PROCESSIONE

L’evento religioso non è mai solo religioso, è anche altro. Contribuisce a costruire un’identità, a riconoscersi in una comunità; crea relazioni sociali.

Quando andai a lavorare in Veneto, il Venerdì Santo mi ritrovai in fabbrica e ridurre la ricorrenza religiosa solo a dieci minuti di pausa verso le 15, quando si crede che il Cristo sia morto. Rimasi sconvolto. Niente Via Crucis, niente processione, niente canti a ricordare la Passione. Un giorno come tanti, anonimo. Tutto quel mondo che aveva impastato la mia vita fino ad allora, lì non valeva niente. Quei giorni della Settimana Santa, che nel tempo contadino di Orsomarso erano i più intensi, i più sentiti di tutto l’anno, nella cultura industriale valevano solo dieci minuti di pausa; e solo perché i proprietari della fabbrica erano molto cattolici.

Quando incontrai don Elio, il parroco, ne discussi animatamente. “Questo è un paese giovane. Sono arrivati qui da ogni dove, con tante lingue, tante storie. Sono qui perché ci sono fabbriche e lavoro. La Settimana Santa la ricordiamo in chiesa, con i pochi che ci vengono”, concluse.

Me ne andai coi miei ricordi e con la nostalgia di gesti, parole, canti, volti nei quali mi riconoscevo.

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