STORIE CALABRESI – Da padrone a sotto

Pentedattilo

In occasione d’una burrasca, gli abitanti di Pentedattilo – una volta luogo autonomo, poi frazione di Melito Porto Salvo -, si raccolsero sulla cima d’un colle prospiciente il mare, a seguire col cuore stretto in un pugno gli sforzi d’alcuni pescatori che, al largo sulle loro barche, cercavano di mettersi in salvo; e fu naturale per loro gettarsi in ginocchio e pregare la Madonna della Montagna, custodita in una chiesa del luogo, affinché salvasse quei poveretti. Ma la burrasca non accennò a placarsi e le difficoltà per i pescatori aumentarono.

Allora i pentedattilesi andarono di corsa in chiesa, presero la statua della Madonna e la misero sulla cima del colle, perché, scettica per come si dimostrava, si rendesse coi propri occhi conto del pericolo che stavano correndo quelli là. E la Madonna, convintasi, intervenne: apparve sul mare improvvisamente fattosi una tavola, e guidò i pescatori fino alla riva, sani e salvi. Dopo di che l’insenatura ove essi approdarono venne chiamata Porto Salvo, e vi fu costruita una chiesetta dedicata alla Madonna della Montagna che, pur rimanendo a Pentedattilo, da allora si chiamò Madonna di Porto Salvo; poi, attorno alla chiesetta, ben presto diventata santuario al quale rivolse l’animo in tribolazione tutta la gente di mare, sorse a poco a poco un centro abitato, Melito Porto Salvo, che alla lunga strappò a Pentedattilo la leadership amministrativa, e ove, nella seconda domenica dopo Pasqua, si cominciarono a tenere festeggiamenti sempre più grandiosi in onore della Vergine.

E proprio facendosi forti della crescente devozione suscitata dalla loro festa, oltre che dell’acquisita supremazia municipale, quelli di Mèlito reclamarono il diritto a custodire la statua della Madonna, ma i pentedattilesi, anche per conservare un qualche potere su coloro i quali erano andati entrando entrando come il proverbiale monaco, fino a relegarli in un angolo, non vollero mollarla, e acconsentirono solo a un temporaneo trasloco; per cui, in occasione della festa conducono in processione la statua a Mèlito Porto Salvo e ve la lasciano per soli due giorni, trascorsi i quali se la riportano indietro, nonostante le resistenze dei melitesi; e il più delle volte le discussioni degenerano e si passa alle vie di fatto perché ognuno dei due schieramenti si tira le proprie ragioni.

E quelli di Pentedattilo, immancabilmente, finiscono per prendersela con la memoria dei loro antenati, quelli che s’erano prodigati per la salvezza dei pescatori: se si fossero fatti i cavoli loro e li avessero lasciati affogare, Mèlito non avrebbe scavallato Pentedattilo, anzi, non sarebbe proprio esistito, come pure tutto quel manicomio sul diritto a custodire la statua della Madonna.

Da “GUIDA ALLA CALABRIA MISTERIOSA”, di Giulio Palange – Rubbettino

FOTO: Rete

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