La Fontana del 26

FONTANA DEL 262

 

Lo so, è sfocata. Però  serve allo scopo, dà una mano ai ricordi, alla memoria ed anche alla melanconia.

E’ l’angolo della Fontana del 26 tra gli anni ’40 e ’50.

La fontana si chiama “del 26” perché collegata a quella parte dell’acquedotto costruita nel 1926.

La strada è ancora col  vecchio selciato, non c’è parapetto. Dalla strada si scendeva subito negli orti e nel Canale, dove le donne andavano a lavare i panni e dove noi da ragazzi si costruiva il falò e si andava a giocare.

Le case recano ancora i segni di crolli dovuti, probabilmente, ad un’alluvione.

 

Nella casa di fronte abitava Zi’ Giuritta, a destra Vincenzo De Paola (meglio noto col soprannome), in quella coi panni stesi  i Maradei.

Le donne sono andate a prendere l’acqua con  le lancedde ( poche famiglie avevano l’acquedotto) e ne approfittano per farsi una chiacchierata.  Due bambini, più sfacciati, guardano il fotografo, una si nasconde dietro il muro. Le galline si fanno un giro in cerca di cibo.

 

Un quadretto di vita paesana, una finestra su un mondo che non c’è più.

 

Ho chiesto al dott. Giovanni Russo chiarimenti sull’anno di costruzione dell’acquedotto e della fognatura, dopo una segnalazione di Dino Di Giorno.

 

Giovanni, con la cortesia che lo distingue, ha scritto:

 

Non mi sento di escludere categoricamente che qualche famiglia più abbiente di Orsomarso abbia potuto avere in casa qualcosa che somigliasse vagamente ad un bagno. Grazie ai soldi dell’America, la famiglia di don Cosma Salerno, probabilmente intorno agli anni ’30, dotò la propria abitazione di una sorta di bagno che scaricava nella costa sotto la Santa Croce dell’omonima via. Tale espediente poteva essere stato adottato anche dalla famiglia Rossi, quando era in vita Vincenzo Rossi (non mi risulta che fosse giudice, forse procuratore o giudice di pace, sennò che ci faceva ad Orsomarso?) padre del prof. Rossi (maestro elementare munito di poderosi baffi). In questo caso, però avremmo dovuto avere, sotto la muraglia che reggeva la misera via Roma, dove ora c’è il palazzo Pandolfi o nei pressi del podere di Vincenzo (del Capogrosso), lo scarico di tale fognatura “personale”. I ricordi dei bambini dell’epoca che giocavano in quegli anfratti non segnalano, però, la presenza di simili reflui. Tieni presente che, anticamente, per i monasteri del Mercurion la situazione di Orsomarso, come quella di Castromercurio, era ideale proprio perchè si poteva scaricare nei fiumi quanto doveva essere espulso e non avvertirne troppo il puzzo vista la posizione sollevata rispetto ai corsi d’acqua. Fino agli anni ’60 tutta la popolazione si serviva delle poche fontane pubbliche che, queste e non l’intero acquedotto, esistevano dal fatidico 1926 (Fontana del ’26). Tutta Santa Croce, o meglio, tutte le donne di Santa Croce si riversavano la sera in piazza per fare scorta di acqua, così alla Viarauta, ecc. L’acqua, tuttavia era poca. La fontana della palma al Capomulino era quasi sempre asciutta, l’acqua finiva prima che vi potesse arrivare. L’acquedotto comunale fu realizzato ala fine degli anni ’50 (inizio ’60) dall’ing. Belladonna e da “Coppolabianca”, esecutore dei lavori. Le famiglie in avevano uno stuolo di ragazzine e servette che provvedevano a attingere acqua alle fontane pubbliche. Anche le mogli dei Carabinieri (dal Palazzo baronale) andavano a prendere l’acqua alla fontana della piazza. Le case popolari di via Porta la Terra furono consegnate con lavandini e vasche da bagno, ma acqua, ancora non ce n’era, i lavori per l’acquedotto non erano ancora neanche iniziati. Decidi tu! Ti saluto.

 

La risposta di Dino Di Giorno

 

Buongiorno, ho letto quanto scritto dal dott. Giovanni Russo ……..Vincenzo Rossi (non mi risulta che fosse giudice, forse procuratore o giudice di pace, sennò che ci faceva ad Orsomarso?…Vincenzo Rossi era(Giudice di pace) gli stessi venivano reclutati tra le famiglie importanti per titoli e censo ed avveniva con nomina Regia …. Se le può far piacere posso aggiungere che il Giudice Vincenzo Rossi era figlio del Dott. Giuseppe Rossi (Farmacista) e della Nobildonna Maria Paternostro di Mormanno grandi proprietari terrieri….Il Giudice Vincenzo Rossi aveva sposato Maria Perrone nobildonna di Santa D.Talao (anch’essa figlia di Farmacista) e grandi proprietari terrieri la cui nonna (Perrone) era stata Dama di Compagnia alla Corte di Ferdinando IV di Borbone.
del prof. Rossi (maestro elementare munito di poderosi baffi) era fratello del Dott. Rossi Angelo Segretario Generale di 1° classe e che portò la corrente elettrica ad Orsomarso e dintorni…. La Famiglia Rossi è stata per più di un secolo una tra le più ricche e intraprendenti di tutto il circondario.

 

 

 

2 Replies to “La Fontana del 26”

  1. dino di giorno ha detto:

    Buongiorno, ho letto quanto scritto dal dott. Giovanni Russo ……..Vincenzo Rossi (non mi risulta che fosse giudice, forse procuratore o giudice di pace, sennò che ci faceva ad Orsomarso?…Vincenzo Rossi era(Giudice di pace) gli stessi venivano reclutati tra le famiglie importanti per titoli e censo ed avveniva con nomina Regia …. Se le può far piacere posso aggiungere che il Giudice Vincenzo Rossi era figlio del Dott. Giuseppe Rossi (Farmacista) e della Nobildonna Maria Paternostro di Mormanno grandi proprietari terrieri….Il Giudice Vincenzo Rossi aveva sposato Maria Perrone nobildonna di Santa D.Talao (anch’essa figlia di Farmacista) e grandi proprietari terrieri la cui nonna (Perrone) era stata Dama di Compagnia alla Corte di Ferdinando IV di Borbone.
    del prof. Rossi (maestro elementare munito di poderosi baffi) era fratello del Dott. Rossi Angelo Segretario Generale di 1° classe e che portò la corrente elettrica ad Orsomarso e dintorni…. La Famiglia Rossi è stata per più di un secolo una tra le più ricche e intraprendenti di tutto il circondario.

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