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LA GRECITA’ IN CALABRIA di G. Rohlfs (Prima parte)

Gerhard Rohlfs

 

In Calabria, allato alla popolazione di lingua italiana, esistono, come si sa, tre gruppi di popolazione alloglotta. Abbiamo le numerose colonie albanesi sparse qua e là nella provincia di Cosenza, e più raramente anche nella provincia di Catanzaro. Troviamo la lingua valdese a Guardia e forse alcuni ruderi di questa lingua anche nel dialetto di Laino e di Mormanno. E abbiamo da ultimo alcuni paesi di lingua greca nel mandamento di Bova.

Sappiamo dalle fonti storiche che l’immigrazione degli Albanesi data soltanto dal 1450, e che il trasferimento dei Valdesi in Calabria avvenne verso il 1400. Mentre sulla venuta di queste due correnti migratorie in Calabria siamo informati relativamente bene, nulla sappiamo sull’origine dei paesi greci. Nessun documento, nessuna cronaca, nessuna tradizione popolare ci permette di stabilire, neanche approssimativamente, l’epoca a cui rimontano queste isole linguistiche.

Tutti i dotti che, fino a pochi anni fa, si sono occupati del problema (come il Comparetti, il Morosi, il Pellegrini) furono unanimi nel sostenere che si tratta di colonie bizantine. Soprattutto il Morosi, in un prezioso lavoro sul linguaggio degli Italogreci di Calabria, cercò di dimostrare che quelle popolazioni soltanto fra il 1000 ed il 1200 potevano essersi stabilite in Calabria.

Ma le mie ricerche personali, fatte in base ad una minutissima esplorazione di tutta la regione calabra, hanno portato a un risultato ben diverso, risultato che in un primo momento dovette sorprendere, ma che negli ultimi anni ha riscosso l’approvazione quasi unanime dei migliori conoscitori della materia.

Cercherò di tracciare il problema nelle sue linee principali.

L’errore maggiore di quanti si sono occupati dell’origine dei paesi greci in Calabria, consiste nel fatto che essi hanno trascurato di estendere le loro indagini al grecismo delle zone limitrofe, studiando le isole linguistiche greche, come se fossero una unità fissa e invariabile attraverso i secoli. Non hanno tenuto conto delle notizie dei cronisti secondo i quali nei secoli passati risultano greci numerosi paesi che attualmente parlano italiano, e, cosa strana, non hanno neppure preso in considerazione la fortissima infiltrazione di elementi greci nei dialetti italiani in tali regioni, limitrofe.

CALABRIA GRECANICA – Pentedattilo

Infatti sappiamo che ancora un secolo fa, verso il 1820, quando il dantista tedesco Carlo Witte venne a Reggio e contribuì a far conoscere al mondo scientifico l’esistenza dei paesi greci nell’estremo mezzogiorno d’Italia, il numero di questi era maggiore che non l’attuale. Mentre oggi la lingua greca si parla soltanto a Bova , Condofuri, Roccaforte , Roghudi ed in alcuni casali, allora erano greci anche i paesi di Cardeto , Montebello e S. Pantaleone. E nella seconda metà del secolo decimo ottavo – secondo testimonianze dell’epoca — erano greci i paesi di Melito , Bagaladi , S. Lorenzo , Armo , S. Agata e Mosórrofa . E quanto più retrocediamo nella storia, tanto più si accresce l’entità del territorio linguistico greco in Calabria. Nel 1644, nel nono volume della sua Italia Sacra, l’Uglielli, parlando dei casali di Reggio (S. Stefano, S. Alessio, S. Roberto, Laganadi, Dimminiti, ecc.), riferisce che alcuni di questi centri avevano abitanti greci.

Mentre tutti i paesi fin’ora citati sono situati a mezzogiorno dell’Aspromonte, se rimontiamo al Seicento, troviamo paesi di lingua greca anche al di là di quel massiccio. Nel 1571 il calabrese Gabriele Barrio nella sua cronaca « De antiquitate et situ Calabriae » afferma che esistono sei paesi greci nei dintorni di Palmi : Sinopoli, Pedavoli , Scido , S. Giorgio, Lubrichi , Sitizzano, i quali «rem divinam graeca lingua ac more faciunt, in quotidiano vero sermone latina et graeca lingua utuntur». Ricordiamoci inoltre che Barlaam, nativo di Seminara, famoso maestro di greco del Petrarca, secondo una testimonianza dello stesso Petrarca era nato nella Grecia italiana . Ciò attesta che nel Trecento la lingua dominante a Seminara era la greca. In quel tempo l’uso della lingua greca nell’estrema Calabria doveva essere molto comune. Infatti nel 1368 il Petrarca indirizza un suo discepolo espressamente in Calabria per impararvi il greco. Durante il Duecento la presenza di forti gruppi di popolazione greca in Calabria è testimoniata da un ignoto prosatore francese, il quale afferma che « per tutta la Calabria i contadini parlano soltanto il greco».

È veramente da rammaricarsi che per questi secoli non si disponga di notizie che permettano di circoscrivere più esattamente l’entità del territorio greco in Calabria. Possiamo però farcene un’idea approssimativa localizzando le pergamene greche, cioè gli atti di donazione redatti in lingua greca, riuniti in gran parte, almeno quelli provenienti dagli archivi di Napoli, Cava e Monte Cassino, dal Trinchera nel suo Syllabus graecarum mernbranarum. Sono documenti redatti nell’undicesimo, dodicesimo e tredicesimo secolo. Limitandoci agli atti calabresi ci è dato constatare che di 165 atti che si possono localizzare in Calabria 114, cioè quasi il 70 per cento, appartengono alla Calabria meridionale, a sud della linea Nicastro-Catanzaro-Cotrone specialmente ai paesi di Seminara, Gerace, Badolato, Nicotera, Briatico, Squillace, Catanzaro e Crotone, e dei 49 atti provenienti dalla Provincia di Cosenza 43, cioè quasi l’80 per cento, appartengono alla zona più alta della Calabria, al tratto Ajeta-Castrovillari-Cerchiara. Secondo la distribuzione geografica degli atti greci del medio evo avremmo dunque da distinguere due focolari di grecità in Calabria : uno nella zona limitrofa con la Basilicata e l’altro, più esteso, comprendente la parte meridionale della Calabria.

CALABRIA GRECANICA – Bova

Ma altri elementi ancora, in mancanza di notizie storiche, ci permettono di ricostruire almeno parzialmente la storia del grecismo in Calabria. In prima linea lo studio dei dialetti odierni e la geografia linguistica che offrono un contributo non piccolo alla delimitazione del territorio in cui la lingua greca già fu parlata. Infatti è evidente anche per chi conosca soltanto superficialmente i dialetti calabresi che i parlari di alcune zone sono tuttora profondamente impregnati di materia e di spirito greco.

Fra i moltissimi relitti di lingua greca in Calabria bisogna distinguere due strati e due gruppi diversi. Abbiamo una serie di vocaboli che appartengono a tutto il territorio Calabro e che spesso non sono limitati alla Calabria, ma si ritrovano anche nelle regioni vicine (Sicilia, Basilicata, Puglie). Si tratta in questo caso evidentemente di elementi penetrati per tempo nel latino della Magna Grecia. Sono relitti che rimontano a quel tempo in cui la stretta convivenza di popolazioni greche e latine ebbe per effetto che il latino regionale del Mezzogiorno s’arricchisse di voci prese in prestito al greco. Appartengono fra altri a questo strato i vocaboli seguenti :

cruopu ‘ letame ‘ (xóπρoς;), spuria ‘striscia di campo’ (σπoρία), catuoju  “porcile”  (xατὡγειον), jiersu ‘terreno incolto’ (χέρσος), zimmaru ‘ becco’ (χίμαρος), tìmógna ‘bica di grano’ (ϑημωνία), camastra ‘catena da fuoco ‘ (xρεμάστρα), vùtamu  “sp. di stramba ‘ (βούτομον), campa ‘ bruco ‘ (xάμπη), casénteru ‘ lombrico ‘ (γά; έντερον), jilona ‘ testuggine’ (χελώνη)), animulu ‘arcolaio’ (άνέμη), grasta ‘vaso da fiori ‘ (γάστρα), cullura ‘focaccia’ (xολλύρα).

Mentre i vocaboli finora citati sono comuni a tutti i dialetti calabresi, abbiamo una quantità veramente enorme di vocaboli greci che restano circoscritti alla Calabria meridionale . E più si va verso la punta meridionale, più si addensa la percentuale di elementi greci nei dialetti calabresi.

Naturalmente non posso pensare qui a enumerare tutti questi vocaboli greci(1)[…]

Se esaminiamo il carattere ideologico di questi relitti, ci rendiamo facilmente conto che si tratta quasi sempre di parole che strettamente si connettono colla civiltà primitiva, concetti che agli abitanti delle città sono poco familiari. Comprendiamo dunque perchè proprio queste parole poterono mantenersi. Quando cioè la lingua greca in Calabria cedette il passo all’italiano, questa sostituzione si manifestò sopra tutto in quella parte del lessico che esprime concetti comuni quotidiani, ma continuarono ad usarsi quei vocaboli greci il cui appropriato corrispondente italiano era ai più sconosciuto.

E interessante rilevare che l’area nella quale il lessico mostra questo forte influsso greco coincide perfettamente coll’area nella quale si possono osservare anche nella sintassi alcuni fenomeni notevolissimi.

Innanzi tutto la perdita dell’infinito che viene sostituito da circonlocuzioni personali per mezzo delle congiunzioni mu, mi o ma. Si confrontino gli esempi seguenti : vulia mu sacciu  ‘volevo sapere’, jiu mu dormi  “è andato a dormire”,  vinni pemmi lavuru   “sono venuto per lavorare”. Queste espressioni assolutamente non hanno carattere romanzo. Si accordano invece in tutto e per tutto coll’uso del greco volgare.

Un confronto di alcune frasi greche e calabresi meridionali lo dimostra:

 

          CALABRESE MERIDIONALE       GRECO VOLGARE

  1. volevo sapere       vulia mu sacciu                   ήϑελα  νά  ξέρω
  2. non vuol rimanere    non voli mu sta       δεν ϑέλει νά μείνη
  3. vado a chiamarla     vaju mu la chiamu   πάω νά τήν φωνάξω
  4. hai ragione di lagnarti ai ragiuni mu ti lamenti έχεις δίxαιο νά παραπονάσαι
  5. debbo andare       aju mu vaju                     έχω  νά  πάω
  6. sono passato senza vederti passai senza mu ti viju έπέρασα χωρίς νά σε δϖ

 

Questa concordanza è tanto evidente da non permettere che una sola possibilità di spiegazione. Quando cioè la popolazione greca della Calabria meridionale sostituì la propria parlata greca con quella romanza, l’uso dell’infinito era per essa così alieno ed insolito che essa continuò a costruire alla greca le sue proposizioni anche nella nuova lingua:

materia romana — spirito greco .

Questo «spirito greco» si rivela anche in altri casi. Il greco volgare per esprimere il passato possiede due forme verbali, l’aoristo semplice (έγραψα ‘ scrissi ‘) e il perfetto composto (έχω γεγραμμένον = ‘ ho scritto ‘) : nella lingua corrente però questa seconda forma non viene mai adoperata. Quindi l’aoristo non rappresenta soltanto il passato remoto dell’italiano, ma anche il passato prossimo. Può essere ora un puro caso che ancora una volta nella Calabria meridionale (in contrasto con la Calabria settentrionale), venga usato sempre il passato remoto, anche in quei casi dove in italiano potrebbe esclusivamente stare il passato prossimo?

Quanto stretti siano anche in questo caso i rapporti che allacciano la tradizione della Calabria meridionale con quella del greco volgare, lo insegna il seguente riscontro :

                  CALABRESE MERIDIONALE   GRECO VOLGARE

  1. questa mattina ha piovuto sta matina chiuviu σήμερα τό πρωί έβρεξεν
  2. ora ha lampeggiato    ora lampàu        τώρα άστραψε
  3. perchè non sei venuto ? pecchì nom benisti?   γιατι δέν ήλϑες;

4 . talmente ho sudato   tantu sudai   τόσo πολύ ίδρωσα

  1. come hai dormito? comu dormisti? πϖς  xοιμήϑηxες;
  2. dove avete mangiato?  undi mangiastivu?   ποΰ  xοιμήϑηxες ;
  3. quando sei venuto?    quandu venisti?    πότε  ήλϑες;

(Continua)

 

GERHARD ROHLFS.

Conferenza letta nella primavera del 1932 nell’Aula Magna del Liceo scientifico di Reggio Calabria e nel Circolo Calabrese di Roma. Il Rohlfs ha riassunto in essa, molto concisamente, i risultati degli studi più diffusamente esposti nel suo libro Griechen und Eomanen in Unteritalien, Firenze, L. S. Olschki, 1924. Una nuova edizione di questo libro, completamente rifatta ed aumentata, verrà pubblicata in italiano, con il titolo : Scavi linguistici nella Magna Grecia, nella Collezione Meridionale diretta da U. Zanotti-Bianco.

 

NOTE

(1) Ho raccolto gli elementi greci viventi tuttora nei dialetti del Mezzogiorno d’Italia nel mio Ktymologisches Wdrteròuch dar unterìtalie.nischen Gracitdt, Halle a. S., 1930.

(2) Le parole greche precedute da una stelletta (*), sono etimi ricostruiti, cioè forme che non sono attestate nelle fonti greche.

Fonte: http://www.animi.it/archivio_calabria-lucania.htm

Foto RETE

 

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