LA BARBA DI SAN PAOLO

La rilettura della morale cristiana nel mondo contadino, in una storia raccolta da Serafino Amabile Guastella

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Una volta chiesi a un villano: Dimmi un po’; perchè sei così duro di cuore? E il villano, guardandomi con un mezzo sorriso canzonatorio, mi rispose con una storia:

— Dicono gli antichi (1) che una volta in Roma ardea una fierissima persecuzione contro i cristiani; nè sapean più cosa inventare per istraziarli: li squartavano, li arrostivano, li bollivano nelle caldaie. Le spie e gli sbirri passeggiavano per conoscere chi fosse e chi non fosse cristiano. Certo non lo portavano scritto nella fronte: Afferrateci, chè siam cristiani. Ma le cattive genti non mancano: ed ecco che si presenta il capo sbirro al Re di Roma, e gli disse:

Sacra Corona, volete conoscere í seguaci di Gesù Cristo? Fate agguantare tutti quelli che hanno la barba così e così.

Allora il Re ordinò che fossero scannati tutti coloro che avean la barba così e così: e ci fu uno scanna scanna, tanto che in un fiat il sangue correa per le vie come un fiume.

San Paolo Apostolo si trovava in Roma, ma non sapeva ancora di quell’ordine; nè d’altronde temea per sé stesso, perchè, essendo l’uomo più dotto di tutto il mondo, era amico del Re e di tutta la corte reale. Or dunque essendo intento a leggere e a scrivere vede presentarsegli innanzi due poveri cristiani, tremanti come foglia, i quali gli dissero:

Tu solo puoi salvarci. I birri uccidono tutti quelli che hanno la barba come l’abbiam noi. Tu che sai far di tutto, tu che hai letto ogni libro, è facile che sappi anche radere. Ràdici dunque per l’amore di Gesù Cristo.

San Paolo trasse il rasoio e l’arrotò; poi fece la saponata; poi si sedè innanzi allo specchio, e cominciò a menar colpi sulla sua barba. I due poveri cristiani, atterriti e con la morte nell’anima, gli dissero:

— Potenza dí Dio! Ti radi tu? Ma non sai che siamo inseguiti? Non sai che forse ci han veduto entrare in tua casa? Tu, sei amico del Re, nè potresti avere timore; ma noi saremo squartati. Non hai dunque carità?

— La vera carità comincia da noi, rispose l’Apostolo. Egli è vero che sono amico del Re, ma alle volte… Chi sa! — E’ meglio che mi metta in sicuro. Se poi resterà tempo, e non sarete scannati, raderò anche voi.

Fortuna volle che San Paolo avesse il tempo di radere anche gli altri due, perchè da lì a poco vennero gli sbirri, e, vedendoli senza barba se ne tornarono col pugno pieno di mosche. E da quì nacque il proverbio:

San Paolo prima rase la barba sua, e poi quella degli altri.(2)

Or dunque, soggiunse il villano, l’ha intesa la storia di San Paolo? Se non mi amo io stesso, chi diavolo sì prenderà fastidio di me? Non lo sa che il povero è fuggito come la peste?

Nè per questo intendo dire che il nostro villano sia invincibilmente duro di cuore. Oh questo, no! ma gli affetti suoi, oltrecchè brevissimi di durata, son così lisci, che ti scivolano fra le mani; e dopo quegl’impeti momentanei si rannicchia con una specie di beatitudine nell’esclusivo amor di sè stesso, e l’assapora e lo va dirigendo a bell’agio. E in virtù appunto di pensare unicamente e intensamente alla sua sola persona, sa a tempo e a luogo scavar fuori una certa moralità capziosa, sottile, piena di ripieghi e di sottintesi, capace di dare i punti ai più cavillosi casisti. Ed è bello vedere il fine sorriso degli occhi, con chè sembra far la chiosa alle sue sentenze, profferite con la voluttuosa lentezza di chi succia una caramella. Del resto, si sa, il villano non ama i lunghi ragionamenti, ma concentra tutta quanta la sua dottrina in un proverbio, o in un apologo, ch’egli intitola parità, o in qualche bizzarra leggenda, da lui chiamata storia, tanto più creduta quanto più inverosimile. Ed anzi nei casi dubbi è la storia quella che preferisce, perchè la tiene in conto di verità a ventiquattro carati, laddove alla parità, considerata come fatto realmente avvenuto, non ci crede per nulla, ma crede alla moralità che racchiude, e la stima lo stillato dell’antica sapienza.

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Da “LE PARITA’ E LE STORIE MORALI”, di S.A. Guastella – Sellerio

FOTO: Rete

NOTE

1 – Il volgo dà il nome di antichi o di grandi ai vecchi tuttora viventi.

2 – Narrato da Salvatore Gatto, inteso Bìdduzzu villico di Chiaramonte.

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