ANTICO EGITTO – La pittura

Semina – Particolare della tomba di Sennegem (1308 – 1190 a.C.)

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COLORI E SUPPORTI DELIA PITTURA EGIZIA.

Presso gli Egizi, la pittura murale era eseguita su uno strato di gesso posto a rivestimento di una superficie di pietra o di legno. Una volta che il gesso era ben asciugato, venivano stesi i colori a tempera, ricavati dalla macinazione di materiali naturali sciolti in acqua e miscelati con un collante (agglutinante) a base eli lattice di gomme o di albume d’uovo.

La gamma cromatica variava dal bianco (derivato dalla calce), al nero (dal carbone), ai rossi, fino alle gradazioni delle terre, fino alle ocre e ai gialli, al verde, al grigio (derivato dalla sabbia), all’azzurro (dalla soda di maiolica). Il colore, miscelato all’acqua, veniva steso sul supporto mediante spazzole o pennelli di fibra di palma o calami (canne sottili di palude) dalla testa masticata. Grazie al diverso dosaggio di pigmenti e di acqua, venivano realizzate delle trasparenze cromatiche, ad esempio per ottenere l’effetto degli abiti di lino.

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UNA SIMBOLOGIA AFFIDATA AI COLORI

Al ricco repertorio di immagini erano associati colori dal preciso significato simbolico. Colori rituali contraddistinguevano, ad esempio, gli esseri sacri.

Il bianco era simbolo di felicità e di fortuna, come indicava la bianca Corona del Regno del Sud.

Il nero, anche perché il bitume era usato per l’imbalsamazione delle mummie, propiziava la preservazione eterna e nello stesso tempo era simbolo di rinascita.

Il verde rappresentava la vita, la rinascita e la salute: per questo Osiride poteva essere associato sia al verde che al nero.

U azzurro era attributo di Amon, dio dell’aria, e il giallo simbolo di immortalità.

Il rosso era il colore della Corona del Nord, ma la sua simbologia assumeva in generale significati negativi, di violenza e di malignità, tanto che la scrittura in caratteri rossi evidenzia frasi o parole di malaugurio.

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Da “STORIA DELL’ARTE”, di G. Dorfles, M. Ragazzi, C. Maggioni, M.G. Recanati – Atlas

Foto: Rete

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