LA SIBILLA CUMANA

Cerrini – Apollo e la Sibilla Cumana, Berlino

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Cuma (Kyme), una delle più antiche città greche in Occidente, fu fondata intorno alla metà dell’VIII secolo a.C. da un gruppo misto di coloni prevalentemente euboici, guidati da due capi (ecisti), Megastene eIppocle. La colonia s’insediò in una parte del territorio campano caratterizzata dalla presenza di sorgenti calde ed altri fenomeni vulcanici. La città vera e propria sorgeva su un promontorio roccioso che sormontava il litorale, ricco di facili approdi per le imbarcazioni. La felice posizione geografica facilitò l’instaurarsi di una rete di rapporti con le popolazioni indigene di Lazio e Campania. Cuma prosperò e divenne, nei primi secoli di vita della colonia, centro di irradiazione della cultura greca nell’entroterra; fondò delle subcolonie in punti strategici del territorio, tra cui Partenope (l’antica Napoli), e legò la sua fama anche alla presenza di un santuario dedicato ad Apollo, in cui vaticinava la sacerdotessa nota come Sibilla cumana.

Sempre in contrasto con l’espansionismo degli Etruschi di Campania, Cuma riuscì a sconfiggerli nel 474 a.C. con l’aiuto dei Siracusani, ma la sua potenza era ormai in declino e nel 420 a.C. la città cadde sotto il dominio dei Sanniti e, successivamente, dei Romani.

Ingresso dell’antro della Sibilla a Cuma. La città magnogreca fu un importante centro dì diffusione della cultura ellenica in territorio italico. Da qui i Romani ricevettero i “libri sibillini” scritti in greco contenenti disposizioni che favorirono l’introduzione a Roma di consuetudini, culti e divinità greche. Nell’Eneide Virgilio descrive il modo in cui la Sibilla dava i responsi: le parole erano scritte in foglie poi disperse nel vento; l’interessato doveva raccogliere le foglie e cercare di ricompone la frase dell’oracolo, il cui il significato rimaneva di solito del tutto oscuro.

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In età imperiale Cuma era una rinomata località di villeggiatura per i ceti ricchi del mondo romano e non conservava più tracce evidenti della sua fase greca. I templi dedicati ad Apollo e Zeus, messi in evidenza ai nostri giorni dagli scavi archeologici sull’acropoli, appaiono rimaneggiati in epoche successive. Collegati al sovrastante tempio di Apollo sono il suggestivo sistema di grotte e la galleria sotterranea, che conduce ad un vasto ambiente tradizionalmente indicato come «antro della Sibilla», di cui Virgilio ci ha trasmesso una realistica descrizione nel VI libro dell’Eneide, che racconta la visita di Enea, reduce da Troia, alla Sibilla di Cuma che gli predice il futuro suo e dei suoi discendenti.

Nella mitologia greca e romana, la Sibilla era una donna dotata di poteri divinatori donatile dalla divinità. Quella di Cuma non era l’unica Sibilla del mondo antico: le Sibille erano numerose, vivevano in grotte o nei pressi di corsi d’acqua e vaticinavano

in stato di trance indotta dalla divinità, che conferiva loro anche il dono di una lunga vita. La Sibilla cumana era ispirata da Apollo come la Pizia di Delfi, secondo le fonti di età classica, ma i dati archeologici suggeriscono che in tempi più remoti (VII secolo a.C.) la divinità profetica che presiedeva alla vita dell’oracolo cumano fosse Era.

L’antro della Sibilla non era comunque l’unico luogo del territorio di Cuma legato all’arcano. La vicinanza del lago d’Averno, considerato per la sua atmosfera tetra e plumbea l’ingresso agli Inferi, e dell’area vulcanica dei Campi Flegrei con le sorgenti calde e le emanazioni sulfuree, abitata secondo il mito dal misterioso popolo dei Cimmeri, accrescevano la valenza soprannaturale del mondo coloniale cumano ed aggiungevano suggestione ai responsi della Sibilla.

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FONTE: “Storia delle religioni”, La Biblioteca di Repubblica

FOTO: Rete

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