I LONGOBARDI in Calabria

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La Longobardia di Calabria ebbe estensione parziale, ma durata abbastanza lunga benché con echi di scarsissimo rilievo. La spedizione di Autari, nel 590, fu — a quanto si tramanda — solo una dimostrazione di forza sostenuta fino a Reggio; ma nello stesso anno, a settembre, Autari morì.

Le iniziative passarono adesso direttamente al ducato di Benevento, che, già quasi dall’occupazione (570), svolgeva una politica autonoma, e dove Arechi I avviò una strategia d’espansione a danno dei territori bizantini.

Dopo varie zone del  Mezzogiorno (da Napoli a Capila ad Amalfi), anche quelle calabresi furono in preda alla desolazione apportate dalle truppe longobarde: nel 590 – tramandano gli storici — tutto il clero di Turii se n’era fuggito, e non si trovava alcun sacerdote che amministrasse i sacramenti; nel 596 anche il porto di Crotone cadde in mano ai longobardi.

Italia anno 1000

Arechi I, morto nel 640, poteva vantarsi di lasciare in mano ai suoi quasi tutto il Mezzogiorno già bizantino: della Calabria alla corte imperiale restava solo la parte meridionale, con il consueto confine del Crati ad est e la sua ideale prosecuzione fino alla costa occidentale: il resto era in mano ai longobardi. La regione, dunque, a metà del secolo VII, poteva considerarsi divisa in due: la Calabria centro-meridionale, senza dubbio la porzione economicamente più forte e con un’estensione territoriale superiore (circa i due terzi), spettava a Bisanzio, e l’altra ai longobardi, dipendenti dal Ducato di Spoleto.

Comunque, la Massa Silana, cioè gl’immensi boschi della Sila, insieme con altri comprensori forestali calabresi, furono concessi dai re longobardi al pontefice quali porzioni del Patrimonium Saneti Petrì, e dalla Sila, se pure con difficoltà, provenne buona parte del legname destinato alla costruzione della Basilica Vaticana.

Fino al tardo secolo IX il possesso longobardo dell’alta Calabria non subì scosse di rilievo; ma non mancarono contrasti tra i due poteri, come – per esempio – per il possesso di Cosenza, già strappata dai longobardi ai bizantini, poi riconquistata dai primi, i quali-rie fecero un gastaldato dipendente da Benevento, e infine ripresa dai bizantini definitivamente.

Soprattutto nella zona di confine, lungo la valle del Crati, gli scontri erano frequenti. Comunque, la Calabria longobarda venne divisa in quattro gastaldati: Cosenza, Cassano, Canne (nei pressi di Rocca Imperiale sullo Ionio) e Laino (oggi Laino Castello, quasi ai confini conia Basilicata): il gastaldato era una sorta di contea con prevalenti funzioni militari, e infatti i quattro centri dovevano svolgere una funzione strategica, Canne verso lo Ionio, Laino verso il Tirreno, Cosenza e Cassano quasi a sorvegliare i due estremi della valle meridionale del Crati.

Ma, preoccupata solo di rapinare risorse, la civiltà longobarda era destinata a lasciare ben poco nella Calabria tenuta – e non fa un breve periodo — quasi per tre secoli. E ce ne resta ben poco.

Nel 663 l’imperatore Costante II tentò di liquidare il possesso longobardo dell’Italia meridionale, che durava adesso da quasi un secolo: ma il duca beneventano Romualdo sconfisse i bizantini nei pressi di Salerno, e, successivamente, passò a impadronirsi di quasi tutta la restante Puglia ancora in mano a Bisanzio, che allora si chiamava Calabria, e che risultò definitivamente perduta per l’Impero. I longobardi, allora, chiamarono Puglia anche la parte della Calabria settentrionale che era stata tolta a Bisanzio, e i bizantini diedero il nome di Calabria a quella porzione dell’antico Bruzio (la meridionale) che era loro rimasta.

La fine della dominazione longobarda in Italia si ebbe, in rapida progressione, nell’ultimo decennio del secolo IX, proprio quando il dominio imperiale si estendeva, ormai, solo a una parte della regione calabrese, per giunta fatta oggetto di continui attacchi di predoni saraceni: né da alcun’altra parte sarebbero potuti venire aiuti alla Calabria bizantina se, ormai, tutta la Sicilia, e da tempo, era in mano agli arabi, con la sola eccezione di Taormina. Anzi, dalla Sicilia era ormai più che possibile che gli arabi passassero in Calabria, per impadronirsene definitivamente.

Comunque, già nell’880 c’era stato un tentativo di riconquista da parte degl’imperiali, portato avanti dal protovestiario Procopio e dallo stratego Leone Apostippe: essi si giovavano di eserciti forniti da altre province occidentali, da truppe slave e da una flotta capitanata da Nasar, un siriano che poco tempo prima aveva sconfitto una flotta araba nei mari della Sicilia. La campagna ebbe effetti positivi, e fino a Taranto. Ma fu l’imperatore Basilio I il Macedone, nell’885, ad affidare al generale Niceforo Focas (poi detto il Vecchio), in nome di un programma di generale restaurazione del potere di Bisanzio, la riconquista completa e definitiva del Mezzogiorno d’Italia, dal ducato di Benevento alla Sicilia.

Da “STORIA DELLA CALABRIA” di Augusto Placanica, Donzelli.

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