido giusto sulle mani del santo, che l’accolse di buon grado e che, anche per passare il tempo, prese a farsi raccontare quello che vedeva in giro.

E un giorno la rondine disse a S. Benedetto d’aver visto sulla spiaggia tre ragazze tutte stracciate e affamate che, figlie d’un pescatore fatto schiavo dai turchi, campavano d’elemosina. Il santo si fece pensieroso, distratto come incatturato in un rovello. Il mattino dopo, svegliandosi, la rondine vide con stupore che il suo nido era stato nottetempo spostato e che la statua di S. Benedetto non c’era più; ma quel giorno accadde anche un altro fatto: il padre delle tre ragazze era tornato dalla schiavitù; la rondine fece due più due, che anche le rondini sanno far di conto, e concluse che S. Benedetto era andato in Oriente a liberare il pescatore.

Passarono gli anni, durante i quali la sorte del pescatore e della sua famiglia cambiò dalla notte al giorno. L’uomo aveva ripreso il vecchio lavoro e ogni volta che tirava in secco le reti esse venivano su sempre piene, come se la stella della buona fortuna le guidasse nelle zone di mare ove la pescagione era più abbondante; inoltre, tornato dalla schiavitù egli era diventato un altro, trasformato da così a così: prima bestemmiava peggio d’un turco, consumava i suoi giorni nelle cantine a ubriacarsi, trattava tutti con acida scortesia, ora s’era fatto una perla d’uomo, solo casa e lavoro, lavoro e casa.

Le tre ragazze crebbero belle e virtuose, e il lavoro del padre assicurò loro anche una buona dote, perciò s’accasarono felicemente; solo che quando l’ultima si sposò, accadde che subito dopo le nozze il pescatore sparì. Lo cercarono di qua e di là, e, infine, trovarono una sua scarpa poi l’altra, poi la giacca; e seguendo la traccia degli indumenti seminati lungo la strada da lui fatta, amici e parenti arrivarono al convento abbandonato: entrarono e videro che dopo tanti anni la statua di S. Benedetto era nuovamente al suo posto nella nicchia e, fra le mani atteggiate nel gesto di donare, teneva come prima un nido di rondine.

Da GUIDA ALLA CALBRIA MISTERIOSA, DI Giulio Palange – Rubbettino

FOTO: Rete

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