Com’era diversa la notte qui

ORSOMARSO

Andò con passo svelto, finché non oltrepassò le ultime case di quella strada, che sboccava nella campagna. Qui si rifermò e si guardò attorno, smarrito. Poi guardò in alto. Ah, il cielo ampio, libero, fervido di stelle! Che guizzi di luce innumerevoli, che palpito continuo! Trasse un respiro di sollievo: se ne sentì refrigerato. Che silenzio! che pace! Com’era diversa la notte qui, pure a due passi dalla città… Il tempo che lì, per gli uomini, era guerra, intrigo di tristi passioni, noja acre e smaniosa, qui era attonita, smemorata quiete. A due passi, un altro mondo. Chi sa perché, intanto, provava uno strano ritegno, quasi di sgomento, a muovervi i piedi.

Gli alberi, sfrondati dalle prime ventate d’autunno, gli sorgevano attorno come fantasmi dai gesti pieni di mistero. Per la prima volta li vedeva così e se ne sentiva una pena indefinibile. Di nuovo si fermò perplesso, quasi oppresso di pauroso stupore; tornò a guardarsi attorno, nel bujo.

Lo sfavillìo delle stelle, che trapungeva e allargava il cielo, non arrivava ad esser lume in terra; ma al lucido tremore di lassù pareva rispondesse lontano lontano, dalla terra tutta, un tremor sonoro, continuo, il fritinnìo dei grilli. Tese l’orecchio a quel canto, con tutta l’anima sospesa: percepì allora anche il fruscio vago delle ultime foglie, il brulichìo confuso della vasta campagna nella notte, e provò un’ansia strana, una costernazione angosciosa di tutto quell’ignoto indistinto, che formicolava nel silenzio. Istintivamente, per sottrarsi a queste minute, sottilissime percezioni, si mosse.

Nella zana a destra di quella via di campagna scorreva un’acqua, silenziosa nell’ombra, la quale, qua e là, s’alluciava un attimo quasi per il riflesso di qualche stella, o forse era una lucciola che vi sprazzava sopra, a tratti, volando, il suo verde lume.

Da LA LEVATA DEL SOLE, di Luigi Pirandello, Mondadori

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