Letteratura per ragazzi: un po’ di storia

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CENTOCINQUANTA (E PIÙ) ANNI DI LETTERATURA PER L’INFANZIA

 di Alberto Roscini*

 C’era una volta la Fiaba. Il racconto popolare narrato ad alta voce, dove il fantastico, lo scopo educativo e l’emozione dell’ascolto si riunivano in una struttura narrativa ben riconoscibile. E poi c’erano gli scrittori, o meglio, i trascrittori. E anche l’Italia ha avuto i suoi Perrault, i suoi Grimm. Anzi li ha anticipati.Lo Cunto de li Cunti o Pentamerone (uscito postumo tra il 1634 e 1636) dello scrittore napoletano Giambattista Basile (1566-1632) è la prima raccolta in Europa di fiabe popolari.

Con Lo Cunto si dà il via ad un rapporto ininterrotto della letteratura per l’infanzia con il modello fiaba, tra raccolte di fiabe popolari e fiabe originali. Dalle Fiabe teatrali di Carlo Gozzi (1720-1806) alla nascita della ricerca folclorica nel periodo risorgimentale con Giuseppe Pitrè (1841-1916) e Vittorio Imbriani (1840-1886). Quindi le fiabe di Luigi Capuana (1839-1915), Le novelle della nonna,le Fiabe fantastiche di Emma Perodi (1850-1918), fino all’ultima importante raccolta di Fiabe italiane (1956) «trascritte in lingua dai vari dialetti», voluta da Italo Calvino (1923-1985).

Una solida base sulla quale si poggiagran parte della letteratura per l’infanzia italiana.

Il Risorgimento e l’educazione del fanciullo

Ma la vera e propria storia della letteratura per l’infanzia italiana ha la sua genesi con il Risorgimento e segue di pari passo la costruzione della Nazione.


Già nella prima metà dell’Ottocento vi era molto fermento tra gli intellettuali, che vedevano nell’educazione del fanciullo una delle basi per la formazione del nuovo italiano. L’analfabetismo era diffusissimo, le scuole erano frequentate da un numero esiguo di bambini, ma l’idea mazziniana di Libertà ed Educazione era un motore acceso che non si sarebbe fermato facilmente. In questo processo è importante evidenziare il ruolo delle riviste per l’infanzia (a partire dal 1834 con Giornale dei fanciulli di Pietro Thouar), ma il prototipo del libro educativo, patriottico ed edificante è Giannetto (1837) di Luigi Parravicini (1799-1880), adottato nel periodo preunitario nelle scuole di molte regioni. Attraverso un percorso morale ed enciclopedico i lettori seguivano le poco avventurose avventure del protagonista, maturando in modo nozionistico le basi per diventare un nuovo cittadino modello.

Il Pulcino è il primo

La prima a tentare una minima rottura con il moralismo patriottico imperante è Ida Baccini (1850-1911), con il libroMemorie di un Pulcino (1875). Facendo immedesimare il piccolo lettore con il protagonista, e raccontando – attraverso l’io narrante – le disavventure, gli affetti, le paure del cucciolo, scrive quello che è considerato il primo vero romanzo per l’infanzia italiano.

Pinocchio il burattino

È però con Carlo Lorenzini (1826-1890), ovvero Carlo Collodi, che la letteratura per ragazzi italiana spicca il volo. Collodi si avvicina al “romanzo” per l’infanzia attraverso l’attenta conoscenza delle fiabe classiche: traduce Perrault, D’Aulnoy e Prince de Beaumont, per poi pubblicare un’antologia dal titolo I Racconti delle Fate nel 1875; l’anno dopo affronta il racconto educativo con Giannettino, in cui umanizza il “perfetto fanciullo” di Parravicini. Ma il vero salto di qualità arriva con la proposta di Ferdinando Martini, che chiese a Collodi di scrivere per «Il giornale per i Bambini» una storia a puntate. Così nasce La storia di un Burattino, pubblicata (con una interruzione dovuta all’impiccagione del protagonista e ripresa poi per volere dei lettori e del direttore) dal 1881 al 1883, anno in cui viene raccolta in volume con il titolo di Le avventure di Pinocchio.

Il diario nel Cuore

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Tre anni dopo, nel 1886, viene pubblicato Cuore, il romanzo di Edmondo De Amicis (1846-1908), che individua ancora nei valori laici del Risorgimento i punti di riferimento principali.

Interessante la struttura: diario di un anno scolastico, scritto in prima persona da un ragazzo (diligente e patriottico), alternato con le lettere dei genitori e una serie di racconti patriottici mensili.

Salgari, evasione nella jungla nera

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Se De Amicis con Cuore puntava sulla responsabilità e sulla presa di coscienza che il mondo è duro e pieno di sofferenze, da affrontare seguendo l’esempio dei padri della patria, Emilio Salgari (1862-1911) è pura evasione. Sull’onda dei suoi amati Verne e Stevenson, lo scrittore stanziale per eccellenza crea mondi paralleli, dalla Malesia di Sandokan (I misteri della jungla nera è del 1896) ai Caraibi del Corsaro Nero (uscito nel 1898), in cui il lettore può avventurarsi senza remore moralistiche. Esistevano, sì, valori fondamentali quali l’amicizia, la giustizia e la ribellione all’oppressore, ma erano completamente liberati dal piglio educativo e immersi nel fascino del romanzo d’appendice.

Il ribelle Gian Burrasca

Tra il febbraio 1907 e il maggio 1908, sulla rivista «Il Giornalino della Domenica» uscì a puntate Il giornalino di Gian Burrasca, scritto da Luigi Bertelli (1860-1920) sotto lo pseudonimo di Vamba (il libro verrà pubblicato nel 1912, edito da Bemporad). Si tratta del diario di Giannino Stoppani, un ribelle di nove anni che l’educazione familiare e scolastica dell’epoca non riescono a fermare. Le illustrazioni, agili e in bianco e nero, sono dello stesso Vamba.

Con Laura Orvieto arrivano i miti

Nel 1911, Laura Orvieto (18761953) pubblica un altro dei testi fondamentali della storia della letteratura per ragazzi italiana, ovvero Storie della Storia del Mondo, uno dei primi esempi di trascrizione dei miti diretta ai bambini. La scrittrice fa narrare da una mamma ai suoi bambini le storie della mitologia greca legate all’Iliade di Omero. La Orvieto narrerà anche dei miti legati alla nascita di Roma (all’inizio del Fascismo) per poi essere zittita dalle leggi razziali, ma Storie della Storia del Mondo diventerà a pieno diritto uno dei più importanti long seller della letteratura per l’infanzia italiana.

Il Signor Bonaventura

Nello stesso periodo si muove Sergio Tofano (1886-1973), uno dei personaggi centrali della cultura italiana. Illustratore, scrittore, attore, regista, grande rimatore (ricordiamo Cavoli a merenda o Storie di cantastorie del 1920), è conosciuto soprattutto per il suo personaggio più famoso: il Signor Bonaventura (nato nel 1917 sul «Corriere dei Piccoli»). Ma sempre sul «Corriere dei Piccoli», e sempre nel 1917, esce a puntate uno dei testi più importanti e meno considerati della storia della letteratura per l’infanzia, ovvero Il Romanzo delle mie illusioni(stampato poi da Mondadori nel 1925), nel quale Tofano applica una serie di tecniche narrative che verranno codificate più di mezzo secolo dopo da Gianni Rodari nel suo La Grammatica della Fantasia.

Durante il Fascismo la linea propagandistica del “libro e moschetto”, l’autarchia e la censura influenzano anche le pubblicazioni per l’infanzia, nonostante vengano inaugurate collane fondamentali come “La biblioteca dei miei ragazzi” o “La scala d’oro”, che tradurranno e pubblicheranno testi importanti e non omologati.

La “politicità” di Rodari

Gianni Rodari

Gianni Rodari

Nel secondo dopoguerra la spinta vitale dovuta alla Liberazione e alla nascita della Repubblica influenza anche la letteratura per l’infanzia.La figura chiave di questo “rinascimento” è Gianni Rodari (1920-1980) e il libro simbolo del periodo è Il Romanzo di Cipollino, uscito nel 1951: un vero inno alla libertà e alla ribellione contro i potenti. L’impegno “politico”, nel senso più profondo della parola, sarà la base del lavoro di Rodari.

Nel 1960 uscirà per Einaudi Filastrocche in Cielo e in Terra (illustrazioni e grafica di Bruno Munari), e tra libri, consulenze editoriali (per l’Enciclopedia I Quindici, per esempio), collaborazioni con giornali e televisione (per la trasmissione Giocagiò) arrivano Le favole al telefono (1962), La Torta in Cielo (1966) e molti altri titoli diventati ormai dei classici. Nel 1973 esce sempre per Einaudi La Grammatica della Fantasia, vivace saggio sull’arte di inventare storie, ma anche compendio della sua poetica.

Munari colora Cappuccetto

Nel 1952 Italo Calvino pubblica a puntate sul quotidiano «L’Unità» Marcovaldo, che poi uscirà in volume nel 1963 con illustrazioni di Sergio Tofano, uno dei primi esempi di romanzo “metropolitano” per ragazzi. Negli stessi anni Calvino cura la raccolta di fiabe italiane e scrive la Trilogia degli Antenati.

Nel 1945 escono i libri gioco di Bruno Munari (1907-1998), con buchi, levette, pagine che si rimpiccioliscono e altre provocazioni ludiche. Munari stimola la fantasia, sorprende, fa pensare e non è un caso che la sua strada abbia incrociato quella di Gianni Rodari.

Nel 1972 Munari crea e dirige per Einaudi la collana “Tantibambini”, che propone «storie semplici per una nuova generazione» di lettori. Sulla stessa lunghezza d’onda pubblicherà le variazioni su Cappuccetto Rosso (Verde, Giallo, Blu, Bianco), in seguito raccolte in volume. Anche lui, come Rodari, pubblicherà un importante scritto sulla Fantasia(1977).

Una nuova scuola democratica

La letteratura per l’infanzia negli anni Sessanta prende linfa vitale anche dalla nuova scuola democratica, con storie spesso scritte insieme ai bambini, come accade con Cipì (1961) di Mario Lodi (1922-2014). Nel 1968 esce Cion Cion Blu, primo libro di Pinin Carpi (1920-2004). I suoi romanzi si basano sul ritmo della voce, sono sorprendenti e giocosi, fantastici e rassicuranti, sempre dalla parte dei bambini. Nel 1973 cura la collana “L’Arte per i Bambini”, raccontando i pittori attraverso storie nate dall’osservazione dei loro quadri.

A proposito di pittori, è importante citare l’originale esperienza di Toti Scialoja (1914–1998). Influenzato dalnonsense inglese, gioca con il suono, la forma e il senso delle parole, creando poesie folgoranti. Il suo primo libro per bambini è Amato topino caro del 1971.

 

Tinte forti per le bambine

Negli anni Settanta fanno il loro ingresso nella letteratura nomi di gran peso qualitativo, come Bianca Pitzorno, con le sue storie per bambine dalle tinte forti e dalla trama avvincente, e Roberto Piumini, una delle penne più felici e fertili della letteratura per ragazzi, abile sia nella prosa che nella poesia.

E tra gli scrittori in attività molti sono i nomi da segnalare: da Bruno Tognolini a Beatrice Masini, da Giusi Quarenghi a Guido Quarzo.

Illustratori e autori

È giusto, infine, porre l’accento sul ruolo degli illustratori nella letteratura per l’infanzia. L’illustrazione non è solo un immediato e spesso autonomo testo parallelo, ma è espressione di una autorialità completa. Nel corso della storia della letteratura per l’infanzia artisti come Rubino, Emanuele Luzzati, Roberto Innocenti, Altan, Nicoletta Costa, Agostino Traini, Jek Tessaro e moltissimi altri hanno dato colore e senso alle parole lette dai piccoli lettori.

*Alberto Roscini, nato a Roma nel 1963, è maestro in una scuola elementare “Montessori” di Roma. Si occupa da molti anni di promozione della lettura, organizza laboratori e progetti legati al libro e alla narrazione. Per i bambini ha scritto storie, filastrocche, testi teatrali e canzoni. Di solito lo si può vedere con una chitarra e una valigia piena di oggetti, immagini e storie da raccontare. La sua passione per i libri per ragazzi lo ha portato a scrivere per diverse testate («Avvenimenti», «La Vita dell’Infanzia», «Liberazione», «Espressonline», «LiBeR», ecc.). Ha pubblicato, per Franco Cosimo Panini Editore, cinque libri per la collana “Come nasce”: La Vista, L’Elettricità, Il Vulcano, La TelevisioneIl Vetro, e, per Inkonthesky, una fiaba dal titolo Pippo il Contrabbasso.
Fonte: http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/speciali/bambini/Roscini_1.html

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