BASILIANI – Architettura

Monastero S. Giovanni Theristi – Bivongi

Se per il periodo prenormanno i numerosi piccoli monasteri in rupe o subdiali che costellavano il paesaggio dell’Italia meridionale sembrano esistere solo nelle fonti, le nuove fondazioni escono dai libri e dalle grotte e acquisiscono via via monumentalità, quasi a voler rivaleggiare con le grandi abbazie benedettine fondate dai Normanni e con le loro cattedrali. Muta così l’immagine stessa del monachesimo bizantino in Italia meridionale, attirato in una spirale politico-religiosa, come testimonia anche la creazione di monasteri urbani.

E nel contempo si assiste, per ciò che attiene specificatamente all’edilizia monastica bizantina, a una compenetrazione di forme locali e d’oltralpe con elementi orientali, per es. la cupola. Tranne rare eccezioni, la struttura muraria sembra svolgere un ruolo determinante, costituendo quasi la sigla, il sigillo della grecità dell’edificio di culto rispetto alle fondazioni latine.

L’abbazia di Sant’Angelo al Raparo

In Calabria e in Sicilia infatti i più importanti monasteri italo-greci sono costruiti nella maggior parte dei casi in opera laterizia oppure con una tecnica mista, a imitazione di quella c.d. cloisonnée, peculiare dell’architettura mediobizantina, di contro al concio ben squadrato caratteristico – sia pure con qualche eccezione – delle cattedrali e delle abbazie benedettine di fondazione normanna. In questo settore, alla Calabria va il merito di aver sperimentato schemi e moduli architettonici complessi, subito accolti in Sicilia.

Chiesa di Sant’Adriano di San Demetrio Corone

D’altra parte, un gruppo di chiese monastiche bizantine siciliane e calabresi adottò la pianta basilicale a tre navate desinenti in altrettante absidi – spesso con una o più cupole diversamente distribuite – attestata in Calabria già nella prima metà del sec. 11° nella cattedrale di Santa Severina, almeno per l’impianto di base. Si pensi, sempre in Calabria, alle chiese monastiche di S. Adriano a San Demetrio Corone, del Patírion, di S. Maria di Tridetti e S. Maria di Terreti, la datazione delle quali – con l’eccezione del Patírion – oscilla di qualche decennio. Anche S. Giovanni Vecchio ha creato non pochi problemi per la tipologia della struttura muraria impiegata nei muri perimetrali, diversa rispetto a quella del transetto, e si è discusso a lungo sulla possibilità di legare questi due tipi di muratura ad altrettante fasi costruttive (Bozzoni, 1974).

La chiesa di Santa Maria de’ Tridetti sorge a pochi chilometri da Staiti

La scoperta recente di affreschi di tipo bizantino, di alta qualità, all’esterno della parete perimetrale meridionale rimette però in discussione i termini della questione, poiché tale muratura non era a vista (Falla Castelfranchi, 1985), suggerendo una probabile contemporaneità delle due diverse tessiture.Sembra dunque, alla luce di questi dati, che non si possa parlare in Calabria, come in Sicilia, di architettura basiliana legata cioè al mondo monastico italo-greco, con sue proprie specificità tra 11° e 12° secolo. Gli schemi adottati riflettono infatti la variegata realtà di queste regioni: non si tratta cioè di formule connesse esclusivamente all’edilizia monastica di ambito bizantino, come fu per es. il caso della tipologia atonita a triconco preceduto dalla líte, divenuto in seguito sinonimo della chiesa monastica in alcune regioni dell’impero bizantino. In aggiunta alla liturgia, l’elemento discriminante rispetto all’edilizia religiosa latina, almeno per la maggior parte dei casi, rimane la struttura muraria.

Abbazia di Santa Maria di Cerrate

Le dimensioni stesse delle chiese monastiche italo-greche, di solito piuttosto ridotte, appaiono come una peculiarità di questa edilizia rispetto ai monasteri benedettini e soprattutto alle grandi cattedrali normanne.Contemporaneamente in Puglia, e in particolare nel Salento, le due abbazie storiche di quest’area, S. Nicola di Casole e S. Maria di Cerrate, adottano schemi e tipologie del Romanico pugliese e né il loro involucro esterno, né l’articolazione interna ne svelano la grecità.

FONTE: www.treccani.it

Foto RETE

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