LUIGI F.

Luigi Fortunato

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Il suo nome? Luigi Fortunato, alla bella età di 98 anni.

Lo vedevo passare tutti i giorni, con uno zainetto ed una canna, per dare sicurezza al passo, mentre andava all’orticello sotto Santo Linardo. Rispondeva al saluto sempre col sorriso mite. Era metodico. Un sapere antico dava destrezza alle mani. Canne, vimini, salicone, diventavano col suo lavoro cannizzole, panari, cannistri. Il giardino rispecchiava il suo carattere. In un angolo s’era creato anche un piccolo laboratorio, dove si riparava dalla pioggia e dove passava ore a dare forma ai suoi progetti.

Anche quest’anno s’era procurato legna per il camino, andandola a prendere nelle macchie allu Iardino. La trasportava a piccoli fasci sotto il Palazzotto; la badante poi la portava a casa con una carriola. Vicino aveva sistemato anche le canne che aveva pulito per le opere della prossima stagione.

Nei primi giorni di aprile, improvvisa, è venuta la morte a prenderselo, dopo una breve malattia.

La legna e le canne sono rimaste lì, dove lui le aveva sistemate. Ogni volta che mi affaccio dal balcone, attirano la mia attenzione. Mi prende una certa mestizia. I pensieri scorrono melanconici. Un senso di gratitudine per zio Luigi nasce spontaneo: a modo suo, ha dato una lezione di vita.

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(Nel tempo contadino agli anziani ci si rivolgeva con “zio” come segno di rispetto e di considerazione, non solo per vincoli di parentela)

La foto la devo a Manola, che ringrazio.

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