Patrimonio d’arte della Calabria – MADONNA DELLE PERE

Madonna delle pere, part.

Fra tanti enigmi che connotano ancor oggi la vita e l’opera d’Antonello da Messina, con lacune storiografiche cui s’accoppiano talora ricostruzioni fantasiose, rimane aperto e indefinito il suo rapporto con la realtà del continente più prossima al suo luogo d’origine e di lavoro: ovverosia con la Calabria. Anche se più d’un aspetto della sua incerta biografia lasci pensare che, specie nella fase giovanile, tale rapporto non solo ci fu ma coprì un interesse rilevante della sua vicenda artistica.

ANTONELLO DA MESSINA – Ritratto d’uomo, forse autoritratto

La fase della vita d’Antonello che più sembra avere una diretta pertinenza con la Calabria può essere a un dipresso circoscritta agli anni 1456-60; quando il maestro, sulla soglia dell’età matura, spicca quel volo che lo porterà ad essere tra i maggiori interpreti europei del Rinascimento pittorico.

E’ un dato di fatto illuminante, al riguardo, che l’unico aiuto della nascente bottega messinese d’Antonello sia stato un pittore calabrese: Paolo di Ciacio, nativo di Mileto. Dai documenti d’archivio risulta che Paolo sia entrato nella bottega d’Antonello nel 1456; sottoscrivendo, com’era consuetudine, un contratto di prestazione d’opera triennale. Tali contratti contemplavano, di norma, il divieto per i discepoli di prender moglie. E contravvenendo Paolo ad una tale clausola, “asserens habere uxorem”, nell’aprile del 1457 Antonello “eum relaxavit et relaxat ab omnibus serviciis, quibus erat obligatus”; imponendogli oltretutto il pagamento della penale dovuta. Sotto il nome di Paolo di Ciacio è conservato in Calabria un dipinto, che sarebbe l’unica testimonianza d’arte del pittore calabrese: circostanza che ne accresce quindi il dubbio d’autentica attribuzione. Si tratta d’una tavola della Madonna delle Pere, collocata nel Museo Civico d’Altomonte (CS).

MADONNA DELLE PERE , part.

Rilevata già dal Carandente (1949), che v’intravedeva influssi fiamminghi e catalani oltre che inflessioni orientali; l’opera fu accostata dal Bottari (1953) al clima della Madonna Salting d’Antonello. Mentre il Longhi (1953), registrandovi l’esperienza di “effetti all’italiana di situazione stereometrica delle forme nello spazio”, la riportava ad un modello antonellesco collocabile all’incirca sul crinale del 1460. Prezioso appare pure il tema iconografico del dipinto; che, dopo un precedente illustre di Paolo Veneziano (1347), ebbe rari esiti, nella prima parte del ‘400, in ambito locale romagnolo e veneto (Bitino da Faenza, Maestro di Castrocaro, Gianfrancesco da Tolmezzo); una ripresa alta nella Madonna Morelli del Giambellino (1485 ca.); ed accezioni nordiche, nel primo ‘500, in Albrecht Durer (1512) e Luca di Leyda (1519).

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Articolo a cura di Carlo Andreoli

FONTE: https://www.calabriaonline.com/col/arte_cultura/arte_calabra/messina01.php

FOTO: Rete

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