ZOROASTRO, la giustizia e la menzogna

ZOROASTRO – Particolare della “Scuola di Atene” di Raffaello

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Zoroastro

Semi-mitico fondatore dello zoroastrismo, religione nazionale dell’Iran dall’età achemenide alla conquista araba (sec. VI a.C.-sec. VII d.C.). I dati sulla sua vita raminga di predicatore inascoltato fino alla conquista della protezione del re Vishtaspa e alla conseguente diffusione del suo messaggio nel mondo iranico, deducibili dalle Gàthà, si fondono con testimonianze leggendarie: elementi geografici e linguistici fanno pensare alle regioni orientali del mondo iranico come teatro della vita di Zoroastro; la datazione tradizionale del 588 a.C. è accettata da parecchi studiosi nonostante alcuni arcaismi linguistici che rinviano a una antichità più remota. Pur oscillando fra i due poli di uno Zoroastro concepito essenzialmente come riformatore sociale (agricolo) e politico, e di uno Zoroastro «stregone», l’interpretazione moderna è pressoché unanime nel collegare con il messaggio di Zoroastro gli elementi monoteistici della religione di Ahura Mazdàh (mazdeismo)

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AHURA MAZDAH- Persepoli

La religione che venerava il dio supremo Ahura Mazdah («il signore saggio») era essenzialmente una religione ufficiale, cui erano devoti i sovrani e su cui non si fondava soltanto la legittimità del potere regio, ma anche quella delle aristocrazie fra i Medi e Persiani. Alla religione ufficiale, come si è detto, si aggiungeva in certi casi si opponeva, la religione di sostrato delle popolazioni locali, sulla quale si erano innestate molte influenze hittite, inoltre, il culto della tribù dei Magi, appartenente al gruppo dei Medi, che diffondeva pratiche religiose e superstizioni di grande fanatismo. In sostanza, vi erano tre forme di vita religiosa: quella ufficiale dei re e dell’aristocrazia, quella derivante dal sostrato popolare e di derivazione asiatica, quella propria della tribù dei Magi. Ciascuna delle tre forme religiose aveva motivi propri per esercitare influenze sul mondo dei Medi e dei Persiani, in quanto nelle pratiche religiose dei Magi trovava maggiore appagamento la tendenza a temere le forze inconoscibili dalle quali l’uomo si sente spesso circondato, mentre le masse popolari non volevano, e non potevano distaccarsi da millenarie forme di fede religiosa alle quali annettevano una profonda influenza su tutta la loro vita.

In coincidenza con il periodo della maggiore potenza della monarchia dei Medi, apparve nell’area microasiatica, nel cuore della Media, Zoroastro, usualmente noto come Zarathustra, che a vent’anni si ritirò dal mondo per isolarsi in attesa di potersi rendere utile agli dèi e agli uomini. Da allora, egli ebbe una serie di visioni, in cui ricevette da Ahura Mazdàh la rivelazione di una nuova concezione della religione, che affermava la piena superiorità e anzi la vera divinità soltanto in questo dio e lo distingueva quindi da tutte le divinità minori, le quali non avevano altro che la funzione di forze sovrumane al servizio del dio supremo.

Zoroastro affermava che, per seguire l’ispirazione del dio, egli avrebbe dovuto essere nemico della menzogna lottando per la giustizia e attendendo le benedizioni connesse con il regno del vero dio, consistente anzitutto nella realizzazione della giustizia e della pietà. L’appello della divinità che Zoroastro aveva sentito in sé escludeva persine il culto di Mitra e lo abbassava alla posizione di una superstizione per un demone caro soltanto ai seguaci della menzogna, mentre invece, attorno alla divinità, vi erano altre entità divine le quali non erano altro che personificazione degli attributi della divinità stessa, per cui avevano un nome ed erano oggetti di culto – come il «pensiero giusto», la «pietà», la «saggezza» la «salvezza», l’«immortalità» e il «destino» —, tutti concetti divinizzati che si erano rivelati a Zoroastro insieme all’ispirazione che gli aveva permesso di riconoscere in Ahura Mazdàh l’unico vero dio. La rivelazione ricevuta da Zoroastro annunciava che il lavoro del pastore e dell’agricoltore erano sacri e voluti dal dio, e questo indicava come la nuova forma religiosa annunciata dal profeta si collegasse con il principio della vita stabile e con l’abbandono del nomadismo.

La predicazione mistica di Zoroastro

Ahura Mazdàh era il dio che voleva il bene e la giustizia, contro di lui si ergeva lo spirito del male, quello che ispira tutte pratiche della menzogna, del pregiudizio e gli errori dell’orgoglio umano, quando si dirige contro i principi istillati e voluti dalla giustizia divina. Quindi, in complesso, Zoroastro tendeva a unificare le religioni tradizionali liberandole dalle intrusioni di superstizioni derivanti dal sostrato e dalle primitive o barbariche pratiche imposte dal fanatismo dei Magi, tra cui lo stesso uso di celebrare il dio bevendo sostanze che avevano effetto stupefacente e permettevano una forma di estasi che le dottrine false e superstiziose facevano considerare un avvicinamento alla divinità. Nelle sue profezie e nella sua predicazione Zoroastro incontrò violente opposizioni, ed egli stesso rivolse calde preghiere alla divinità perché gli rivelasse molte cose che gli sembravano ancora ignote e incomprensibili: avrebbe voluto sapere quali leggi regolavano il mondo fisico e quali fossero i fini ultimi delle cose, e anche cercava le vie della ascesi mistica per una completa conoscenza della migliore maniera di pregare, per compiacere il dio e soprattutto per liberare se stesso dal dubbio ed essere certo che quanto andava proclamando corrispondesse in tutto alla volontà e al divino volere.

Il misticismo di Zoroastro fu una delle manifestazioni più elevate dello spirito religioso e della civiltà delle genti iraniche, e costituì un forte impulso all’elevazione e all’unificazione del nucleo etnico iranico nel cuore dell’Asia minore. La religione, come viene annunciata da Zoroastro, raggiunge un alto livello intellettuale, ma, nonostante questo, viene tenuta al livello di una popolazione che vive ancora in una maniera quasi primitiva sull’allevamento del bestiame e sulle modeste colture agricole integrative. Zoroastro stesso parla delle rimunerazioni che i giusti e i fedeli possono attendersi dalla giustizia del dio in termini che rivelano il mondo in cui egli viveva: la massima ricompensa che si può desiderare, oltre alla liberazione dalla paura della morte con la promessa della immortalità, consiste in un premio terreno che evidentemente è l’indicazione di quanto in quella civiltà si poteva considerare la ricchezza: dieci cavalle, uno stallone e un cammello. Il profeta poi interroga ansiosamente il dio per sapere quali saranno, invece, i castighi che spettano a chi non obbedisce alla legge divina.

DARIO in un bassorilievo di Persepoli

La conversione allo zoroastrismo del re Vishtaspa e del figlio Dario

A quarant’anni, Zoroastro abbandonò il suo eremo nella parte occidentale dell’Iran e si recò presso Vishtaspa (Jstaspe), anch’egli discendente dagli Achemenidi, ma rivale della dinastia persiana di Ciro [allora re dei paesi orientali, la Partia, la Battriana e l’Ircania] ove trovò accoglienza, protezione e consensi entusiastici: fra i suoi primi seguaci vi fu Atossa, la moglie del re. Verso la metà del sec. VI, Vishtaspa aderì personalmente alla nuova religione, e poco dopo gli nacque un figlio, quello che doveva essere poi conosciuto con il nome di Dario, dalla deformazione greca del suo nome iranico, che significava «colui che afferma il pensiero giusto» (Daraya Volnmianah, in medo: Darayavaiiscli): nome che costituiva in se stesso una sintesi di tutta la dottrina religiosa e morale della nuova fede.

Dopo la conversione della regina e del re e la nascita dell’erede, le masse dei sudditi accolsero con slancio e con entusiasmo le profezie e l’insegnamento religioso di Zoroastro, il quale visse molto tempo presso quei sovrani, circondato dalla venerazione di un popolo e dalla protezione del re. Più tardi, nella sua vita, le sue dottrine furono combattute dalle forze che restavano legate alle vecchie forme religiose e in questa lotta si venne a coinvolgere certamente un complesso di altri motivi di discordia per cui vennero rivolte e guerre dalle quali fu funestato tutto il mondo iranico al tempo delle grandi insurrezioni contro Dario.

L’ultima preghiera di Zoroastro

In quel periodo Zoroastro venne assassinato. La sua ultima preghiera è stata riconosciuta in uno dei suoi scritti, nel quale egli afferma che, sino a quando avrà forza, vorrà continuare a insegnare agli uomini la giustizia. Egli, tuttavia, domanda al dio quando lo potrà vedere in trono circondato dalle altre forze divine che ne sono gli strumenti e gli attributi, e intanto gli chiede la forza di resistere ai nemici, chiede la benedizione per se stesso e per il re, e chiede anche che il dio consenta sempre efficacia alle parole di preghiera che egli stesso ha approvato.

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Fonte: LA STORIA 2 – La Biblioteca di Repubblica

Foto: Rete

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