Meglio ostetriche che becchini

Massimo Gramellini

Massimo Gramellini


Anche lo Stato ha finalmente deciso di ridurre le spese. Le aziende lo fanno da anni. Come le famiglie, compresi i single. Si può dire che non ci sia oggi in Italia un solo individuo che non dedichi una parte consistente del proprio tempo a escogitare sistemi per peggiorare il suo precedente tenore di vita. E’ un’attività intellettuale formidabile, che richiede un altrettanto formidabile dispendio di energie psichiche e morali. I tagli producono mortificazioni in chi li subisce, ma alla lunga anche in chi li fa. Ognuno sforbicia a modo suo, spesso nei posti e nei modi sbagliati, almeno questa è l’opinione condivisa delle vittime. Esiste una filosofia del taglio ed è triste e quaresimale: il sacrificio non viene spiegato come presupposto della rinascita, ma come espiazione di antichi peccati o espediente per una mera sopravvivenza.

Furbi raccomandati e corrotti continuano il loro slalom tra le rovine, però i revisori della spesa lo hanno messo nel conto: si taglia dove è più facile, non riuscendo a farlo dove sarebbe più utile. Legioni di tagliatori curvano il capo sulle ricevute e sugli scontrini, distillano e liftano bilanci per spremervi le sacche superflue. Lo Stato ha addirittura nominato un Tagliatore Supremo, Cottarelli Mani di Forbice, sottraendolo a un augusto consesso internazionale affinché venisse a imporre la dieta al ventre molle della Repubblica. Il vento della spending review attraversa ormai tutti gli strati sociali, trovando resistenze sporadiche in pochi valorosi come Moretti, il manager pubblico delle FS che, di fronte all’eventualità che il suo impegno strenuo per i pendolari non venga più ricompensato con stipendi a sei zeri, minaccia di riparare all’estero, dove sicuramente troverà schiere di fan pronti ad assicurarsi i suoi servigi.

Eppure, osservando milioni di persone che ogni giorno si occupano e si preoccupano esclusivamente di ridurre le spese, viene naturale chiedersi perché nessuno si sia ancora dedicato a un’attività più difficile ma molto più urgente: aumentare le entrate. Tutti pensano a spulciare fatture e scontrini, e fanno benissimo, anche se potrebbero farlo meglio. Ma c’è ancora qualcuno che pensa a inventare nuovi prodotti e soddisfare nuovi bisogni da cui potrebbero derivare nuove fonti di reddito?

Nel rapporto deficit/pil, tutti si occupano del numeratore, che sta sopra la linea della frazione. Ma qualcuno pensa ancora al denominatore, che sta sotto? Rinunciando agli ultimi sfizi e a un bel po’ del necessario, un cinquantenne che ha perso il lavoro può sopravvivere un altro anno. Ma per tornare a vivere dovrebbe iscriversi a una scuola, imparare le lingue e le tecnologie, così da rimettersi in corsa per un mestiere nuovo, visto che quello perduto non tornerà più: mai più. Licenziando e «razionalizzando» (orribile parola, che fa a pugni con quel buon senso che vorrebbe richiamare), un’azienda può rantolare ancora per qualche mese. Ma non tornerà a guadagnare se non creerà prodotti più graditi alla clientela e se non investirà nella ricerca e nel capitale umano. E lo Stato, che è l’azienda e la famiglia di tutti, al fianco del Commissario Tagliatore necessita di un Provetto Innovatore che indichi nella scuola e nella formazione i suoi traguardi, concentrandovi le poche risorse disponibili. Renzi si è cucito addosso quel ruolo, per ora a parole. Per quanto anche le parole aiutino a dissolvere questo clima plumbeo da fine del mondo che aleggia nei discorsi e nei pensieri nostalgici e conservatori di tutti. Siamo circondati da becchini, quando invece mai come adesso avremmo bisogno di ostetriche.

 Di MASSIMO GRAMELLINI

Fonte: lastampa.it

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