La Valle del Lao nell’Alto Medioevo

Soldati longobardi

Con la fine dell’età antica, stando alle fonti letterarie e ai dati offerti finora dall’archeologia, sembrerebbe quasi che nella valle del Lao la vita associata fosse completamente scomparsa. Verso il IV secolo non solo la statio di Lavinium e le villae del territorio di Scalea cessano di esistere, ma scompariranno gradualmente anche gli insediamenti di maggiore consistenza delle aree limitrofe. In età imperiale e tardoantica, infatti, in questa zona si conoscono solo due centri di un certo rilievo, Cerillae, sul sito di Cirella, frazione di Diamante, e Blanda Iulia, che sorgeva presso l’attuale Tortora. Il fatto che in questi due centri siano attestate le uniche sedi vescovili per quest’area, sembrerebbe deporre a favore di una loro più sviluppata organizzazione di tipo urbano e politico; ciò è stato anche confermato dalle recenti ricerche archeologiche svolte sul sito di Blanda.

Eppure anche queste città, che tra l’altro avevano in comune con Lavinium l’essere a poca distanza dal mare, non riuscirono ad oltrepassare le soglie del medioevo. Cosa avvenne in realtà? Gli studiosi si sono appassionati alla ricerca delle cause di questa rarefazione, se non quasi scomparsa, della civiltà urbana, fenomeno esteso e documentato per quest’epoca anche in gran parte d’Italia, ma che in Calabria sembra aver avuto caratteristiche più marcate e rilevanti.

Non è possibile in questa sede approfondire la questione, ma va rilevato che per un lunghissimo periodo, che si protrae dalla fine del mondo antico, con la caduta dell’Impero romano d’Occidente nel V secolo d.C., alla riconquista bizantina della Calabria settentrionale, avvenuta alla fine del IX secolo, le informazioni in nostro possesso su questo territorio diventano praticamente inesistenti e neppure dall’archeologia, almeno per il momento, ci sono pervenuti dati significativi.

Quasi nulla sappiamo, dunque, delle vicende di tutta la Calabria nord-occidentale nel primo periodo medievale: tagliata fuori dai principali assi viari, separata dal resto della regione da una barriera naturale di alti monti e impenetrabili foreste che ne rendevano difficile l’accesso, non sembra recare traccia della dominazione dei primi regni romanobarbarici, di Odoacre e di Teodorico. Ma la cosa più sorprendente è che neppure la presenza dei Longobardi è documentabile, dal momento che le testimonianze archeologiche sono pressoché nulle, sicché è lecito concludere che, se la regione fu mai sotto il controllo dei duchi longobardi di Benevento, essi probabilmente non vi costituirono insediamenti stabili, ma forse preferirono accontentarsi di dominare in maniera più nominale che reale un territorio, quale la valle del Lao, ormai quasi disabitato e in gran parte ricoperto da fitte foreste.

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Valle Lao

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Si può ipotizzare, dunque, che nella crisi della tarda antichità, accentuata naturalmente dalle invasioni barbariche, le villae del territorio siano decadute gradualmente fino a scomparire e che i pochi abitanti rimasti si siano ritirati nell’interno, sulle colline o sui monti, alla ricerca forse di un clima più salutare rispetto a quello della bassa valle del Lao, all’epoca verosimilmente paludosa e malarica. Lo sfruttamento del territorio continuava a svolgersi per mezzo di piccoli gruppi insediativi, appoggiati di solito su strutture precarie, non rilevate dall’attuale indagine archeologica, e talvolta su adattamenti e riduzioni delle precedenti strutture edilizie. Nelle nuove sedi, dunque, non sorgono grandi centri abitati, ma solo piccoli insediamenti sparsi: si trattava, come spesso accadeva in epoca altomedievale, di piccoli villaggi di capanne di legno con tetto di paglia, difesi dalla natura o fortificati da recinzioni più frequentemente in legno che in pietra.

Non deve essere un caso, dunque, che l’unico centro di cui si ha notizia per il periodo della dominazione longobarda, Laino – che con grande probabilità va identificato con l’attuale Laino Castello – sorse nell’alta valle del Lao ed è qui che fu insediato l’unico gastaldato (circoscrizione amministrativa governata da un gastaldo) di questa zona. Di esso abbiamo notizia dall’atto di divisione del principato di Benevento dell’849, in cui Laino, Cassano e Cosenza sono gli unici gastaldati attestati per l’intera Calabria. Per la sua ottima posizione a dominio dell’alta valle del Lao e del tracciato dell’antica via Popilia, sembra dunque che in epoca longobarda l’inespugnabile fortezza di Laino sia stata l’unico centro abitato di una certa importanza politico-amministrativa.

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Laino Castello

La questione, però, potrebbe essere più complessa e spiegarne le dinamiche e le cause richiederà maggiore impegno. Un primo contributo alla soluzione dei quesiti ancora sul tappeto ci è venuto da Onorato Tocci. Grazie  alle sue accurate indagini sul territorio, condotte soprattutto sulla base dell’evidenza archeologica di superficie, lo studioso, in un pregevole saggio pubblicato nel 1989, è giunto alla conclusione che tutta la fascia costiera della Calabria nord-occidentale con il suo immediato entroterra non avrebbe mai conosciuto un’occupazione stabile da parte dei Longobardi, ma sarebbe rimasta in mano bizantina fino all’epoca della conquista normanna. Tale tesi, suggestiva e non inverosimile, attende però di essere confermata da dati più solidi: per il momento, dunque, non si può ancora dire nulla di definitivo, almeno fino a quando non saranno condotti scavi archeologici più rigorosi e sistematici, che possano far maggiore luce su un periodo tanto lontano quanto oscuro.

Un altro interessante dato, emerso dalle ricerche di Tocci, è l’esistenza, documentabile per l’epoca altomedievale in tutta la Calabria nord-occidentale, di una miriade di piccoli insediamenti di collina o addirittura di monte, quasi tutti edificati con materiali deperibili e alcuni anche fortificati in modo rudimentale, che hanno lasciato ben poche tracce della loro esistenza. Questi centri, alcuni tanto piccoli e di durata tanto effimera da non lasciare neppure il ricordo nella toponomastica, secondo lo studioso, avrebbero avuto la funzione di difendere gli accessi montani alla valle del Lao da aggressioni provenienti dall’esterno. Essi quindi dovrebbero essere considerati necessariamente bizantini, mentre longobardi sarebbero gli aggressori. Su tutti questi particolari, certo, potranno fare chiarezza solo nuove e più approfondite ricerche, ma la scoperta di questi piccoli e poveri insediamenti altomedievali, ormai da considerare un dato di fatto indiscutibile, non può che confermarci da una parte l’arretratezza socio-economica della regione in questo periodo, dove sembra scomparsa persino l’economia monetaria (dopo le monete romane di età imperiale, le più antiche monete bizantine rinvenute da Tocci in questi insediamenti risalgono al periodo dell’imperatore Leone VI [886-912]), e dall’altra il fenomeno, in questo caso comune a gran parte della Calabria, dell’abbandono dei centri costieri e dell’impianto di quelli di monte.

L’inizio di questo fenomeno è tuttora oggetto di dibattito fra gli studiosi e non è certo questa la sede per approfondirlo, ma è evidente che esso non può più essere attribuito esclusivamente alle incursioni saraceniche provenienti dal mare; queste ultime, infatti, diventeranno sistematiche e rovinose solo a partire dal IX secolo. È probabile, dunque, che gli insediamenti d’altura, piccolissimi e sparsi sul territorio, continuino l’antica tradizione calabrese dell’abitato rurale sparso, che, come abbiamo visto, era una caratteristica dell’insediamento umano della Calabria fin dall’antichità. Solo a partire dalla fine del IX secolo e per tutto il periodo bizantino, alcuni di questi centri cominceranno gradualmente a svilupparsi e organizzarsi in piccoli villaggi: alcuni di essi all’arrivo dei Normanni saranno prescelti come dimora feudale e gradualmente si trasformeranno in borghi, che in molti casi saranno all’origine dei centri medievali di monte, oggi ben noti.

Quando si analizzano fenomeni di così vasta portata è bene, dunque, guardarsi da facili semplificazioni: si tratta sempre di eventi complessi e le cui cause vanno studiate con cautela. Così come, infatti, la nascita e lo sviluppo dei centri d’altura non può essere ricondotta ad un solo periodo e ad una sola causa, anche l’abbandono dei centri costieri non può essere avvenuto in un solo periodo e determinato dalle sole incursioni saraceniche, altrimenti diventerebbe difficile spiegare la nascita di Scalea, avvenuta con grande probabilità tra la fine del IX e l’inizio del X secolo, sotto l’impulso di eventi storici diversi e di vasta portata.

Il fenomeno dell’abbandono delle coste calabre, dunque, già in atto da tempo, si accentuò e raggiunse dimensioni ragguardevoli nella prima metà del IX secolo, quando gli Arabi cominciarono a minacciare le coste della regione. […]

 

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Fonte: “SCALEA ANTICA E MODERNA”, DI Amito Vacchiano – Salviati

Foto: Rete

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