Stereotipi e pregiudizi basati su caratteristiche fisiche, mestieri, paesi

Non mancano, d’altro canto, all’interno della cultura popolare meridionale stereotipi e pregiudizi basati e riferentisi a particolari caratteristiche fisiche, a mestieri, a paesi, per cui la dinamica identità-diversità si risolve, anche se in misura minore rispetto alla società generale, nell’equazione diversità = negatività. Il folklore calabrese contiene significativi documenti in proposito, che stabiliscono predisposizioni più o meno generiche alla pericolosità sociale, configurando uno stigma del «cattivo» attraverso quella che i folkloristi operanti in clima positivistico definivano «arte fisiognomica popolare» (una sorta di analogo folklorico dell’antropologia criminale positivistica).

Chiunque abbia un difetto apparente dicesi segnato, nel dialetto, signatu; e contro i segnati gridasi da per tutto… Il volgo insomma crede che non per niente si è segnati, ma perché facciano noto da se stessi all’universale che, sotto il difetto fisico apparente, v’è il difetto morale, ch’è una buona dose di birbanteria.

In un canto popolare, raccolto da G. B. Marzano, è detto:

O facci porzijusa e pilu russu/Chi feti di tri migghia a miji cani,/ Comu culu di cuccu fa to’ mussu/Va, quandu scardi di l’autri li lani.l Sempi parri d’onuri, ma, poi, tuttu/Arrobbi chi ti capita a li mani,/Comu di Iuda, chi tradiu (lu bruttu!)/S’arrassanu di tia li foritani. ( O faccia porcina e pelo rosso che puzzi da tre miglia a mille cani. Come culo di gufo il tuo muso. Si muove, quando cardi la lana degli altri. Sempre parli d’onore, ma, poi, tutto Rubi che ti capita fra le mani, Come da Giuda, che tradì (il Brutto!) Si allontanano da te i paesani)

In un wellerismo si afferma:

Dissi ‘u Signuri a San Micheli:/Cu pili russi non fari cumpari,/ Orbi di ‘nocchiu e zzoppi di ‘nu pedi/Su’ li toi nimici capitali” (Disse il Signore a San Michele: Con peli rossi non fare comparatico Orbi di un occhio e zoppi di un piede Sono i tuoi emici capitali.)

e in un proverbio: «Pilu russu, malu culuri / O birbanti o tradituri»( «Pelo rosso, cattivo colore, o birbante o traditore); inoltre si crede che «le braccia lunghe sono indizio della malaugurata tendenza all’impadronirsi della roba altrui» e «si crede d’indole cattiva la donna con la barba, come al contrario l’uomo che ne è privo, e a tale proposito si dice:

“Ddiu mu ti libara di l’omani sbani (senza barba) e d’i fimmani varvuti”»; oppure: «Omu sbanu (senza barba) è malu cristianu»; inoltre si crede che «orecchie senza lobo denotano perversità d’animo»; infine un altro proverbio stabilisce: «Faccia senza culuru/o fausu o tradituru».

Oltre a questi pregiudizi basati su caratteristiche fisiche, ve ne sono altri che si riferiscono ad abitanti di interi paesi o di contrade o di altre zone geografiche o a minoranze etniche e che realizzano quel fenomeno di opposizione campanilistica o intergruppale, che, con equivoca e contestata espressione, si definisce blasone popolare. Ad esempio:

Casolisi cacchj ‘e mpisi; (Casalesi gente da capestro)

Genti ‘e marina, futti e camina. (Non avere fiducia nei marinai)

Genti ‘e muntagna ‘un ta’ fari cumpagna;(La gente della montagna è una cattiva compagna)

 Si Gesù Cristu fussi acritanu puru illu averra lu vizzarru pilu;(Se Gesù Cristo fosse nato ad Acri, anche lui sarebbe scaltro e infedele)

Autumuntu, malu muntu/Quattru vienti e quattru canti/Tutti quanti su briganti;(Altomonte cattivo monte, quattro venti e quattro canti, tutti quanti sono briganti)

 ‘U pedacisi si ‘un mina la vranca è malatu; (Il pedacese se non ruba è ammalato)

Mina vranchi li Cutrisi; (I cutresi sono violenti)

Si ti vù ‘nzurari vatinni a Gaiatu, ‘nmienzu a Chiaravalle e Santu Vitu, e la matina ti truovi curnutu; («Se vuoi sposare vattene a Gagliato, che sta fra Chiaravalle e Santo Vito, e la mattina dopo sei cornuto).

Spilingoti e Pulistinisi ‘un ci trattari càpierai i spisi; (Con Spilingoti e Polistenesi non avere a che fare, perderai le spese)

 Ghiegghi cani mangia cristiani; (L’albanese è un cane che mangia i cristiani)

Si scuonti ‘nu ghiegghiu e ‘nu lupu spara ‘u ghiegghiu e lassa ‘u lupu; (Se incontri un albanese e un lupo, spara all’albanese e lascia stare il lupo)

Latri di Pellegrina, puttani di Rìggiu.

Altri infine, riguardano categorie sociali distinte in base al mestiere e testimoniano tutti quelle divisioni interne al mondo popolare, da ricondurre, in ultima e decisiva istanza, alle articolazioni del dominio di classe. Ad esempio:

‘U tavernaru vinni l’ossa ‘e Cristo; (L’oste inganna tutti. Pur di guadagnare venderebbe le ossa di Cristo».

Cu’ pecurari, marinari e sbirri/Non pigghiari amicizzia cà la sgarri. (Con pecorai, marinai e sbirri, non prendere amicizia, che la sbagli).

Da UN VILLAGGIO NELLA MEMORIA, di L.M. Satriani e M. Meligrana – Gangemi

Foto RETE

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