MERCURION – Il monastero di San Fantino

Monte Prucchio e Convento di San Francesco

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La Valle dove oggi si trova il centro abitato di Orsomarso, un tempo appariva simile a un prato concavo, in mezzo al quale, svettavano, come immensi funghi di pietra, rocce sormontate da chiese, eremi e monasteri. Stradine ripide e tortuose, scale strette e scoscese si inerpicavano fra la fitta boscaglia, tra variopinti scenari campestri, come a cercare il blu del cielo, che tanto contrasto creava con il rosso delle pareti dolomitiche e il bianco delle cime innevate dei monti.

Tra i monasteri che sorgevano ai piedi della grotta-santuario di San Michele, vi era quello del famoso igumeno Fantino.

Esso si trovava sul lato sud occidentale dello sperone roccioso, che porta l’originale nome di “Monte Prucchio”, lì dove, oggi, si trova il convento cappuccino di San Francesco.

Il convento attuale è a pianta quadrangolare e si sviluppa su due piani, eccetto il lato sinistro, dove, invece, troviamo la piccola chiesa intitolata a San Francesco, che caratterizza l’intera facciata.

Essa presenta un bel portone in legno sormontato da un piccolo rosone, ora ridotto a finestra tonda vetrata e, dopo la caratteristica cornice a dentello, il campaniletto a vela. Sulla sinistra della chiesa, illuminata da una finestra rettangolare, si apre una piccola stanza, al cui interno è custodita la statua del Cristo alla colonna che, in un tempo assai lontano, partecipava alla processione del venerdì santo, insieme con la statua del Cristo deposto e della Madonna Addolorata.

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Una piccola porta, a destra della chiesa, introduce alle fabbriche conventuali. Subito sulla destra si trova l’antico chiostro, munito di pozzo, più volte rimaneggiato e composto da un’elegante serie di archeggi, in parte occlusi. Anticamente, al pianterreno dovevano trovarsi gli ambienti comuni dei monaci: la cucina il refettorio, la lavanderia e la biblioteca. Sul fondo del corridoio tra il chiostro e la chiesa, sulla destra, si apre una piccola porta, dalla quale si accede all’area presbiteriale di quest’ultima, dietro l’arco santo, mentre, di fronte parte la scala che conduce al piano superiore e, quindi, alle celle monacali.

Fino a tutti gli anni ’70 era facile costatare che il convento fosse edificato su un antico cenobio basiliano. Infatti, all’epoca, prima della costruzione della sede del Comune, era possibile notare una serie di fabbriche antiche che si affacciavano sul fiume Argentino. Si trattava di una cinta muraria, con particolarità tecnico-costruttive, come le forature rettangolari, caratteristiche degli altri monasteri della zona e di alcune costruzioni, tra cui un corpo avanzato, che aveva l’aspetto di una torre in mezzo alle mura. Dalla strada che fiancheggia il sottostante fiume, infatti, è ancora possibile apprezzare le eleganti forme di due monofore con arco a tutto sesto, che fanno capolino tra la folta vegetazione e che ben si differenziano da quelle che risalgono al XVII secolo. Nulla, invece, appare sul lato opposto, che volge verso il fiume Porta la Terra, dove fu realizzato, con grande dispendio di risorse e di energie, un muro a contenimento di un giardino, ora divenuto il parcheggio del vicino Municipio.

In effetti, sui resti di quello che era stato il cenobio di San Fantino fu edificato, nel 1600, quattro anni dopo che il Padre Provinciale, Ambrogio Nocera, aveva redatto un rapporto per il Capitolo Generale dell’Ordine, nel quale riferiva che proprio nel 1596, i frati cappuccini avevano occupato un suolo, al di fuori dell’abitato di Orsomarso, dove avevano iniziato la fondazione del loro convento (1).

San Fantino

Nel 1850, in una relazione dei Conventi dei Frati Cappuccini, il cenobio è descritto come collocato fuori della terra di Ursomarso, [..] confine alla strada pubuca et su un montetto elevato, et cento passi in circa lontano dall’habitato [..] Fu fondato l’anno Mille et seicento (2). Migliore descrizione non potevamo desiderare! Il montetto elevato a cento passi dall’abitato è il cosiddetto Monte Prucchio e la strada pubuca è la via che portava all’abitato di Orsomarso, la quale passava al di sotto del monastero, fiancheggiava la cinta muraria che andava a collegarsi al mulino ad acqua a due archi, nel luogo in cui oggi si trova l’edificio scolastico del paese e, finalmente, accedeva al borgo attraverso la Porta la Terra.

Né deve stupire quel fu fondato l’anno Mille et seicento che, attesterebbe che il convento, le cui prime operazioni di costruzione, come abbiamo appena visto, erano avvenute nel 1596, sarebbe stato innalzato in soli tre anni. Impresa ardua, se si considera che prima della costruzione del convento, si rese necessaria un’opera di adeguamento del suolo, spianando l’intera area. In effetti, tale opera non era necessaria, in quanto già realizzata all’epoca dell’Eparchia mercuriense, grazie ai monaci italo-greci, che in quel posto edificarono il loro monastero, dai cui resti i cappuccini trassero facilmente il materiale necessario per la costruzione del loro.

Un itinerario alternativo e molto affascinante è quello che dal monastero porta alla piazza dell’abitato, passando per il sito chiamato “Pirredda”.

Il percorso costeggia una cinta muraria di dimensioni considerevoli e di rilevante bellezza, che partiva dal monastero e andava a chiudere il piccolo borgo creatosi intorno alla rocca fortificata, più nota come castello di Orsomarso. Al di fuori della cinta si trovava anche il monastero di Capomulino. La strada appena descritta continua ad essere definita dagli abitanti del posto: via dei monaci.

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Da  “GUIDA AI MONASTERI DEL MERCURION”, di Giovanni Russo e Pietro Rotondaro – Rubbettino

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Un libro che fa bene alla mente ed al cuore

NOTE

  1. Cfr. AG Acta Ordinis, in Archivio generale dei Cappuccini; Bernardi Filippo, Sommaria Cronologia dei Generali e dei Capitoli Generali della Riforma dei Cappuccini, ms. del 1712, in archivio provinciale dei Cappuccini di Firenze.
  2. Relazione dei Conventi dei Frati Minori Capuccini della Provincia di Cosenza dell’anno 1850, p. 24. Contro il parere di molti, che affermano che la chiesa del convento è dedicata a Sant’Antonio, il documento afferma testualmente: «Il Convento di Frati Minori Capuccini di Ursomarso, [..] eretto secondo la povera forma Capuccina, et con celle 15. Ha la Chiesa sotto il titolo et invocatione di S.to Francesco.»

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