UNA RAGAZZA DI CAMPOTENESE

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Una ragazza di Campotenese salvò un soldato francese ferito in uno scontro con i briganti del luogo. L’episodio è narrato da più di un viaggiatore francese e mette in risalto un comportamento umano del tutto diverso da quello della donna di Reggio.

Fra le tante versioni, riportiamo quella di Didier:

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Un fatto toccante che avvenne in questi paraggi riassume lo spirito di tutti gli orrori della natura e degli uomini. Un soldato francese, ferito in uno scontro con gli insorti calabresi, si trascinò in un bosco, dove sarebbe morto di fame o per le ferite, quando lo scorse una ragazza che lì si era recata per raccogliere la legna. Gli promise aiuto e protezione, medicò le sue ferite e, avendogli costruito un riparo di rami e foglie, venne tutti i giorni per curarlo e portargli del cibo. Un distaccamento francese si trovò a passare nei dintorni; ella lo vide, si precipitò verso il comandante e condusse i soldati verso il loro compagno: — Addio, disse al ferito, siete salvo. Io ho adempiuto la mia promessa e voi non avete più bisogno di me – A queste parole, l’angelo liberatore volò via. (C. DIDIER, Calabre., cit., pp. 2-3.)

[…]

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Una scena commovente da romanzo brigantesco, sentimental-avventuroso, se non fosse che, anche da questo brano emerge una delle caratteristiche principali del carattere dei calabresi, generalmente apprezzate e sottolineate dai viaggiatori francesi: l’affidabilità, il mantenere fede alle promesse fatte. Infatti, non si lascia intendere minimamente un sentimento d’affetto tra la calabrese e il soldato, come solitamente avviene nei romanzi in cui una donna compare in mezzo a scenari di guerra e come ci aspetteremmo dalle prime parole del brano: un fatto toccante (un trait touchant…} avvenne tra gli orrori della natura e degli uomini (les horreurs de la nature et des hommes}. La giovane è animata da un solo sentimento: prestare aiuto al ferito, in ogni caso e a qualunque costo solo perché ha promesso di farlo nel momento in cui ha prestato il primo soccorso allo straniero ferito e rimasto lontano dal suo battaglione. Il suo non è l’addio sofferto di chi deve lasciare per sempre una persona cara, bensì il saluto finale che la pone fuori da ogni impegno. Come dire: ho fatto una promessa, l’ho mantenuta (J’ai rempli ma promesse] e ora voi potete andar via salvo e io libera da ogni dovere.

Da L’EREDITA’ DELLO SGUARSO – Viaggiatori francofoni nella Calabria del ‘700 e ‘800 – di Giovanni Russo , Ferrari Editore

FOTO: Rete

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