SCONGIURI – Cura ri zifunu

Anche ad Orsomarso, nel tempo contadino, c’era la credenza che qualcuno avesse il potere di neutralizzare le trombe d’aria, temute dai contadini, perché causa di fame e miseria. Era colei che era capace di “tagghjari a cura ri zifunu” . Lo strumento utilizzato era un grosso coltello col quale si facevano segni di croce in direzione della tromba d’aria, mentre si recitava questa formula. Me la raccontava la buon’anima di zi’ Domenica:

..

Mare, ca ti ’ngrossisi a la marina.

Cilo, c’hai apirto la cilestre

Malo vinto, chi portisi rujina

‘Nchjummativi ‘nta stu circhiu biniritto (facendo un cerchio in terra col coltello)

E salavati li cirstiani

pi la mano ri Santo Vastiano.

..

A tija,  cura ri zifunu,

tagghjo la capo e la furtuna, (facendo in aria cerchi col coltello in più direzioni)

cu la spata ri santo Michele

e la mano ri santo Rafele.

..

‘Nfunnu a lu mari ti n’haja scappà (facendo segni di croce col cotello)

Pi vuluntà ri la Trinità.

..

Cura ri zifunu, mala vintura,

Vatinni ‘nta lu munnu scuro.

(Questi ultimi due versi venivano ripetuti più volte, almeno nove, in un crescendo ossessivo e isterico, mentre i presenti, in ginocchio, si segnavano con la croce e la fattucchiera continuava a fare segni di croce col coltello. Alla fine si recitavano tre Pater, Ave, Gloria)

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