Hieronymus Bosch, pittore del fantastico e del sogno (o meglio, dell’incubo)

Bosch, Trittico del giudizio di Vienna, dettaglio

 

In un’epoca come il Rinascimento, tesa verso l’armonia e lo splendore, il pittore olandese Hieronymus Bosch (1453-1516) scelse un’altra strada. Per intenderci, Bosch visse in contemporanea a Leonardo da Vinci (1452-1519), ma la distanza sia fisica sia artistica non potrebbe essere più palese. Contrario alla rappresentazione idealizzante della natura, Bosch divenne l’artista delle visioni oniriche. Pittore del fantastico e del sogno (o meglio, incubo), del demoniaco e dell’innaturale, Bosch non è propriamente ascrivibile né alla pittura fiamminga del ‘400, né ai caratteri dell’arte rinascimentale: fece del grottesco la sua caratteristica distintiva, approccio che lo rese popolare oltre i confini del linguaggio e della cultura.

Nato nel 1453 a Hertogenbosch, tutta la sua vita è intrisa di mistero e poche sono le notizie certe. Imparò l’arte pittorica nella bottega di famiglia e furono probabilmente i familiari a spingerlo verso quello stile miniaturistico che caratterizzò tutta la sua produzione artistica. In ogni sua opera è infatti possibile ammirare l’approccio quasi grafico e bidimensionale, privo della resa volumetrica, vicino allo stile delle rappresentazioni miniate e lontano da quello allora diffuso.
Le sue opere sono inoltre caratterizzate da una forte volontà moralistica: il pittore nasce alla fine della guerra dei Cent’anni, in una fase di risveglio economico che porta, di pari passo, un aumento della ricchezza e della corruzione. La società è divisa tra il culto del piacere e un forte senso del dovere etico-religioso, il tutto condito dall’affermazione nella tradizione popolare dell’alchimia e della magia nera. Bosch riesce a canalizzare tutte queste tendenze in uniche e meravigliose rappresentazioni: un’arte che mette l’uomo faccia a faccia con i suoi peccati e le sue paure.

“Trittico del Giardino delle delizie” di Hieronymus Bosch

La sua più celebre opera è sicuramente il Trittico del Giardino delle delizie, dipinto probabilmente tra il 1480 e il 1490 su commissione di Enrico III di Nassau-Breda e conservato oggi al Museo del Prado, Madrid. Rappresenta il cammino dell’umanità e del mondo e, come dice la stessa parola “trittico”, è composta da tre pannelli di cui i due laterali possono richiudersi su quello centrale, come una sorta di finestra. Il momento della creazione è visibile sui pannelli esterni quando il trittico è chiuso, quando invece il trittico è aperto si possono ammirare le rappresentazioni del Paradiso terrestre (pannello di sinistra), quelle dell’Inferno (pannello di destra) e al centro il Giardino delle Delizie, un ingannevole e meraviglioso giardino dedicato al peccato e alla lussuria.
Se i due pannelli laterali (Inferno e Paradiso) riprendono concetti che bene o male già conosciamo nella storia dell’arte, il pannello centrale è il più emblematico per presentare il vero, sconcertante punto di svolta.

“Trittico del Giardino delle delizie” (pannello centrale) di Hieronymus Bosch

Qui Bosch inserisce una serie di enigmatiche visioni, un vero e proprio crogiolo di figure maschili e femminili nude, con piante e animali dall’aspetto esotico, impegnati nella ricerca del piacere più sfrenato apertamente e senza vergogna. Tutti gli elementi sono fortemente simbolici, ovunque fissiamo lo sguardo non c’è traccia di logica umana. Vediamo volatili giganteschi (comprese due civette, simboli dell’oscurità e del male), architetture senza tempo, personaggi intrappolati in enormi uova e bolle d’acqua (simboli dell’isolamento dell’anima in una sorta di condizione prenatale), frutti dalle dimensioni incredibili (soprattutto fragole, lamponi, more: tutti frutti simboli dell’atto sessuale). Tutto questo nel 1480! Sembra quasi di trovarsi di fronte ad un quadro di Dalì, non a caso Bosch viene citato come “padre spirituale del movimento” nel manifesto del surrealismo di Andrè Brenton insieme al suo più grande successore Pieter Bruegel il Vecchio. Molti elementi delle opere di Bosch si ripresentano nelle opere di Tanguy, ErnstMirò, Dalì, Magritte Delvaux e in numerosi saggi surrealisti.

Quest’opera è un inno alla potenza creatrice della nostra immaginazione: noi uomini del ventunesimo secolo potremmo non essere particolarmente stupiti da queste visioni, influenzati soprattutto dall’arte surrealista e dai moderni effetti speciali che rendono possibile l’impossibile. Ma Hieronymus non uscì mai dall’Olanda, “rinchiuso” nel suo piccolo borgo e spinto dalla fervida immaginazione diede forma ad ogni suo più nascosto tormento, a credenze popolari e superstizioni.

“Trittico del Giardino delle delizie” di Hieronymus Bosch

Per via di questi elementi e dei risvolti pienamente psicanalitici dei suoi dipinti (che anticipano Freud di circa 400 anni), è considerato un innovatore non solo nell’arte pittorica ma anche in quella concettuale, entrando di diritto nella hall of fame dei geni indiscussi della storia dell’arte.

di Eleonora Modaffari

Fonte: http://lartediguardarelarte.altervista.org/2173-2/?fbclid=IwAR0E97IAF0MFPaltitMMR9VT5T8hIdAzay1tlj3GiGqrmH8hT8VcsM_Vbug

Foto RETE

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