Le illusioni ottiche

Vedi un uomo e una donna o tre giovani?

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Le illusioni ottiche costituiscono uno dei temi più interessanti delle ricerche di psicologia scientifica tra Ottocento e Novecento. Si tratta di fenomeni che erano già noti fin dall’antichità, ma che divennero oggetto di indagine sistematica solo nei primi decenni dell’Ottocento: venivano variati i parametri degli stimoli e si controllava se l’illusione si manteneva oppure no.

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Una delle illusioni più studiate fu quella descritta da Mùller-Lyer nel 1889: linee verticali della stessa lunghezza appaiono progressivamente più grandi aumentando l’angolo dei due segmenti che formano una specie di freccia (si confronti, qui sotto, la figura a con la f, coprendo con un foglio le figure da b a e).

Un’altra illusione famosa è quella del “cubo di Necker” (dal nome dello scienziato L. A. Necker che la descrisse nel 1832), nel quale la prospettiva del cubo è continuamente reversibile (il lato del cubo che appare in avanti si sposta all’indietro e viceversa).

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Progressivamente comparvero altri esempi di illusioni, denominate “ottico-geometriche”, come quelle descritte da H. Hering (le due linee orizzontali non appaiono parallele), da J. C. Poggendorf (invece di una linea ininterrotta sotto il rettangolo, si percepiscono due segmenti fra loro non allineati), da M. Ponzo (il segmento orizzontale in alto appare più grande di quello in basso anche se ha la stessa lunghezza) e da F. Zòllner (le linee non appaiono parallele e fluttuano tra di loro).

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Un’altra classe di illusioni, molto importante per lo sviluppo della ricerca sperimentale in psicologia, fu quella relativa al movimento. Nel 1834 R. Addams descrisse l’illusione della “cascata” per cui se si osserva l’acqua della cascata che scorre verso il basso e poi si sposta lo sguardo sulle parti adiacenti rocciose, sembra che le rocce si spostino verso l’alto. Si tratta di “immagini consecutive”, cioè di immagini che si verificano dopo l’osservazione prolungata di un oggetto. Queste immagini consecutive hanno caratteristiche opposte agli stimoli che sono stati precedentemente osservati (un oggetto immobile sembra muoversi, e nel senso opposto, dopo aver osservato un oggetto in movimento; una linea verticale sembra inclinata verso destra dopo aver osservato una linea inclinata verso sinistra, ecc.).

Vedi una coppa nera o due volti?

La più nota illusione di movimento è tuttavia quella descritta da M. Wertheimer (1912). Si tratta del cosiddetto “movimento fenomenico”, o “movimento stroboscopico”. Se davanti all’osservatore si pongono due sorgenti luminose (A e B), ad una certa distanza tra di loro, e in una sequenza a intervalli temporali precisi si accende A, poi si spenge A, poi si accende B, poi si spenge B, poi si accende A, ecc., non si percepiscono due stimoli luminosi distinti, ma un’unica luce che si muove da A a B e viceversa. Questo movimento illusorio fu per la teoria della forma uno degli esempi più notevoli di come ciò che viene percepito non corrisponda alla somma degli elementi sensoriali esterni, ma dipenda invece dall’autonoma organizzazione dei processi percettivi.

Oltre alle spiegazioni della teoria della forma, nella seconda metà  del Novecento sono state  avanzate altre ipotesi basate sui nuovi dati della neurofisiologia e della psicologia cognitiva  per cui le illusioni dipenderebbero, nell’approccio neurofisiologico, da caratteristiche innate dei sistemi sensoriali, oppure, nell’approccio cognitivo, da processi mentali di  ‘ricostruzione” dello stimolo secondo criteri e aspettative dell’osservatore.

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Da MANUALE DI PSICOLOGIA GENERALE,  AA. VV. – Giunti

Foto: Rete

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