I NOMI DELLE STRADE, come i nomi delle persone, sono lo specchio di un’epoca

turricedda

 Anzi, attraverso quelle tabelle che se ne stanno sugli incroci delle strade, oltre ad aiutarci a trovare studi medici o librerie, siamo in grado di testare il grado di “velocità” della città o del paese che li inalbera.

E’ dunque fuori discussione che l’Italia sia un paese fermo ad una idea post-risorgimentale che aggiunge poco al nostro domani. Insomma piazza Umberto o via Roma o viale Trieste appartengono a qualche generazione fa, che in quei toponimi aveva riversato sogni e speranze. E su quelle figure avevano costruito un paese sia in termini edili, che culturali, e purtroppo anche militari.

Oggi cosa rimane su quelle tabelle lungo le nostre strade se non ignoranza di non sapere e conoscere il vero valore di una “via Oberdan” o “piazza Cesare Battisti”? Per non parlare di via “Amba Aradam” o “piazza Asmara”.

Nulla, il vuoto.

A questo si aggiunge lo scempio delle scelte. Provare dunque il disagio nel percorrere via Dante Alighieri e vederla scassata, brutta, ignobile per portare un nome così importante (ma poi quei cittadini che abitano in viale della Resistenza non si vergognano a vivere in un posto così brutto con un nome così bello?).

L’oblio, il nero più oscuro sul passato e l’inutilità di gesti compiuti da uomini come Salvo D’Acquisto. Chi era costui?

La fotografia di un paese non la si fa solo con i numeri delle organizzazioni mondiali della finanza, ma anche camminando sulle strade e stradine, attraversando piazza e piazzette, per scoprire che la toponomastica non è una parola sessualmente e politicamente attraente.

Ripartire dunque dalla conoscenza e chi abita, per esempio, in via Duccio Galimberti o martiri di Scalvaia, mettersi a raccontare a tutti o lasciare al bar, la storia che si cela dietro quei nomi. Insomma far ripartire un paese significa anche riprendersi in mano il proprio passato raccontandolo in giro.

Andrea Giannasi

Fonte: http://prospektiva.wordpress.com/2014/09/04/italia-in-crisi-toponomastica-non-e-una-parola-sessualmente-e-politicamente-attraente/

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Questa foto di Lino Fazio risale agli anni ’70.

Se con lo sguardo seguite la strada provinciale, capirete (i giovani, i vecchi già lo sanno) perché quella zona prima della curva viene chiamata Turricedda.

E sono sicuro che, tra i viandanti di questa pagina, ci sarà qualcuno che spiegherà perché alcuni ulivi prima della Turricedda vengono chiamati Ru Sacramento.

2 thoughts on “I NOMI DELLE STRADE, come i nomi delle persone, sono lo specchio di un’epoca

  1. adriana Giorgis

    Sono molto interessata a Orsomarso, paesino dov’è nato Vittorio PAPA, nato penso nel 1941. Ragazzo serio, eccezionale, alto. Ha frequentato le scuole tecniche a Cuneo, era mio compagno di banco: io molto bassa, lui 1,87 cm. Poi è stato a Firenze, caserma sottufficiali e a Moncalieri. Diventato poi Maresciallo dei Carabinieri. Avrebbe voluto sposarmi, ma fino a 27 anni nn era possibile. Trasferito anche a Sondrio. Da anni nn ho sue notizie; era sposato con un’austriaca. Vorrei tanto avere sue notizie, ora sarà in pensione. Se potete chiedere informazioni a Orsomarso o al comando dei Carabinieri, vi sarei molto grata.Adriana Giorgis

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    • admin Post author

      Gentile Signora,
      in genere ORSOMARSO BLUES non fornisce questo tipo di informazioni. Sono cose personali. Io, comunque, ho fatto conoscere la sua richiesta ad un nipote di Vittorio. Deciderà lui cosa rispondere.
      Cordiali saluti

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