Lettera aperta ai cittadini di…

 

 scalea

“Il Silenzio Assordante di SCALEA”

Dove sono finiti i  14.000.000 di euro  (e non solo) versati dai cittadini alle società preposte alla riscossione dei  tributi comunali?

 In un paese alla fame , inviate dal Comune ai contribuenti 80.000 (ottantamila) lettere di sollecito pagamento.

Antonio Pappaterra(IDM): verso il futuro amministrativo di Scalea senza certezze di bilancio.

Chi sono i responsabili del fallimento economico e sociale di Scalea? E’ la domanda incessante che da giorni perseguita chi come me, per anni, ha combattuto e denunciato le gravi inadempienze amministrative del comune di Scalea, nel periodo  che va dal 2006 al 2013.

Aleggia sulla cittadina lo spettro di mostri che hanno determinato lo sfascio di Scalea che comunque, pare, siano bene accetti ed ascoltati da pseudo candidati alle prossime elezioni amministrative.

Intanto il quesito che, nel silenzio assordante di un paese ferito nel profondo, si pongono migliaia di cittadini è questo: dove sono finiti i soldi dei contribuenti che hanno pagato regolarmente  tasse e tributi e perché,  pare, vi sia un ammanco di bilancio che supera forse i 50.000.000 di euro?

Rispondere a questa domanda potrebbe sembrare facile, ma non lo è di fronte ad una realtà amministrativa comunale che ha scelto, in verità per dovere istituzionale, di salvare il salvabile cercando di ricostruire i ruoli dei contribuenti spariti attraverso il sistema  con lo strumento dell’autocertificazione. Forse è mancato un minimo di censimento concreto sul territorio che potesse dare certezza sulle somme da introitare.

Vero è, per quanto riguarda il pregresso, che milioni di Euro sono stati incassati da società incaricate dall’Amministrazione della riscossione dei tributi e non più riversati nelle casse comunali. La certezza di quanto  non incamerato – pari ad € 13.380.321,38 (venticinque miliardi delle vecchie lire) – si evince dalla delibera di Giunta n.143 del 20/10/2010 con la quale si da incarico a due legali di tentare il recupero di detta somma dalle società nel frattempo fallite. A questo punto viene da chiedersi: questi soldi li dobbiamo considerare persi per leggerezza ed incompetenza dei politici e degli uffici che non hanno svolto bene il loro ruolo oppure considerarli rubati? Il danno, naturalmente, va imputato alle gestioni precedenti all’anno 2010.

Erano state messe in atto tutte le forme di salvaguardia, quali assicurazioni o fidejussioni, a garanzia degli incassi? Pare proprio di no. E, sembra, che il danno subito non sia solo questo. E perché i tributi non venivano fatti versare sul conto corrente della Tesoreria comunale?

Mistero?

La terna commissariale, in questo triennio, ha dimostrato grande professionalità, anche se la scelta di inviare migliaia di cartelle (pazze?) per riequilibrare bilanci e ristabilire ruoli a spese dei soliti paganti non è considerata, dal nostro punto di vista, una azione giusta che garantisca una equa distribuzione di quanto dovuto dai contribuenti. Come può un capofamiglia, che non lavora e stenta ad arrivare a fine mese, ripagare o pagare tributi- fra l’altro a volte- già versati o  non meravigliarsi se arrivano cartelle dello stesso importo a padre, madre e figli presenti, oltre che a persone decedute dal 1998?

Al di là di quello che potrebbe rappresentare un palliativo per far rimanere a galla una nave in balia dell’oceano, quello che più preoccupa gli abitanti di Scalea, in genere, è proprio la prospettiva che si affaccia  per le prossime elezioni amministrative. Ed oggi rivedere e sentire personaggi che, in un modo o nell’altro, tentano di riproporsi come fanciulli in tenera età, rinnovati nello spirito di futuri amministratori, dopo che sono stati per anni a scaldare sedie mentre la barca andava a fondo non è proprio fantastico, nè entusiasmante. Senza considerare che ad accompagnarli, purtroppo, ci sono volti più o meno nuovi che hanno dimenticato, o fanno finta di dimenticare, per convenienza e disonestà intellettuale, chi ha fatto davvero la prima linea a Scalea, quando tutti facevano finta di non sapere e di non vedere che la città stava soffocando, oltre che nella cultura dell’illegalità, nell’immondizia, nel fallimento e nella sete .

Oggi sono diversi coloro che guardano ai casi quali il Plinius come il male per eccellenza che ha distrutto l’immagine della città  ma dello scippo subìto, per alcuni versi più spudorato e vergognoso della vicenda suddetta che  costringe tutti a soffrire per mancanza di servizi essenziali e opere adeguate alla città, solo in pochi sono a farne cenno.

Eppure, anche in questo caso, ci sono dei responsabili, soprattutto politici, che girano ancora a piede libero e che vengono riproposti come esempio di “governance” e di clientela.

Vergogna!

Andiamo verso il futuro di Scalea senza certezze di bilancio per chiare responsabilità dirette ed indirette di queste persone e come alternativa a questa evenienza, nel silenzio assordante di una città che apparentemente sembra dimenticarsi dei mali subiti, nella miriade di programmi elettorali ormai in stampa ci si dimentica di dare giustizia al cittadino, quella di cui si avrebbe davvero bisogno per affrontare senza eccessivi disagi il futuro.

Dove sono finiti i milioni di euro versati a società truffaldine?

Noi di Italia del Meridione Scalea a questa domanda pretendiamo risposte e porremo questo quesito come essenziale al programma amministrativo di cui saremo partecipi attivamente e come priorità in agenda per il benessere della collettività sperando, nel contempo,  che qualche barlume di verità possa venire anche dagli organi preposti al controllo delle pubbliche amministrazioni.

Perché ci meraviglia non poco come questo enorme scandalo non sia venuto ancora alla luce.

Scalea Lì 10/03/2016                                                 Il coordinatore cittadino di Scalea Italia del Meridione

Antonio Pappaterra

(F.I.P.)

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Ho ricevuto da Antonio Pappaterra questa lettera. La pubblico come stimolo alla discussione, non come condivisione politica. La responsabilità   delle affermazioni in essa contenute sono da attribuire all’autore della lettera e al Movimento IDM.

Foto RETE

 

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