IL PANE NEL MEDIOEVO

 

Nel Medioevo, il pane rappresentava l’alimento simbolo della nutrizione umana, come messo già in evidenza dalla religione Cristiana nella preghiera del “Padre Nostro” e nel sacramento della comunione.

Il pane bianco di frumento era appannaggio dei ricchi. All’epoca venivano attribuite a questo tipo di pane anche proprietà taumaturgiche, tanto che una storia racconta di come Ghino di Tacco riuscì a guarire dal mal di stomaco, con fette di pane abbrustolito, uno dei più ricchi porporati del tempo, l’Abate di Clignì, inviato a curarsi ai bagni di Siena addirittura da Papa Bonifacio VIII.

Le classi meno abbienti invece, si sfamavano con il pane d’avena o di crusca. La preparazione di questo pane consisteva sostanzialmente nel fare una pasta senza sale, lievito e droghe, che veniva riposta in un luogo caldo dove riposava per tutta la notte. Il giorno dopo, con il composto ottenuto, si elaboravano i pani da infornare; cotti che fossero, s’immergevano nell’acqua bollente, per poi adagiarli nel forno per l’asciugatura. Questo tipo di pane, che aveva lunghi tempi di conservazione, era anche il cibo portato dai pellegrini nella bisaccia durante i loro lunghi viaggi, e veniva consumato dopo essere stato rammollito con un panno bagnato.

Gli abitanti delle campagne, inoltre, di sovente, aggiungevano al pane anche farine di legumi (le più comuni erano le farine di fave e ceci) o anche farina di castagne, meno costosa in quanto la materia prima veniva raccolta nei boschi nella stagione autunnale.

Nel sottolineare l’importanza del pane nella dieta, non si può sorvolare sul fatto che, anche nelle tavole dei più ricchi e abbienti, si utilizzassero raramente dei piatti veri e propri. Al posto di questi ultimi infatti, si adoperava una sorta di tagliere fatto di pasta di pane, sul quale si adagiava il cibo disposto nel grande vassoio al centro della tavola. Il “piatto” di pane, a quel punto, pregno dei sughi e degli aromi delle pietanze, veniva poi donato ai poveri che chiedevano la carità alle porte del castello.

Inoltre, è in questo periodo che nacque la superstizione che mettere il pane capovolto in tavola fosse causa di sfortuna, una credenza popolare derivata dal modo in cui i fornai preparavano e  consegnavano, con disprezzo il “pane del boia”, preparato senza compenso per doveri di legge.

Infine, il pane rappresentava anche l’alimento principe per i soldati, durante le guerre, soprattutto per il fatto che si mantenesse a lungo e che fosse una grossa fonte energetica per l’organismo. Un caso degno di nota è quello del pane preparato durante le Crociate: prima della fase della lievitazione, si incideva il simbolo di una croce sulla pagnotta, in modo tale da favorire una lievitazione più veloce, ma anche perchè la croce era (e lo è tutt’oggi) il simbolo del Cristianesimo.

Fonte: http://historiemedievali.blogspot.com

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