MONACHESIMO ITALO GRECO: I dati materiali

ORSOMARSO – Eremo di San Nilo

I risultati delle recenti indagini archeologiche consentono ora di ipotizzare l’aspetto materiale dei monasteri italo-greci. In generale si tratta di fondazioni nettamente separate dall’esterno attraverso un muro di cinta, raramente sopravvissuto in Italia e spesso dotato di una o più torri, poste all’ingresso oppure presso la chiesa o isolate. All’interno della cinta muraria, i diversi edifici erano organizzati intorno a cortili o orti-giardino. Essi erano distinti tra quelli di servizio e quelli residenziali e di solito, in ambito urbano, avevano un secondo piano.

Fig.1 – OTRANTO – San Pietro

Il katholikon, inizialmente di piccole dimensioni, si trovava nella parte più interna del monastero; nel Meridione era abitualmente a navata unica e monoabsidato o a croce greca inscritta, con una o 5 cupole (fig. 1). Un ampio uso di spolia è attestato nell’opera muraria, normalmente impiegata per il solo luogo di culto che era generalmente coperto con tetto in coppi. L’interno era decorato da affreschi, caratteristici sia per i soggetti (per es., santa Maria Egiziaca e concordia Apostolorum) che per la loro posizione (santi monaci nelle nicchie laterali). La chiesa aveva elementi architettonici lapidei , elementi ornamentali in stucco e pavimenti in mosaico o opus sectile (fig. 2).

Fig. 2 – SAN DEMETRIO CORONE – Particolare del pavimento della chiesa di Sant’Adriano

Tra gli elementi in pietra figurano il templon, plutei e capitelli, comunemente realizzati riutilizzando manufatti precedenti .

Particolarmente caratterizzanti erano l’uso abitativo (di stampo eremitico) delle torri, i soggetti pittorici latamente iconoclasti, la presenza di nartece, parekklesia funerari e di celle isolate, spesso rupestri. Si segnala pure il tema del legame tra i vari edifici monastici nel rispetto di consuetudini orientali, come la vicinanza delle celle e della trapeza alla chiesa per ragioni liturgiche.

Infine, il monastero di Santa Marina a Delianuova (RC), che al momento sembra l’unico metochion scavato in Italia, attesta un assetto non molto diverso dal panorama descritto per i monasteri indipendenti: esso, assai simile ad una laura, presentava edifici organizzati intorno ad uno spazio centrale aperto, compresa la piccola chiesa con pianta dilatata in senso longitudinale e con affreschi nella cupola che appaiono di temperie iconoclasta. In tale monastero, collocato su un’altura, la disposizione degli ambienti sopperiva alla mancanza di un muro di cinta .

Francesca Zagari

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GLOSSARIO

Katholikon – Un catholicon o katholicon (in greco: Καθολικόν) o sobor, nella chiesa ortodossa, può essere:

  • la cattedrale di una diocesi,
  • la chiesa principale di un monastero corrispondente alla chiesa conventuale della cristianità occidentale,
  • una grande chiesa di una città nella quale si riuniscono tutti i fedeli del luogo, per celebrare alcune feste principali, piuttosto che recarsi nella loro chiesa parrocchiale.

Il nome deriva dal fatto che è (di solito) la chiesa più grande dove si riuniscono tutti i fedeli per celebrare le maggiori festività dell’anno liturgico. In Russia, è abbastanza comune per un catholicon avere una chiesa più piccola nel seminterrato, che può essere più facilmente riscaldata in inverno. Un catholicon può avere delle particolari caratteristiche architettoniche come, ad esempio, una cattedra (trono episcopale) o sia un nartece interno che uno esterno usati in particolari occasioni come la veglia pasquale o i vespri ortodossi.

Il termine catholicon viene spesso tradotto in italiano come cattedrale piuttosto che assemblea e questo può causare confusione. Nella cattedrale di Sant’Isacco a San Pietroburgo, ad esempio, c’è un’iscrizione in russo e in inglese che descrive l’edificio come “кафедральный собор”, reso in inglese come “cattedrale”. Tuttavia una diocesi ortodossa può avere diverse catholicon, delle quali solo una è la sede vescovile, mentre le altre sono note semplicemente come catholicon. Il rettore di queste chiese è solitamente un arciprete.

Metochion – Nella Chiesa ortodossa orientale, il metochio o metochion (in greco: μετόχιον (metóchion) o μετόχι (metóchi); in russo: подворье (podvor’e); in latino: metochium) è un tempio di una chiesa autonoma o una nunziatura presente in un altro territorio che intrattiene relazioni con le gerarchie religiose locali, in Italia nello specifico con le gerarchie religiose cattoliche.

È una chiesa ambasciata ecclesiastica, di solito una chiesa autocefala o autonoma, all’interno di un comprensorio ove vige una confessione o rito differente. Il termine per estensione è utilizzato in riferimento a una parrocchia o di una dipendenza o di un monastero o di un patriarca, alle comunità e proprietà ad esse pertinenti.

Spolia – Il fenomeno del reimpiego in architettura e storia dell’arte è costituito dal riutilizzo di materiale antico in costruzioni più recenti.

Il riutilizzo di materiale edilizio tratto da costruzioni precedenti non più in uso, è comune in tutta la storia umana, ma il fenomeno del reimpiego assunse precisi caratteri artistici nell’ambito dell’architettura romana di epoca tardoantica e in seguito in tutta l’epoca medievale.

L’opus sectile è un’antica tecnica artistica che utilizza marmi (o, in alcuni casi, anche paste vitree) tagliati per realizzare pavimentazioni e decorazioni murarie a intarsio, detta anche in seguito, a seconda dei materiali utilizzati, commesso marmoreo o commesso di pietre dure. (Fig.2)

Templon  Un templon (dal greco τέμπλον significa “tempio”, al plurale templa ) è una funzione di bizantine chiese costituite da una barriera che separa la navata centrale dall’all’altare . Il solido templon apparve per la prima volta nelle chiese cristiane intorno al V secolo e si trova ancora in molte chiese cristiane orientali . Inizialmente era una barriera bassa probabilmente non molto diversa dalle ringhiere dell’altare di molte chiese occidentali. Alla fine si è evoluto nella moderna iconostasi , che si trova ancora oggi nelle chiese ortodosse. Di solito è composto da colonnette in legno intagliato o marmo che sostengono un architrave (una trave che poggia su colonne). Tre porte, una grande centrale e due laterali più piccole, conducono al santuario . Il templon originariamente non oscurava la vista dell’altare, ma con il passare del tempo, le icone venivano appese alle travi, le tende venivano collocate tra i colonnette e il templon diventava più opaco. Nelle moderne chiese ortodosse, è comune che le aperture dei templa siano costruite appositamente per contenere icone. Templon – https://it.qaz.wiki/wiki/Templon

Pluteo – In architettura per pluteo si intende una balaustra a lastre rettangolari massicce, in metallo o più spesso in legno o in pietra, che divide due parti di un edificio. Può essere ornato molto semplicemente da cornici in rilievo oppure arricchito da motivi geometrici o figurati.

Parekklesion o parekklesia παρεκκλήσιον 1) Cappella fiancheggiante il santuario od il nartece, sovente con funzioni funerarie. Esempi celebri sono quelli della chiesa della Pammakaristos (Fethiye Camii) e del monastero di Chora (Kariye Camii) 2) Cappella annessa ad una cella individuali o una skiti, dove i monaci recitano l’officio quotidiano.

Trapeza – In greco, la parola trapeza è tradotta come tavolo. Un tavolo comune nel monastero, una stanza per mangiare. Refettorio

La laura (greco: Λαύρα; cirillico: Ла́вра, traslitterato laura) è, nel cristianesimo orientale, un insediamento monastico di dimensioni ridotte. In origine, indicava un agglomerato di celle o di grotte di monaci, con una chiesa e, alle volte, un refettorio nel mezzo. Si distingueva da un lato dagli eremi degli eremiti, la cui vita non prevedeva momenti passati con altri monaci, dall’altro dai cenobi dei cenobiti, nei quali la vita era tutta in comunità. Il vocabolo ha origini greche e significa “cammino stretto”, “gola”.

FONTE: wikipedia.org

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