Il fiore dei Morti: IL CRISANTEMO

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L’usanza di ornare le tombe con crisantemi è relativamente recente perché questi fiori si sono diffusi in Europa soltanto nell’Ottocento, portati per la prima volta dalla Cina in Francia dal capitano Blanchard di Marsiglia. Li si è considerati simboli di mestizia perché, fiorendo alla fine di ottobre, servono per ornare le tombe il 2 novembre, come ci ricorda il Pascoli:

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O camposanto che sì crudi inverni

hai per mia madre gracile e sparuta,

oggi ti vedo tutto sempiterni

e crisantemi. A ogni croce roggia

pende come abbracciata una ghirlanda

donde gocciano lagrime di pioggia.

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Ma non tutti i nostri scrittori hanno interpretato il crisantemo in questa chiave. Certamente non pensava alla morte Gabriele D’Annunzio quando scriveva: «Nel mezzo della tavola un vaso di cristallo azzurro conteneva un gran mazzo di crisantemi gialli, bianchi, violacei, su cui si posavano gli occhi malinconici di Clara Green».

E non aveva torto a presentarlo come un fiore degno di un salotto perché è luminoso: luminosità evocata anche dal suo nome italiano che deriva dal greco chrysós, oro, e anthémon, fiorente, e significa «fiorente d’oro».

D’altronde, in Giappone, dove è stato introdotto nel secolo IV d.C. dalla Cina e dalla Corea, la forma dei suoi petali disposti come i raggi simili a quelli del sole ha ispirato il nome di «materializzazione solare». Gli imperatori, discendenti, secondo il mito, dalla dea solare Amaterasu, lo assunsero come loro emblema. Ogni anno, quando i crisantemi fioriscono nei giardini imperiali di Tokio, l’imperatore offre un ricevimento grandioso durante il quale si mostrano agli invitati le più recenti varietà. I giapponesi sostengono non a torto che favoriscono la longevità perché in erboristeria si usano per combattere la ritenzione dei liquidi favorendo così il ricambio generale.

Questo simbolismo, che i giapponesi hanno ereditato dalla Cina dove il crisantemo evoca felicità e vita, si potrebbe applicare all’usanza occidentale di deporlo sulle tombe: quando ci si reca a visitare un caro parente o un amico defunto si coltiva infatti consciamente o meno la speranza di rivederlo vivo e felice.

Nel linguaggio dei fiori il crisantemo esprime dubbi o attesa, quello indiano «amore oltre la tomba».

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Da LUNARIO, di Alfredo Cattabiani – Mondadori

Foto: RETE

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