RISORGIMENTO? Fucilazioni sommarie, paesi saccheggiati e distrutti, campi di concentramento … Un storia da riscrivere.

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Cosa è stato il Risorgimento per il Sud nelle scuole italiane non viene raccontato. Le fucilazioni, i saccheggi, lo stravolgimento di qualsiasi regola civile, la politica di sopraffazione e di sfruttamento di tipo coloniale vengono taciuti o  mistificati.

La retorica patriottica racconta da 150 anni che al sud c’erano la miseria e la barbarie; mille volontari, con una camicia rossa ed un cuore generoso, vengono e portano la civiltà e la libertà.

Una guerra civile, con motivazioni economiche, sociali, politiche profonde,  viene liquidata  come lotta al brigantaggio. Un fatto di ordine pubblico.

Menzogne

 

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È esemplare il caso del capitano Crema, comandante di una colonna mobile del 45° Fanteria.

Durante le operazioni condotte a Campobasso e nei dintorni della città, fu protagonista di inutili nefandezze: oltraggi alle donne e torture ai commercianti che non volevano aprire i loro esercizi per timore di disordini.

A Casalciprano, Crema pubblicò un bando – «in nome di Vittorio Emanuele Re eletto dalla Nazione» – quanto mai chiaro sulle sue intenzioni:

“Chiunque tratterà o alloggerà briganti sarà fucilato.

Chiunque darà segno di tollerare o favorire il più piccolo

tentativo di reazione sarà fucilato.

Chiunque verrà incontrato per le vie interne o per le campagne

con provvigioni alimentari superiori ai propri bisogni,

o con munizioni da fuoco per ingiustificato uso, sarà fucilato.

Chiunque, avendo notizie dei movimenti delle bande non

sarà sollecito ad avvisare il sottoscritto, verrà considerato

manutengolo o come tale fucilato”.

 

 chiaravalle centrale

Crema fece seguire alle minacce un tale saccheggio di chiese e fattorie che occorse sollevarlo dall’incarico, passato al maggiore Angiolo De Witt con il compito specifico di dare la caccia a uno dei briganti più famosi, Nunzio Di Paolo.

L’ufficiale occupò il territorio di Spineto, e le sue memorie dimostrano che usò metodi simili a quelli del predecessore.

In una pagina narra di un giovane pastore che, all’arrivo delle truppe, avvisava i briganti gridando; questa, almeno, la versione dell’ufficiale. Fatto sta che lo «spione» subì «la meritata punizione». Era un diciassettenne, vestito di pelle di agnello, in mano un piffero di legno per richiamare le capre, lunghi capelli neri e «una fisionomia chiusa e arcigna»: il ritratto che ne da De Witt anticipa le teorie lombrosiane sul prototipo del delinquente. Benché il pastore negasse ogni addebito («Io non aggio avvisato nisciuno»), e la perquisizione delle sue poche cose non confermasse i sospetti, il comportamento da «testardo montanaro» urtò il maggiore.

«Non vi era più dubbio» scrive De Witt «costui era o una spia o un brigantello, e forse un affiliato segreto alla stessa banda di Nunzio; questa idea fu condivisa da tutti i miei soldati perloché credetti di non commettere cosa indoverosa nello stramazzarlo al suolo con un colpo della mia sciabola che gli aprì il cranio e lo lasciò ivi più morto che vivo.»

Così veniva esercitata la giustizia, anche con giochi linguistici.

Cialdini e il suo stato maggiore

Cialdini e il suo stato maggiore

Queste furono le basi per la lotta al brigantaggio: specialmente da quando, nel luglio del 1861, a dirigerla fu inviato il generale e nuovo luogotenente dell’ex Regno delle Due Sicilie, Enrico Cialdini.

[…]

Scaltro e molto determinato condusse la repressione del brigantaggio senza scrupoli, convinto che fosse il suo dovere di italiano e di soldato. Dopo i primi mesi fornì a Torino i risultati della sua azione, soltanto nel Napoletano:

8968 fucilati, tra i quali 64 preti e 22 frati; 10.604 feriti; 7112

prigionieri; 918 case e 6 paesi interamente bruciati; 2905 famiglie

perquisite; 12 chiese saccheggiate; 13.629 deportati;

1428 comuni messi in stato d’assedio.

 

Fonte:  “IL SANGUE DEL SUD” di G.B. Guerri

 

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