STORIE CALABRESI – Il tesoro dei briganti

Può un fuoco di parabole e parole procurare la ricchezza? Sì, a patto, però, che serva per cuocere una frittata. Una notte di tempo la, alcuni briganti sotterrarono ai piedi d’una quercia le ricchezze accumulate con le malandrinerie; e per salvaguardarle da eventuali trafugamenti ricorsero al classico sortilegio di uccidere un ragazzo e seppellirlo nella fossa insieme al tesoro, affinchè la sua anima facesse buona guardia; e sentenziarono, con la solennità richiesta dal rituale: «Questo tesoro apparterrà a chi nel giorno del suo matrimonio farà una frittata con parabole e parole».

Sennonché, assistette casualmente alla scena un giovane che si trovava sopra un albero a sgobbare ciliegie e che, ovviamente, si chiese che significassero le parole dei briganti. E non sapendo rispondersi, si rivolse a una magara, che gli fu chiara: per venire in possesso del tesoro doveva, nel giorno delle sue nozze, cuocere una frittata col fuoco ottenuto bruciando le pagine d’un Vangelo.

Con in testa conficcato il chiodo di tutte quelle ricchezze, il giovane si trovò presto una ragazza, e, il giorno stesso che la condusse all’altare, andò sotto la quercia, fece un fuocherello bruciando a pagina a pagina un Vangelo e se ne servì per cuocere una frittata: non appena questa fu bell’e cotta il suolo s’aprì mostrando il tesoro.

Il giovane, con la vista annebbiata dal luccichio dell’oro, fece per afferrarlo, ma la voce tenebrosa dell’anima guardiana lo ghiacciò:

«Non potevi aspettare che la frittata si raffreddasse? !».

 E immediatamente la terra si richiuse sulle ricchezze.

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Da “GUIDA ALLA CALABRIA MISTERIOSA”, di Giulio Palange – Rubbettino

FOTO: Rete

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