KRYLOV: “L’aquila e l’ape”

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Un’ape si affannava, zelante e alacre, attorno ai petali profumati di un garofano. Un’aquila la vide, scese dal suo eccelso regno di nuvole, le parlò:

— Ti affatichi molto, piccola sciocca, ma la tua fatica non ti offre soddisfazioni. Nel laboriosissimo mondo dell’alveare, tu ti perdi come un granello di sabbia in un vaso. Nessuno ti elogia, nessuno ti manifesta un poco di gratitudine. Io, invece, godo il rispetto e la stima degli uomini e delle bestie.

Quando volo sui culmini delle montagne, le creature della terra mi contem-estatiche, ammirano la mia bellezza superba, la mia potenza regale. Ogni mio gesto è osservato e commentato e suscita tremore, entusiasmo o invidia. Non mi confondo, come te, in un’opaca moltitudine, non perdo neanche per un attimo la mia personalità orgogliosa.

— Io sono paga della mia esistenza fattiva — affermò serenamente l’ape piccolina. — Lavoro con gioia senza curarmi della gloria, senza cercar lodi né domandar premi. So che la mia opera modesta è provvida per molte creature, e quando contemplo il favo luminoso, penso, con orgoglio, che anch’io ho contribuito a colmarlo del miele dolcissimo.

Per viver contenti non è necessario posseder molto, ma è necessario dare al nostro prossimo, con l’opera generosa, il poco che si può, soddisfacendo la coscienza e rendendo lieto il cuore.

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Favole russe

Le quattro favole che seguono sono dello scrittore russo Ivan Andreevic Krylov, il quale riprende motivi antichi della cultura orientale, soprattutto legata ad una religione animistica, cioè all’adorazione di aspetti della natura considerati animati, infatti fin dai tempi medievali il culto dei fiumi, delle stelle, delle montagne e di tanti altri elementi naturali è testimoniato negli antichi libri, per esempio nel Cantare delle gesta di Igor.

In queste favole, oltre agli animali, parlano le nuvole, le sorgenti d’acqua, gli oggetti, seguendo una tradizione che raramente compare nella cultura occidentale che ha come capostipite Esopo.

La struttura delle favole è semplice: da un’azione sbagliata nasce una mortificazione, il protagonista viene rimproverato e ammonito con un insegnamento.

La narrazione è invece ricca di particolari descrittivi, con molti aggettivi tendenti ad esaltare la bellezza e grandezza della natura per metterla a confronto con la meschinità e piccolezza dell’uomo.

I difetti umani più spesso rimproverati sono l’ingratitudine, l’egoismo, la stupidità, mentre sono celebrate le virtù dell’umiltà, del lavoro, della modestia.

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Da Fiabe e leggende della Russia, a cura di M. Spano, Milano-Messina, Principato,

1949.

Fonte: IL NOVELLIERE, di De Paolis – Marini,  Editoriale Paradigma

Foto: RETE

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