Neocapitalismo

 

Il neocapitalismo in difficoltà e ormai in crisi strutturale (meglio: in crisi “organica”, intenzionale) ha già trovato il modo di assorbire il crescente malcontento della gente per la spaventosa ineguaglianza che ha causato e per la distruzione probabilmente irreversibile delle comunità e dell’ambiente: continuando tranquillo con la deregulation economica e morale, ossia con la legge della giungla che favorisce i più ricchi e forti, ma offrendo un po’ di posti di lavoro senza garanzie sindacali e sociali. Il neofascismo corporativo di Trump insomma.


Marchionne sorride, lo capisco. Non capisco invece i sorrisi della sinistra post-sessantottina italiana, ancora prigioniera dei miti individualisti e libertari (ossia liberisti) sviluppati allora e a cui da sempre i miliardari e i principi (plurale di principe, non di principio) sono piaciuti molto di più della piccola borghesia e della classe media. Farebbe meglio ad accorgersi in fretta che l’esperimento americano non porta all’emancipazione e tanto meno al socialismo bensì a un capitalismo ancora più brutale che potrà fare a meno delle delocalizzazioni e delle migrazioni di massa ricreando anche in America e in Europa un ampio sottoproletariato privo di coscienza e di diritti e dunque facilmente manipolabile.

Francesco Erspamer

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