IN DIFESA DEI 65 “SEDIZIOSI” DI ORSOMARSO (Terza parte)

Operai dell’Argentino a Mare Piccolo

La temuta chiusura dell’Argentino, a metà degli anni Cinquanta, a seguito del ritardo nel martellare il bosco di Sammacuso, spinse molti a scendere in piazza per uno sciopero. Intervennero i carabinieri e molti vennero denunciati per reati vari. (Terza parte)

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Si convincono anche le donne e, propalatosi la voce, quasi tutta la popolazione è in piazza al mattino del 20 maggio (si è tralasciata la giornata del 19 perché era l’Ascensione: più rispettosi di così?) una fiumana di gente (come si fa a dire che erano solamente 65 persone?) sulla piazza. Si va al Municipio per chiedere del Vice Sindaco che ha promesso eli mettersi alla testa. Non c’è. E per dare crisma di legalità alla manifestazione, che non è né vuole essere partigiana o turbolenta, chiedono la bandiera nazionale perché fosse portata in testa al corteo. La ottengono mediante pacifica ed incontrastata consegna e, dietro tanto orifiamma, si dirigono verso la parte superiore del paese in cerca del Vice Sindaco che vi abita. Non trovandolo a casa, si inoltrano fino all’Edificio scolastico, ove, come maestro elementare, egli può essere. Dal prof.  G. Fortunato apprendono che il collega non v’è ed allora ritornano in massa ordinata e compatta.

Si grida di tanto in tanto: “Vogliamo lavoro e pane! …  Pane e lavoro». E’ un grido umano, sincero» angoscioso, pregno di ambascia e di disperazione che commuove e lacera il cuore. E un coro di voci di uomini, di donne, di vecchi e di bambini che impetra tanto, può causare disordini, porre in pericolo l’ordine pubblico o la sicurezza dei cittadini? Tutt’altro. E la migliore riprova si ha nel fatto che tutti gli altri cittadini sentono il bisogno di accumunarsi ai dimostranti e di accodarsi alla massa e che tutto si svolge in una maniera così tranquilla e tranquillante da non causare l’intervento della forza pubblica che imperturbabile può starsene lontana e non sopravvenire per sciogliere il corteo e diradare con i mitra i dimostranti. Eppure al leggere la missiva urgentissima che il giorno prima dal Municipio è stata indirizzata al Comando di stagione dei CC. v’era da presumere che il paese sarebbe, stato per lo meno messo a ferro e a fuoco!

In piazza s’imbattono nel V. Sindaco, il quale, di fronte a tanta folla, finisce per porsi dal balcone del Municipio e per arringare. Assicura…, assicura… che ha telefonato… che il prefetto di Cosenza sarà in giornata fra loro e via dicendo… E i poveri operai credono ed applaudono. Applaudono, sì, a piene mani a più nonposso al primo cittadino del paese questi dimostranti (come si fa poi a dipingerli per sediziosi?). E poi paghi e fiduciosi, fanno ritorno a casa assieme alle mogli che hanno in braccia i loro teneri pargoletti.

Tutto è terminato da sé, spontaneamente, senza che un carabiniere o un qualunque tutore della legge abbia dovuto far la voce grossa o fare ingiunzioni. Sarebbe stato così se veramente si fosse trattato di una radunata o quanto meno d’una manifestazione sediziosa?

Ma v’è di più. Verso le quindici s’ode un rombo di motore. Sarà il prefetto! E tutti occorrono in piazza. Sono invece carabinieri. E ognuno li guarda, stupito e meravigliato, nella più perfetta calma… una calma che non disarma finanche di fronte ad un gesto imprudente, inopportuno ed inurbano che avrebbe dato diritto a legittima reazione.  Più pacifici di cosi?

Res sic stantibus, ove l’ombra di responsabilità penale in capo ai prevenuti?

I carabinieri costretti a mettersi al tavolo ed a verbalizzare (da qualche malefico e maligno accusatore che, simile a rettile immondo sporge da dietro Ie quinte la testa solo quel tanto che basta a spruzzare veleno per poi nasconderla dietro il ben riparato fogliame…) avranno spulciato il codice da capo a fondo per cercarvi, col lanternino di Diogene, capi di accusa da addebitare. Ma, non riuscendo ad incasellare i fatti negli articoli che non li prevedono come reati, hanno sudato sette camicie per cercare di modellare le disposizioni penali al caso concreto come se il Codice penale fosse permeato eli malleabile creta e non iniziasse con le sacramentali parole dell’art. 1 che suona testualmente così: «Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto come reato della legge…”  Non ne poteva nascere che un guazzabuglio che forse insalatiera giudiziaria mai prima di ora ha conosciuto. Un guazzabuglio di ben sei (inauditu dictu!) reati…  Eccoli: manifestazione sediziosa, radunata sediziosa, invasione di edifici pubblici, e (dulcis in fundo!…) furto d’uso di bandiere, oltre ai delitti d’istigazione a delinquere, e d’istigazione a disobbedire alle leggi, per i primi dieci: una vera pirotecnia ad effetto sensazionale! Senza pensare che sarebbe bastato poi grattare appena sotto la scorza perché il tronco di paglia fosse venuto fuori in tutta la irrimediabile inconsistenza.

Avv. Settimio Forestieri

(Continua)

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