Il problema delle vie interne della Magna Grecia

“La questione delle vie interne della Magna Grecia è una delle più interessanti, tra quante riproposte di recente.

Si chiamano vie interne quelle che dovevano collegare le coste Joniche con quelle del Tirreno sia nell’ambito delle stesse città greche, sia in rapporto alle città dell’area etrusco-laziale. Ci si è sempre chiesti se tali vie esistessero, se cioè fossero percorse dalle correnti di traffici commerciali, e se pertanto possano essere considerate itinerari della civiltà e della cultura greca. Il problema non è assolutamente secondario, anzi è uno dei più importanti, perché ammettendo o negando l’esistenza di tali itinerari interni si è portati a inquadrare in modi diametralmente opposti gli avvenimenti della Magna Grecia ed anche la funzione che la stessa grecità della Magna Grecia ha esercitato nell’ambito del mondo occidentale.

In sostanza non si tratta di puntualizzare se le mercanzie sbarcate a Taranto o a Sibari giungessero poi in Etruria attraverso un itinerario marittimo o piuttosto attraverso un itinerario terrestre, sfruttando vie interne di comunicazione, come un fatto fine a sè stesso, poiché in tal caso il problema sarebbe sì sempre interessante, ma avrebbe un interesse relativo; ma si tratta di comprendere meglio quale rapporto intercorresse tra i Greci stanziatisi con le loro colonie sulla costa e le popolazioni indigene che abitavano quelle località eventualmente attraversate dagli itinerari interni.

Ciò significa anche, e fondamentalmente, chiedersi se la cultura greca in tutti i suoi aspetti, abbia operato nei confronti di tali popolazioni e sino a che punto tale presenza greca nell’interno abbia concorso a determinare quel fenomeno di “koinè” greco-indigena che ha dato luogo alla civiltà italiota.

Si è in genere più propensi, infatti, a vedere il rapporto greci-indigeni, in relazione al formarsi del mondo italiota, come fenomeno a senso unico: si pensa, cioè, che gli indigeni del retroterra, attirati dallo splendore culturale e ancor più dalla potenza economica delle città greche di costa, si siano lasciati attrarre, siano giunti isolatamente nelle città greche, le quali li avrebbero assimilati, quasi plasmati, inizialmente servendosi di loro come schiavi o come servi.

Avremmo cioè un fenomeno di lenta trasmigrazione dell’interno verso la costa.

 Ma non ci si è posto il fenomeno nel senso opposto: cioè di un movimento, sia pur lento e graduale, dalla costa verso l’interno.

Nel primo caso il fenomeno della diffusione della civiltà greca sarebbe il risultato di un atteggiamento passivo, o meglio inerte, del mondo greco, laddove, nel secondo caso, sarebbe un atteggiamento attivo o meglio dinamico

Fonte:  Mario Napoli: Civiltà della Magna Grecia, 1969

Foto: RETE

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