La generazione che non studia più la Storia parla di continuo di necessità storica per giustificare gli abusi che subisce

 

A New York ci sono sempre meno taxi, spiega il New York Times; notando con soddisfazione che una città che vive attaccata allo smartphone e ottimizzando istericamente il tempo e lo spazio mica può scendere per strada e alzare la mano per provare a fermarne uno, come nei vecchi film anni cinquanta (ma anche anni novanta). Molto più efficiente e cool usare una app e servirsi di Uber. Tanto la tecnologia non la si può fermare, neppure quando crea disoccupazione, precariato, ineguaglianza e infelicità. Come non si possono fermare le grandi catene o Amazon, che stanno finendo di annientare il piccolo commercio e la classe media. La generazione che non studia più la Storia parla di continuo di necessità storica per giustificare gli abusi che subisce e la propria debolezza: il suo “destino manifesto”, dunque inarrestabile, è fare tutto ciò che le corporation le dicono di fare.


Non c’è nessun destino, nessuna legge storica. È solo questione di deregulation, ossia di liberismo. Se trenta o cinquanta anni fa chiunque avesse potuto improvvisarsi tassista con la propria auto, senza chiedere e ottenere una speciale licenza e garantire un certo tipo di servizio, i taxi regolari sarebbero falliti già allora, messi fuori gioco da quelli abusivi. Nel caso di New York la conciliazione degli interessi dei lavoratori e degli utenti non la raggiunse il libero mercato ma una precisa regolamentazione attuata nel 1937, non a caso in pieno New Deal, quando per contrastare il comunismo persino in America il capitalismo dovette indossare una maschera umana.


Oggi l’ha buttata via, non gli serve più. Tanto la gente fa quello che le dicono di fare i media e la pubblicità, e anche quando manifesta la sua opposizione, come gli italiani o gli inglesi ai referendum dello scorso anno, niente cambia perché il potere sa bene che nessuno è pronto a fare il passo successivo e non dico a ribellarsi ma neppure a parlare di ribellione. Neanche riesce, la gente, a rinunciare a Uber o a Ikea – hanno sempre una scusa buona (è più economico, è più comodo, è più veloce) per rafforzare coloro che stanno impoverendoli e togliendo loro sicurezza sociale e diritti politici.


Mi torna in mente un detto attribuito a Lenin, che l’avidità dei capitalisti li avrebbe portati a vendere ai bolscevichi le corde con cui i bolscevichi li avrebbero impiccati. Bei tempi. Oggi l’avidità indotta dei consumatori (inclusi quelli che si dicono di sinistra) li spinge a comprare le catene con cui i capitalisti li imprigionano.

Di  Francesco Erspamer 

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