KOUROS E KORE

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La ricerca scultorea greca affrontò in epoca arcaica il tema della figura umana dando particolare peso all’armonia delle forme di un corpo giovane e perfetto. La sintesi dei risultati di questa ricerca è evidente nel koùros («fanciullo») e nella kòre («fanciulla»), due notissimi tipi formali della statuaria greca arcaica, resi stanti e fermi.

La figura virile, nuda, è straordinariamente carica di energie vitali. Quella femminile, che indossa un abito di foggia ionica, caratterizzato dalle numerose pieghe oblique, o più semplicemente un peplo, può alludere ugualmente a una dea, una sacerdotessa o un’offerente a seconda degli attributi che le sono accostati.

Gli studiosi hanno a lungo inteso la presenza di questi tipi statuali arcaici nelle aree cimiteriali della Grecia come semata («segnacoli») tombali. Il koùros e la kòre eretti al di sopra della sepoltura avrebbero permesso di stabilire un contatto con il defunto, quasi un tentativo di recupero del morto all’interno del gruppo sociale. Di recente, tuttavia, una nuova lettura del dato archeologico suggerisce un’altra linea interpretativa, almeno per quanto riguarda l’Attica. Kòuroi e Korai funerari, posti spesso in prossimità della tomba ma non a segnacolo della stessa, sarebbero da considerarsi, piuttosto, ghèras, un estremo dono onorifico che il gruppo sociale offriva al defunto.

I moderni concordano nel significato dato al koùros in contesto funebre: l’incorruttibile giovinezza, la perfezione del corpo e la proporzione delle membra fanno di questo tipo scultoreo l’espressione del più alto livello a cui può giungere la condizione umana, come nel caso del koùros dedicato nel 530 a.C. a Kroisos defunto (Atene, Museo Archeologico Nazionale), accompagnato dall’iscrizione: «Stai e lamenta presso il ricordo di Kroisos morto. Lui, una volta, fra i primi combattenti, colpì l’impetuoso Ares».

Privo di qualunque attributo che rimandi alla sua connotazione sociale, il koùros è distante da un modello cittadino, al contrario di quanto avveniva per i soggetti ritratti nelle stele funerarie (di cui si possono riconoscere facilmente l’età, la funzione sociale e politica). La sfera cui allude il koùros è più propriamente quella eroica dell’epos: un esempio etico piuttosto che politico.

La figura femminile della kòre, invece, è soprattutto emblema di bellezza. Caricata dei segni del lusso (ricchi costumi e gioielli) come la Phrasikleia di Aristion di Paros del 550 a.C. (Museo Archeologico Nazionale, Atene) la kòre esprime chiaramente la funzione della

donna in epoca arcaica: un «bene di prestigio », fulcro degli scambi fra gruppi familiari, essenziale perla riproduzione del gruppo e per la sua proiezione verso l’esterno.

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Da “Storia delle religioni” – Biblioteca di Repubblica

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Foto dalla Rete

(A sinistra). Koùros di Anavysos, statua funeraria in marmo dedicata a Kroisos, re dì Lydia, 530-520 a.C. Museo Archeologico Nazionale, Atene. (A destra).

Kòre in marmo, 550-480 a.C., Museo dell’Acropoli, Atene.

La sintesi della ricerca della raffigurazione del corpo umano è evidente nelle due tipologie della statuaria greca arcaica, il koùros (fanciullo) e la kòre (fanciulla).

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