LA ‘NTRANGHETA A SCALEA – Leggete, c’è da mettersi le mani nei capelli.

Carabinieri

Maxioperazione nelle province di Bari, Cosenza, Matera, Terni e Salerno. I carabinieri del comando provinciale di Cosenza hanno arrestato, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Dda, 38 persone ritenute responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, sequestro di persona, detenzione e porto abusivo di armi comuni e da guerra, estorsione, rapina, corruzione e turbativa d’asta, turbata libertà del procedimento amministrativo, concussione, falso, istigazione alla corruzione e minaccia, tutti aggravati dal metodo mafioso.
Tra gli arrestati anche il sindaco di Scalea Pasquale Basile, eletto a capo di una lista civica, e quattro assessori del Comune. Un quinto componente della giunta è stato sottoposto a misura cautelativa. Inoltre, tra i soggetti coinvolti nell’operazione, anche l’ex comandante dei vigili urbani, il responsabile dell’ufficio tecnico comunale e altri funzionari del Comune di Scalea. Oltre ai 38 arrestati, 21 persone sono state denunciate in stato di libertà.

Il sindaco di Scalea Basile

L’OPERAZIONE PLINIUS
L’operazione prende spunto dall’inchiesta avviata nel 2010 dalla Dda di Catanzaro sotto la direzione del procuratore aggiunto Borrelli e del sostituto procuratore Luberto. Le indagini avrebbero consentito di far emergere l’esistenza di un’associazione per delinquere di stampo ‘ndranghetistico denominata “Valente-Stummo” che avrebbe operato  nel territorio di Scalea e nel suo hinterland.

‘NDRANGHETA, POLITICA ED ECONOMIA
Una ‘ndrina che, secondo gli inquirenti, era subordinata al locale di Cetraro – della famiglia Muto – e che, grazie alla forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e della conseguente condizione di assoggettamento e di omertà della generalità dei cittadini, sarebbe stata finalizzata al controllo e allo sfruttamento delle risorse economiche della zona, al compimento di delitti contro il patrimonio e contro la persona attraverso la sistematica disponibilità di armi comuni e da guerra. Ma non solo. Proprio grazie alla capacità di esercitare pressione sarebbe riuscita a condizionare anche le ultime consultazioni amministrative – che si sono tenute nel marzo del 2010 – orientando – da quanto riferito dagli inquirenti – i voti di cui disponeva che avrebbero permesso l’elezione di propri candidati. Secondo le indagini, sarebbe emerso che questi candidati, una volta eletti, si sarebbero prodigati per consentire l’assegnazione di concessioni e appalti ad imprese “amiche” della ‘ndrina. Tra i destinatari delle misure cautelari figurano il sindaco, alcuni assessori, funzionari e tecnici dell’amministrazione comunale di Scalea.
Nel corso dell’operazione che ha coinvolto anche i Ros dei carabinieri sono stati eseguiti sequestri di beni mobili e immobili che sarebbero riconducibili ai vertici della cosca per un valore complessivo di 60 milioni di euro. I beni sequestrati – nella disponibilità di alcuni professionisti e imprenditori della zona – sono concentrati principalmente nel versante tirrenico della provincia di Cosenza ma con significativi investimenti anche nelle regioni Umbria e Basilicata.
Ma l’indagine ha consentito di ricostruire un asse economico-imprenditoriale nei settori del commercio, dell’edilizia, del turismo e del comparto agricolo. In particolare gli inquirenti avrebbero scoperto che nel ramo commerciale il clan avrebbe controllato  diversi supermercati, concessionarie di auto, agenzie di viaggi, parchi divertimento, attività commerciali e negozi di abbigliamento. Mentre nel settore immobiliare gli uomini del clan Valente-Stummo sarebbero riusciti a realizzare società finalizzate all’acquisizione di fabbricati, appartamenti e magazzini, anche attraverso aste fallimentari “pilotate”. Ma anche nel settore agricolo gli inquirenti avrebbero dimostrato come la ‘ndrina operava, attraverso la costituzione di cooperative e società agricole, che (non depositando bilanci e non avendo assunto lavoratori dipendenti) avrebbero acquistato terreni per 50 ettari senza dichiarare tali possidenze al fisco. Infine nel settore turistico, la ‘ndrina sarebbe riuscita a mettere le mani attraverso la gestione diretta di alcuni lidi come “L’angelica”, “L’acqua mar” e l“Itaca”, realizzati su terreni di proprietà del demanio dello Stato del comune di Scalea.

I BENI SEQUESTRATI
Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati beni riconducibili alla cosca di Scalea per un ammontare complessivo di 60 milioni. E in particolare:
– 22 tra società ed aziende;
– 81 immobili, dislocati anche a Matera, Perugia, e Rocca di Cave (RM),
depositi, ville e abitazioni, diversi negozi e circa 50 ettari di terreno;
– 33 autoveicoli, tra cui Jaguar, BMW, Mercedes ed auto d’epoca;
– 78 rapporti bancari, con saldi positivi per circa 2.695.685 euro;
– 2 imbarcazioni;
– Numerose polizze assicurative.

«Nei confronti degli indagati – si legge nella nota dei comando provinciale dei carabinieri di Cosenza – per il reato di corruzione è stato applicato l’art. 2 c. 80 della Legge 190/2012, che ha recentemente inserito la richiamata fattispecie fra quelle per cui è consentita l’applicazione della particolare ipotesi di confisca. Si tratta di una delle prime applicazioni di misura ablativa nei confronti di indagati per reati contro la pubblica amministrazione».
Intanto il colonnello Francesco Ferace, comandante provinciale dei carabinieri di Cosenza, nel corso della conferenza stampa che si è tenuta stamattina ha dichiarato che è già stata nominata la Commissione d’accesso per valutare tutti gli atti messi in opera dall’amministrazione Basile.

Da corrieredellacalabria.it/stories/cronaca/16165_operazione_plinius__trentotto_arresti_in_manette_anche_il_sindaco_di_scalea

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OPERAZIONE PLINIUS | Il consigliere che rapì i ladri nelle celle frigorifere
OPERAZIONE PLINIUS | Il consigliere che rapì i ladri nelle celle frigorifere

Dai parcheggi ai rifiuti alla pubblicità, ecco la mappa degli appalti affidati e suddivisi equamente tra le due ‘ndrine. Il politico di minoranza che non doveva parlare e l’avvocato che ospitava i summit nel suo studio

 

Fra gli arrestati dell’operazione “Plinius” figura anche il consigliere comunale Luigi De Luca, gestore di numerosi supermercati, che ha sequestrato, trattenendoli in celle frigorifere, «coloro che ha sorpreso a rubare e che ha “liberato” solo verso il pagamento di somme di importo molto superiore rispetto al valore della merce asportata». Lo scrivono gli inquirenti delineando un quadro in cui alla presunta illegalità diffusa nelle stanze del Palazzo si associano condotte malavitose nella vita di tutti i giorni. Nel popoloso centro dell’alto Tirreno cosentino operano infatti due ‘ndrine dipendenti dal locale di Cetraro, capeggiato tradizionalmente dalla famiglia Muto: quella dei Valente, a capo della quale c’è Pietro Valente, e quella degli Stummo, guidata da Mario Stummo.
«Queste due ‘ndrine hanno congiuntamente controllato Scalea per molti anni, e – secondo gli inquirenti – avrebbero entrambe sostenuto alle ultime elezioni comunali del marzo 2010 la candidatura di Pasquale Basile, poi eletto sindaco»: in cambio dell’appoggio ricevuto, Basile avrebbe di fatto ceduto alle due ‘ndrine il controllo degli appalti del Comune di Scalea.
Una posizione centrale assumerebbe al riguardo «l’avvocato Nocito, nel cui studio (dove sono state eseguite intercettazioni ambientali) avvenivano riunioni che hanno visti protagonisti esponenti dell’una e dell’altra fazione, nonché amministratori del Comune di Scalea».

LA MAPPA DEGLI APPALTI CONTROLLATI
Gli investigatori hanno ricostruito i seguenti appalti, annotando che «in tutti si può notare come il sindaco si sia prodigato nel tentativo di addivenire a una sintesi degli interessi dell’una e dell’altra fazione».
Si va dall’appalto per la raccolta dei rifiuti solidi urbani (base d’asta 11.250.000 euro, che veniva aggiudicato alla Ati Avvenire-Balsebre di Gioia del Colle – Bari dietro promessa di corresponsione della somma di 500.000 euro, in favore di Pietro Valente e Alvaro Sollazzo, quest’ultimo nipote di Mario Stummo, del sindaco Basile e dell’assessore al Commercio Galiano) a quello per la concessione di porzioni di terreni demaniali per la realizzazione di attività turistiche: le indagini hanno consentito di accertare come i gruppi Stummo–Valente «si siano fronteggiati per l’ottenimento delle concessioni, fin dalla predisposizione del bando di gara, che veniva confezionato in maniera da consentire l’aggiudicazione a prestanome dell’una e dell’altra fazione, e successivamente per ottenere i migliori lotti, fino a determinare la caducazione dell’unica concessione rilasciata in favore di un prestanome di Stummo. Ovviamente dalle intercettazioni si evince la assoluta consapevolezza, da parte degli amministratori, di chi fosse dietro le istanze di concessione. Nella vicenda risultava coinvolto anche il vice sindaco Maurizio Ciancio, il quale interveniva nella turbativa della gara».
Gli inquirenti hanno fatto chiarezza anche sull’appalto per la concessione del servizio di parcheggio a pagamento, «affidato a trattativa privata a prestanome di Mario Stummo nelle more della predisposizione di un bando di gara che avrebbe dovuto avere i crismi delle gare europee avendo un valore superiore ai 250.000 euro. Nella vicenda risulta coinvolto Antonio Stummo detto Giammarco, figlio di Mario Stummo e assessore alla Viabilità».


Per quanto riguarda poi la gestione della pubblicità delle aree demaniali, si sono registrate sempre nello studio Nocito «conversazioni dalle quali si evince che Stummo, Valente e gli amministratori (sindaco e assessore al commercio) volevano costituire una impresa intestandola a loro prestanome in favore della quale avrebbero cercato di vincere la gara. Nelle more della costituzione dell’impresa la pubblicità viene gestita dagli uomini di Stummo che abusivamente hanno piazzato cartelloni di enormi dimensioni in violazione dei vincoli urbanistici e paesaggistici, con la piena consapevolezza del sindaco che ometteva di sporgere denuncia delle violazioni segnalategli».
Nella lente degli investigatori finisce anche l’appalto per la realizzazione di un impianto di compostaggio, «che – secondo quanto risulta dalle indagini – veniva fatto aggiudicare dal Basile e dal Galiano ad una impresa di gradimento dell’assessore ai Lavori pubblici Raffaele De Rosa».
Anche la vecchia amministrazione, diretta dal sindaco Mario Russo (che non è stato arrestato), risulterebbe «legata a Pietro Valente, avendo fatto ottenere alla Cem Spa, riconducibile tra gli altri a Vincenzo D’Oriano, soggetto contiguo al clan Cesarano di Castellammare di Stabia, l’aggiudicazione per la costruzione del porto turistico di Scalea, gara avente un importo di euro 14.108.307».

DAI SUPERMERCATI ALLA GUARDIANIA
Dalle carte dell’inchiesta emerge anche un «accordo corruttivo per l’ottenimento di una autorizzazione all’apertura di un centro commerciale tra Santo Crisciti (socio di minoranza della Gam Spa, la holding che amministra i supermercati Despar) Galiano, Basile e Pietro Valente: quest’ultimo avrebbe inviato «un suo emissario a Crisciti per ottenere il pagamento di 250.000 euro al fine di fargli ottenere dal comune di Scalea le autorizzazioni necessarie all’apertura del centro commerciale».
Un altro «accordo corruttivo» avrebbe inoltre riguardato «i canoni concessori comunali dovuti dai titolari di alcuni lidi balneari che, verso il pagamento di somme oscillanti fra i 6.000 e i 2.000 euro ottenevano dai tecnici comunali, per il tramite dell’avvocato Nocito, decurtazione dei canoni che venivano ridotti del 70%. Le intercettazioni consentono di registrare i pagamenti del prezzo della corruzione avvenuti nella mani dell’avvocato Nocito presso il proprio studio».
L’indagine ha consentito di accertare che la ‘ndrina Stummo controlla i grandi condomini delle vacanze, i «cosiddetti parchi, imponendo servizi di guardiania e monopolizzando i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria».
Ulteriori fatti significativi emersi dalle indagini sono la «concussione nei confronti di un consigliere comunale di minoranza che voleva denunciare quello che stava accadendo in relazione alla assegnazione dei lotti demaniali di cui sopra. In particolare voleva denunciare il fatto che le assegnazioni stavano avvenendo in favore di prestanome dei due gruppi ‘ndranghetistici. Questi veniva denunciato per un abuso edilizio e per falso, dato che aveva depositato documentazione contraffatta alla Procura di Paola a sua giustificazione». La denuncia trova la sua origine «dal rifiuto del consigliere di dimettersi dopo gli attacchi che aveva rivolto alla maggioranza in consiglio comunale. L’invito a dimettersi gli veniva fatto, su richiesta di Basile, Galiano e De Rosa, direttamente da Pietro Valente». (0070)

eu. f.

Da corrieredellacalabria.it/stories/cronaca/16173_operazione_plinius__il_consigliere_che_rap_i_ladri_nelle_celle_frigorifere

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OPERAZIONE PLINIUS | «Il Comune era affidato direttamente alle 'ndrine»

OPERAZIONE PLINIUS | «Il Comune era affidato direttamente alle ‘ndrine»

Gli inquirenti hanno spiegato come i Valente-Stummo avevano messo in ginocchio il territorio di Scalea. «Ci sono elementi che lasciano ritenere che nella precedente legislatura le cose non erano diverse. Su questo stiamo lavorando»

 – «Il Comune di Scalea era direttamente affidato alla ‘ndrangheta. Il problema del voto di scambio in questo caso è davvero secondario». Non ha dubbi il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Giuseppe Borrelli nel delineare il «quadro desolante» emerso dall’operazione “Plinius” che ha portato all’arresto di 38 persone, accusate anche di associazione mafiosa. In manette sono finiti il sindaco di Scalea Pasquale Basile e quattro assessori della sua giunta. Un altro assessore è stato sottoposto a misura cautelativa.
«Abbiamo accertato – afferma Borrelli nel corso della conferenza stampa che si è svolta nella sede del comando provinciale dei carabinieri di Cosenza – che l’amministrazione era nelle mani di due ‘ndrine – Valente e Stummo – e che la costituzione della lista civica (nella quale è stato eletto Basile, ndr) era solo un mezzo per presentarsi. Tutto era gestito dalle cosche o direttamente attraverso i loro componenti o attraverso un legale che faceva da trait d’union».
Borrelli si è detto sorpreso per la chiarezza degli elementi probatori che hanno evidenziato la presenza dei clan nell’ammistrazione: «In tutta la mia esperienza lavorativa non mi era mai capitato di ascoltare intercettazioni del genere. Di solito si ha un certo pudore nel parlare di alcuni “affari” e quindi spesso si è soliti abbassare il tono della voce o usare allusioni. Qui non avviene e quello che più impressiona è il livello estremamente evidente di collusione». Un’indagine complessa che avrà un seguito. «Tale sistema – spiega il procuratore aggiunto – si è sviluppato con riferimento all’ultima consiliatura ma altri elementi, che sono al vaglio dell’attività investigativa, lasciano ritenere che la situazione precedente non fosse diversa da quella attuale. E su questo lavoreremo. I carabinieri del comando provinciale di Cosenza e della compagnia di Scalea hanno potuto accertare come era forte il radicamento dei clan sul territorio, estendendo il loro controllo da Cetraro (regno della cosca Muto alla quale i Valente-Stummo sarebbero legati, ndr) fino a Scalea. Ritengo che questi fenomeni possano verificarsi a causa unicamente dello stato di abbandono in cui versa quel territorio, da molti anni, dal punto di vista della presenza dello Stato. È difficile lavorare da Cosenza. Il merito va all’Arma dei carabinieri aver realizzato un’attività così logisticamente complessa, ma nulla potrà cambiare se non verranno creati stabili presidi investigativi in grado di poter operare autonomamente sul posto. L’area è ad alta densità ‘ndranghetistica”».

Per gli inquirenti la “gestione” della ‘ndrangheta ha messo in ginocchio l’economia del territorio. E non solo. «È emerso – evidenzia il colonnello dei carabinieri Francesco Ferace – un mosaico di intrecci, affari, commistioni e imbrogli che hanno piegato l’amministrazione e i cittadini di Scalea. Un “sistema” adottato anche da alcuni esponenti della precedente legislatura che sono stati denunciati in stato di libertà. Le cosche – aggiunge – gestivano moltissimi appalti: dalle opere di costruzione alla raccolta di rifiuti urbani. Sono stati accertati pagamenti di tangenti e tale modus ha penalizzato l’economia locale. Lo dimostrano i numerosi episodi di danneggiamento che si sono verificati durante i tre anni oggetto d’indagine. In particolare, è stata bruciata la villa di un imprenditore e distrutto il suo resort».
Nel corso dell’operazione, condotta dai carabinieri del comando provinciale di Cosenza – guidati dal comandante del Reparto operativo, il tenente colonnello Vincenzo Franzese – e dai militari della compagnia di Scalea sono stati sequestrati beni mobili e immobili. «Si tratta – sottolinea Ferace – di un volume d’affare imponente. L’attività è ancora in corso e ci saranno sviluppi».
A Scalea si era determinata una situazione preoccupante che il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, spiega così: «Si rischiava una degenerazione a causa del contrasto tra i due rami della cosca (Valente e Stummo, ndr). Poi bisogna tener presente che il sindaco e alcuni assessori sono considerati a tutti gli effetti membri dell’organizzazione mafiosa». E tornando al contrasto tra clan Borrelli cita un episodio specifico: «Che gli Stummo volessero prevalere lo dimostra anche che uno di loro schiaffeggiò in piazza un Valente nel giorno in cui venne arrestato Luigi Muto proprio a voler palesare la loro intenzione di voler dominare. Il livello di commistione emerge dalle ipotesi di reato di concussione evidenziate dalle turbative d’asta. Sussiste una compenetrazione fortissima in un sistema in cui ognuno ci guadagna. Quindi non siamo più di fronte al solito caso di voto di scambio ma a una situazione ancora più complessa».
Mirella MolinaroDa .corrieredellacalabria.it/stories/cronaca/16180_operazione_plinius__il_comune_era_affidato_direttamente_alle_ndrineFoto webOPERAZIONE PLINIUS | Tutti gli arrestati
OPERAZIONE PLINIUS | Tutti gli arrestati

Ci sono anche il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune e l’ex comandante della Polizia municipale

 

Il sindaco di Scalea, assessori, dirigenti e funzionari comunali, l’ex comandante della polizia municipale ed un consigliere di minoranza sono coinvolti nell’operazione Plinius coordinata dalla Dda di Catanzaro e condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza contro la cosca Valente-Stummo operante sulla costa tirrenica cosentina.
Insieme al sindaco di Scalea Pasquale Basile, di 53 anni, sono stati arrestati Maurizio Ciancio (56), assessore ai lavori pubblici, Raffaele De Rosa (46), assessore all’ambiente ed alle reti idriche, Francesco Galiano (44), assessore alla protezione civile ed all’arredo urbano, e Antonio Stummo (30), assessore al commercio. Per il vice sindaco e assessore al bilancio ed ai tributi Giuseppe Forastieri (40) è stato disposto l’obbligo di presentazione alla pg.


Sono stati poi arrestati Antonino Amato (59), responsabile dell’ufficio tecnico del Comune, Giuseppe Biondi (44), impiegato dell’ufficio tecnico, già noto alle forze dell’ordine, Vincenzo Bloise (41), architetto dipendente dell’ufficio tecnico, e Luigi De Luca (41), consigliere di minoranza. Ai domiciliari sono stati posti Pierpaolo Barbarello (52), dipendente dell’ufficio tecnico, e Giovanni Oliva (51), ex comandante della polizia municipale.


Le altre ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state eseguite nei confronti di Roberto Cesareo (46); Andrea Esposito (38); Agostino Iacovo (35); Francesco Saverio La Greca (38); Riccardo Montaspro (41); Mario Nocito (63), avvocato; Eugenio Occhiuzzi (33); Rodolfo Pancaro (39); Antonio Pignataro (50); Cantigno Servidio (46); Giuseppe Silvestri (54); Alvaro Sollazzo (49); Mario Stummo (58); Franco Valente (51); Pietro Valente (45); Marco Zaccaro (30) e Giuseppe Zito (60).
Sono stati posti ai domiciliari Nicola Franco Balsebre (42); Luigi Bovienzo (53); Santino Pasquale Crisciti (57); Francesco De Luca (36); Corrado Lamberti (81); Olgarino Manco (54); Pino Manco (48); Angelo Silvio Polignano (45); Francesco Pugliese (50) e Antonio Vaccaro (59).

 

Da .corrieredellacalabria.it/stories/cronaca/16172_operazione_plinius__tutti_gli_arrestati

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