La caduta di Costantinopoli vista da cristiani e da musulmani

ASSEDIO DI COSTANTINOPOLI – Miniatura

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1. La versione cristiana

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I Turchi Ottomani, guidati dal sultano Maometto II, soprannominato “Il Conquistatore”, conquistarono la città il 29 maggio 1453, dopo circa due mesi di combattimenti.

Dalla parte dei cristiani abbiamo qui uno di quegli intellettuali costretti a rifugiarsi in Italia ai quali si dovette la straordinaria fioritura degli studi umanistici; dall’altra, un testimone di opposta ortodossia. Gli stessi eventi assumono colori antitetici: stragi crudeli e senza senso per il primo diventano eroici fatti d’arme per il secondo. La sorte dei «tesori sepolti», di una civiltà superiore, di fronte ai quali gli stessi Turchi rimangono stupiti, è seguita con apprensione da chi vede minacciata di estinzione la millenaria cultura greco-orientale e si prepara a farla rivivere altrove. Sulle stragi, comunque, le due versioni concordano: anzi, il testimone turco si sofferma compiaciuto sull’episodio delle teste mozze, fatte rotolare come palle di fronte alla maestà del sultano.

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Tutte le vie, le strade ed i vicoli erano pieni di sangue e di umore sanguigno che colava dai cadaveri degli uccisi e fatti a pezzi. Dalle case venivano tratte fuori le donne, nobili e libere, legate tra loro con una fune al collo, la serva assieme alla padrona e a piedi nudi, per lo più, e così pure i figli, rapiti con le loro sorelle, separati dai loro padri e dalle loro madri, erano trascinati via da ogni parte. Avresti potuto poi vedere — o sole, o terra! — schiavi e servi turchi d’infimo grado portar fuori e spartirsi fanciulle giovanissime e nobilissime, laiche e religiose, e trascinarle fuori dalla città, non come buoi o pecore o altri animali domestici e mansueti, ma come se fossero un gregge indomabile di fiere spaventevoli, selvagge e crudeli, circondate tutt’attorno da spade, sicari, guardie e assassini…

Appena fu loro possibile buttarono giù e fecero a pezzi nella chiesa che si chiamava di Santa Sofia e che ora è una moschea turca, tutte le statue, tutte le icone e le immagini di Cristo, dei santi e delle sante, compiendovi ogni sorta di nefandezze. Saliti come invasati sul ripiano dell’ambone [pulpito], sulle are e sugli altari, si facevano beffe, esultando, della nostra fede e dei riti cristiani e cantavano inni e lodi a Maometto. Abbattute le porte del santuario, ghermivano tutte le cose sacre e le sante reliquie e le gettavano via come cose spregevoli e abbiette. Preferisco passare sotto silenzio ciò che han fatto nei calici, nei vasi consacrati, sui drappi. I paramenti intessuti d’oro con le immagini di Cristo e dei santi li usavano come giacigli in parte per i cani, in parte per i cavalli. Calpestavano coi piedi gli Evangeli ed i libri delle chiese, abbattevano monumenti di marmo lucido e splendente, tutto facevano a pezzi […].

Come io sia sfuggito dalle loro empie mani, lo potrai apprendere tra breve quando arriverò in Italia, e allora saprai tutto. Poiché il Turco medita certamente di passare in Italia con una schiera fortissima e con un grandissimo esercito, si presume che abbia approntato trecento triremi, tra piccole e grandi, e più di venti navi mercantili grossissime, ed anche un esercito di fanti e di cavalieri di un numero straordinario: ritieni anche tu tale notizia del tutto veritiera, io non dubito che ciò avverrà, se è vero che ogni giorno egli ascolta in arabo, in greco e in latino la vita di Alessandro Magno. Proprio per questo inviando senza indugio  da Creta una piccola nave consegnai a fra Giovanni delle lettere per il santissimo signore nostro il papa, per il sacro collegio dei cardinali, e così pure per il re di Aragona e per le più grandi città d’Italia, come anche per la vostra Bologna, esortando tutti, sollecitandoli e stimolandoli a volgere il loro sguardo e la loro attenzione ad annientare questi infedeli.

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(Lettera scritta dal cardinale Isidoro Ruteno al cardinal Bessa Bessarione, da Creta 6 luglio 1453, trad. e ed. da A. Pertusi, La caduta di Costantinopoli, Milano, Mondadori, 1976, voi. I, pp. 77-79)

Fonte: IL MEDIOEVO, di A. Camera e R. Fabietti – Zanichelli

Foto: Rete

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