AUTOSTIMA – Non voler essere diversi da come si è, non preoccuparsi di cosa pensano gli altri, seguire le proprie ambizioni: ecco la via per vivere davvero la tua esistenza.

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“Mi sento inadeguato; mi sento un fallito; non sono all’altezza”: frasi comuni in persone che pur essendo stimate sul lavoro, amate in famiglia e dagli amici, non si sentono mai “abbastanza brave”. In loro si osserva una netta contrapposizione tra la percezione inadeguata di sé e  la capacità di svolgere gli obiettivi quotidiani. Sentono di “essere un fallimento”, e contemporaneamente sono punti di riferimento per gli altri e aspirano a raggiungere grandi traguardi.

Percezioni antitetiche di sé
Queste persone vivono contemporaneamente inadeguatezza e validità, senza riuscire a “costruire” una concezione di sé stabile e quindi un’autostima solida. Del resto i modelli mentali che inseguiamo ci offrono occasioni quotidiane per farci sentire inadeguati o falliti, e più raramente opportunità per sentirci all’altezza. A volte ci confrontiamo con questi canoni di riferimento collettivi senza nemmeno esserne consapevoli. Quello che serve dunque è un’integrazione matura di queste due percezioni antitetiche di sé. Solo guardando noi stessi può iniziare quest’integrazione, accorgendoci dei nostri lati adulti, responsabili e autorevoli, ma anche di quelli bambini fatti di paure, bisogni e insicurezze. All’interno di noi stessi convivono due soggetti che si nutrono della realtà in modo altalenante. Questa visione deve indurci a creare un nuovo modo di “sentire noi stessi” che unifica i due estremi simbolici, bambino e patriarca, trasformandoli in autentici punti di forza. In questo modo non avremo più bisogno di sentirci un superuomo per poi cadere vittima dalle paure del bambino. Come facciamo a sapere di essere sulla strada giusta? Quando i termini adeguato e inadeguato cominciano ad esserci sempre meno nei nostri discorsi e pensieri. Ciò che conta non è essere all’altezza, ma essere alla “propria altezza”.

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Rivedi le tue aspettative
Il termine “adeguato” è collegato all’idea della prestazione, dell’andare bene a qualcuno, e basta poco per cadere nell’errore del fallimento. Ma la vera adeguatezza va individuata rispetto a noi stessi, non alle proprie aspettative, ma alla propria natura e alle proprie esigenze. Non siamo noi a dover essere adeguati alle aspettative che abbiamo su noi stessi, ma sono le aspettative a dover essere adeguate a ciò che siamo: quelle giuste e su misura per noi, non quelle derivanti dalla cultura dominante. In questo senso, essere adeguati non significa “dover essere”, ma “poter essere”.

La guida pratica

-Rifletti sulle tue ambizioni: l’alternanza di autostima e disistima nasce da ambizioni sbagliate; valuta se quello che stai inseguendo ti appartiene o se stai facendo “la vita di un altro”

-Metti da parte gli eventi negativi: la disistima nasce perché ci fissiamo sugli eventi negativi accaduti e non su quelli piacevoli. Smetti di usare le parole fallimento, sconfitta, incapacità e accetta senza giudizi ciò che ti accade

-Vai a cercare le situazioni “neutrali”: alcune situazioni attivano la parte inadeguata di te, mentre in altre si sta semplicemente bene, senza il problema di non essere all’altezza.

-Comportati usando il tuo metro di paragone, senza chiederti cosa pensano gli altri

-Privilegia cosa ti piace veramente e non agire soltanto per senso del dovere

-Permettiti di vivere: non essere il tuo censore più severo, non darti continuamente un giudizio di valore.

Fonte: http://www.riza.it/psicologia/tu/4465/autostima-e-vivere-alla-propria-altezza.html

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