LA LUNA NEL BOSCO

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Prima di leggere questa voce, quando avete un minuto di tranquillità, procuratevi un pezzo di legno, un qualsiasi oggetto di questo materiale: può essere un cucchiaio da cucina, un attaccapanni, un mattoncino da costruzioni, un ciocco… se possibile non laccato o velato (ma non è indispensabile). Prendete questo oggetto in mano e guardatelo da ogni parte. Sentitelo con gli occhi e con le mani. Prendetevi tempo…

E ora, sempre tenendolo in mano, ponetevi con calma le seguenti domande:

– Che significato hanno per me il legno, gli alberi, il bosco?

-Quali ricordi associo al legno, agli alberi e al bosco?

-Che significato avranno il legno, gli alberi e il bosco per me in futuro?

Meditate un pochino sulle vostre risposte. Riflettete. Non sono domande d’esame, non riceverete un voto, potete anche concedervi mesi di tempo per rispondere. Se dopo pochi secondi giungete alla conclusione che il legno per voi non è niente di speciale, bene! Se vi godete per un’ora il ricordo di notti felici trascorse in rifugi di montagna, di passeggiate nei boschi e di un romantico caminetto venticinque anni fa, benissimo! Se il legno per voi è solo un materiale da costruzione, fantastico!

Quando avrete trovato le vostre risposte, vorremmo dirvi perché abbiamo deciso di inserire la voce «legno e luna»: se dopo averla letta vedrete con altri occhi il legno, gli alberi e il bosco, avremo raggiunto il nostro scopo e saremo contenti. Vuoi dire che il tempo è maturo.

In primo luogo vorremmo familiarizzarvicon l’idea che tutti i pensieri e sentimenti personali che potete provare per quella cosa viva che è il legno contribuiscono a far sì che un giorno torneremo a vivere in armonia con il fondamento della nostra vita, la natura, oppure che andremo in rovina per colpa dei nostri veleni fatti in casa. Il tipo di pensieri e sentimenti che vi suscita il legno decidono se in futuro torneremo ad avere uno degli elisir della nostra vita, l’aria pulita, oppure se soffocheremo per la presa delle nostre stesse mani.

La vostra opinione sul legno stabilisce se la moria dei boschi (che è piuttosto un’uccisione) proseguirà o se ci ricorderemo a chi dobbiamo l’aria che respiriamo. Voi decidete se la sostanza di cui devono essere fatte le nostre casette con giardino, i nostri mobili, attrezzi e giocattoli, è il legno che dona la vita, la «luce solida» oppure gli elementi oscuri, provenienti dalle profondità della terra da cui non avremmo mai dovuto estrarli con tanta leggerezza.

I vostri pensieri e sentimenti decidono se il legno debba entrare nella vostra vita allo stato naturale e vitale per renderla più luminosa, oppure se debba essere laccato, «protetto» o «abbellito», mescolato a veleni se diventa cartone presspan, incollato con veleni come rifiuto particolare della nostra immondizia; se debba oscurare la nostra aria quando viene bruciato o avvelenare la nostra terra quando marcisce, spezzando l’utile ciclo della natura. Tutto questo è in mano vostra.

Per secoli il legno ha servito la razza umana, regalandoci numerosi doni grazie alla sapienza di mani esperte.

In casa: il tetto che abbiamo sopra la testa, pareti e pavimento di legno, protezione duratura dal gelo e dal sole senza bisogno di sostanze tossiche che lo proteggano.

Dalla sedia al pilone: mobili di legno dal design utile, non trattati chimicamente, ognuno un pezzo unico grazie alle venature e al colore del legno, legno durevole e leggero per attrezzi, ponti e piloni di legno che resistono in acqua per secoli senza sostanze impregnanti che la avvelenino.

Grazie al fuoco: il calore, che non potrebbe essere più sano e piacevole, emanato dalla legna secca che diventa cenere e fumo, bruciando solo l’anidride carbonica accumulata in precedenza e tornando subito nel circolo della natura.

Nell’arte: la musica più dolce che possa risuonare alle nostre orecchie sarebbe impensabile senza quei meravigliosi strumenti di legno che la producono. E poi il benessere procurato agli occhi e al cuore dai capolavori dell’arte dell’intaglio, provvisti di colori naturali che anche dopo molto tempo, benché sbiaditi, emanano una luce interiore più forte di qualsiasi smalto chimico.

Al legno, questo dono del cielo, è dedicata una parte del nostro lavoro. In particolare vorremmo ricordare un dono speciale che ci fanno i boschi: la loro luce inferiore.

I nostri antenati conoscevano bene questa fondamentale caratteristica del legno, ma essa è finita nel dimenticatoio – anche se oggi molti ci vivono e ci lavorano – tanto che nella nostra lingua non esiste nessuna parola per descrivere questo dono, questo compito che il legno potrebbe realizzare nella nostra vita. Esso non è spiegabile dal punto di vista scientifico, ed è molto difficile da esprimere a parole. Solo e soltanto il più preciso degli strumenti di misurazione che noi uomini possediamo – il nostro intuito interiore – è adatto a cogliere questa qualità. Tuttavia tenteremo di risvegliare il vostro intuito con le parole.

Avete mai vissuto per un po’ di tempo in una casa di legno, o ci avete mai trascorso le vacanze? Vi ricordate di questo periodo? Con quali sensazioni? O forse vivete tuttora in una casa di legno e avete già vissuto in una di cemento e acciaio? Avete sentito una differenza?

Se si brucia del legno, la cenere contiene meno di un decimo degli elementi che l’albero ha preso al terreno. Quasi tutto l’albero è quindi composto di sostanze ottenute tramite le foglie dalla luce, dall’aria e dal sole. Quindi lentamente e in modo strisciante le dimore costruite con materiali prevalentemente estratti dal sottosuolo finiscono per indebolirci. Tutti i materiali presenti nelle cose che usiamo per coprirci – dalla camicia ai muri e al tetto – dovrebbero essere fatti con elementi che si sono formati e che sono cresciuti sulla superficie terrestre, per poterci dare forza invece che togliercene.

I nostri antenati hanno talmente rispettato questa forza particolare che emana dal legno da scegliere solo alcuni particolari sistemi di posa e costruzione che fossero adatti a quel compito del legno. Nel caso dei pavimenti, per esempio, facevano in modo che le punte degli alberi si trovassero a essere rivolte alternativamente indietro e in avanti. Mai avrebbero posato le assi del pavimento trasversalmente rispetto all’entrata, a meno che non volessero far capire a quella persona che varcava la soglia di non essere desiderata. Oggi alcuni falegnami in un pavimento non sanno neppure riconoscere dove stavano le radici e dove la cima…

In poche parole: è come se il legno possedesse una forma dì energia nutritiva in grado di proteggerci dalle numerose influenze negative provenienti dall’ambiente. Essa rafforza l’organismo umano, che è qualcosa di vivo, proprio come un albero. Il legno che cresce sulla superficie terrestre è una sostanza della vita, non della morte. Il cemento, il petrolio, il metallo e perfino il legno sotterraneo delle radici ci tolgono forza.

Perché da un po’ di tempo abbiamo rinunciato sempre di piùa cuor leggero a utilizzare questo meraviglioso materiale sostituendolo con altri che ci fanno ammalare e non rientrano nel circolo naturale a volte nemmeno dopo mille anni? Con il nostro lavoro vorremmo anche aprire la via a una nuova consapevolezza, a quanto rinunciamo se continueremo a trattare in questo modo i boschi e il loro regalo: o come una monotona fabbrica abbandonata di materia prima sulla base delle monocolture o come un’antica rovina che lentamente muore da sé perché nessuno ne ha davvero bisogno e la cura, o ancora come rifugio di una natura trasfigurata fino a diventare intoccabile, da proteggere a ogni costo, anche a prezzo della ragione. Proteggere i boschi della terra, curare queste fonti di una ricchezza ormai dimenticata, è uno dei compiti più importanti della nostra epoca.

L’utilizzo del legno oggigiorno non segue più un percorso circolare, come la natura prevederebbe, ma un percorso obbligato: dal bosco passando per lo sfruttamento industriale fino al deposito dei rifiuti tossici. Non esiste quasi un utilizzo per cui il legno non venga a contatto con i prodotti della chimica, che lo trasformano in rifiuti velenosi.

Molti dei nostri lettori però lo sanno: un’utile e sana lavorazione del legno è possibile solo scegliendo il momento giusto per raccoglierlo e lavorarlo. Spessissimo il rispetto delle fasi della luna rende possibile rinunciare all’utilizzo di prodotti chimici sia nella cura dei boschi (lotta ai parassiti etc.) che nella lavorazione del legno. Scegliendo il momento opportuno per la raccolta del legno e per la sua trasformazione in legname da costruzione, ponti, orditure, finestre, mobili etc. esso acquista una solidità e una resistenza che gli consentono di durare per generazioni senza bisogno di sostanze protettive. Per chi non crede se non vede: consigliamo una visita agli antichi villaggi custoditi nei musei, con le loro capanne di legno vecchie di secoli, che hanno resistito senza alcuna sostanza aggiuntiva.

 Oggi sappiamo molte cose sui danni che possono provocare le moderne pitture e i materiali impiegati per costruire e ristrutturare. E anche se non abbiamo ancora le prove di questi effetti dannosi, noi li avvertiamo. Che fare allora? Come uscire da questa impasse? Con cosa dovremmo sostituire queste sostanze dannose? Il legno fornisce almeno una risposta a queste domande. Vogliamo contribuire alla diffusione capillare di legno, mobili in legno e legname da costruzione che siano cresciuti e lavorati senza sostanze velenose e che possano rispondere a qualsiasi esigenza grazie alla loro resistenza. In Austria abbiamo dei silvicoltori, ma ancora nessun commerciante di legname proprietario di segheria che sia affidabile e che metta a disposizione questo tipo di legname, anche se alcuni di loro si riempiono la bocca con belle parole sul «momento giusto». […]

In tempi come quelli odierni, nei quali una silvicoltura ecologica, un’edilizia secondo natura e in generale la cura delle persone e della natura sembrano ritornare in primo piano, la consapevolezza dell’importanza dei ritmi lunari nella raccolta e nella lavorazione del legno può essere di grande aiuto. È impensabile infatti che i nostri antenati abbiano costruito case, chiese, ponti e mobili che, edificati e curati in maniera naturale, capaci di sopportare tutti gli influssi dell’ambiente resistendo per secoli senza che vi fossero le conoscenze che abbiamo a disposizione oggi per tenere i boschi, scegliere il momento giusto per il raccolto e abbinare il giusto tipo di legno a quel particolare utilizzo.

Può darsi che presto molte persone saranno in grado di capire la differenza tra una panca fatta a mano e un mobile prodotto su cala industriale, o quella tra il legname raccolto in estate e quello raccolto in inverno: il primo viene assalito dalle sirici e ha un profumo dolce, mentre il secondo viene risparmiato dai parassiti e ha un odore più aromatico e di erbe. Forse torneranno di moda anche le tecniche di unione dei vari legni, senza avere in casa neppure un milligrammo di metallo, colla o altre sostanze velenose.

Per voi abbiamo scelto di inserire questa voce: per persone che sentono ancora la differenza tra un mobile di legno fatto a mano con amore e lo stesso mobile proveniente da una catena di montaggio; che sentono l’energia viva che emana da questo mobile e che resterà per generazioni; che sentono di aver reso la propria casa più luminosa e vivibile grazie a questo pezzo di legno.

Tutti noi sappiamo che il fatto che i nostri boschi vivano o muoiano dipende dalla nostra «politica acquisti». Commercianti di legname senza scrupoli praticano lo sfruttamento e il disboscamento selvaggio dal Canada alla Siberia e si vantano di essere tra gli imprenditori più ricchi. Essi continuano a ricevere commesse dalle grandi fabbriche di mobili. Da dove prenderete il legname allora se deciderete per questo o per quel mobile?

Per voi abbiamo scelto di inserire questa voce: per persone che non sono indifferenti al fatto che ci stiamo avvelenando, che abbiamo dimenticato quel che ci può garantire un futuro vivibile, che il legno che acquistano può significare sfruttamento selvaggio della natura o lavoro appagante per i molti che oggi sono disoccupati e il cui talento resta inutilizzato.

Per voi abbiamo scelto di inserire questa voce: per le persone che hanno conservato il senso della vita. Che sanno che ogni forma di lavoro, dedizione e sforzo ha senso e durata solo se viene fatto con amore, e non a cottimo e con il fiato sul collo.

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Da IL DIZIONARIO DELLA LUNA, di J. Paungger e T. Poppe – Tea

FOTO: Rete

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