CALABRIA, qualcosa sull’ARTE

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La regione serba una ricca documentazione preistorica che testimonia l’esistenza di piccole comunità risalenti all’età del ferro (secc. X-VII a.C.), produttrici di vasellame d’argilla a impasto grezzo (Torre del Mordillo, presso Cosenza; Torre Galli, presso Vibo Valentia). Non pare che le popolazioni autoctone si integrassero con i coloni greci del sec. VIII, che furono all’origine dell’intensa urbanizzazione delle zone costiere.

PAPASIDERO – Grotta del Romito

Al sincretismo religioso che accompagnò questa fase della colonizzazione corrispose un’importante e differenziata produzione artistica italiota che ebbe il suo culmine nel sec. V a.C. e i suoi principali centri di diffusione a Locri (specchi bronzei con sostegni a figure efebiche, tabelle fittili rappresentanti episodi del mito di Persefone, Reggio Calabria, Museo Nazionale) e a Rosarno Medma, presso Gioia Tauro (grandi busti femminili in terracotta, anch’essi al Museo di Reggio). Rare sono invece le testimonianze monumentali (frammenti architettonici dei grandi templi di Punta Stilo, presso Caulonia, e di Hera Lacinia, presso Crotone), benché tra esse sia da annoverare l’unico esempio sicuro di costruzione di ordine ionico in Magna Grecia (tempio nuovo di Marasà a Locri, sec. V a.C., da cui proviene il Dioniso cavalcante del Museo Nazionale di Reggio).

Museo di Reggio Calabria

Al decadimento dei centri italioti (sec. IV a.C.), accelerato dalla pressione delle popolazioni italiche (bruzi e lucani) sulle città della costa (a questo periodo risale il rifacimento delle cinte murarie di Locri e Reggio), corrispose un generale livellamento culturale accompagnato da una riduzione delle aree delle zone abitate; su di esse si insediarono, dopo la conquista, i romani. La presenza di questi ultimi in Calabria è caratterizzata, più che da complessi monumentali (resti di edifici termali a Reggio e a Gioiosa Ionica) o da testimonianze artistiche (frammenti bronzei di statua equestre, sec. II d.C., Catanzaro, museo; braccio colossale, secc. III-IV d.C., Reggio Calabria, Museo Nazionale), dai resti di grandi ville suburbane collegate a vastissime proprietà fondiarie.

Tempio nuovo di Marasà a Locri, sec. V a.C

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Benché precocemente evangelizzata (sec. I d.C.), la Calabria conserva una scarsa documentazione artistica dei primi secoli dell’era cristiana; le prime testimonianze risalgono al periodo della conquista bizantina (ruderi della chiesa di San Martino a Copanello, presso Squillace, sec. VI) e a quello, immediatamente successivo, di penetrazione anche religiosa e culturale (cappelle rupestri di contrada Pente, presso Rossano; costruzioni religiose a sala unica cupolata a Santa Severina: battistero del sec. VIII e oratorio di Santa Filomena del IX).

ROSSANO – Codex Purpureus Rossanensis

La cultura bizantina, in cui confluirono anche componenti islamiche dovute principalmente alla breve occupazione araba della regione (950-952: costruzione di una moschea a Reggio, poco dopo distrutta), ebbe uno dei propri centri più importanti a Rossano (codice purpureo del tesoro della cattedrale, sec. VI; la «Panaghia», con decorazioni esterne in cotto, San Marco) e si irradiò nei secc. X-XI principalmente lungo la costa ionica (la «Cattolica» di Stilo, a croce greca iscritta con tre absidi). Molti di questi monumenti si salvarono dalla distruzione perché situati in zone a lungo abitate da comunità di origine greca.

Cattolica di Stilo

Dopo la conquista normanna (1054-58) iniziò la penetrazione dei benedettini, utilizzati dai conquistatori per le relazioni con il papato; le prime costruzioni dell’ordine risalgono agli ultimi decenni del sec. XI (distrutta abbazia di Sant’Eufemia, presso Catanzaro; ruderi della «Roccelletta» a Squillace; duomo di Gerace, con corpo basilicale a tre navate) e rivelano la presenza di elementi strutturali di origine cluniacense. Tuttavia anche durante la dominazione normanna, che implicò in Calabria l’introduzione di un tenace feudalesimo e produsse un notevole impulso edilizio dei centri urbani del retroterra a discapito di quelli costieri, la cultura bizantina, tramite il monachesimo basiliano, lasciò tracce importanti della propria presenza (San Giovanni Vecchio di Bivongi, presso Stilo; ruderi di Santa Maria dei Tridetti a Staiti, presso Reggio; Santa Maria del Patirion, presso Rossano).

ROSSANO – Patirion

Il fenomeno di concentrazione urbana si accentuò in epoca sveva allorché, per impulso di Federico II, tutta la regione fu munita di un articolato sistema difensivo (castelli di Cosenza, Rocca Imperiale, Santa Severina, Monteleone) e si radicalizzò durante la dominazione angioina e aragonese.

In una regione in gran parte sottoposta al regime feudale ancora in pieno Cinquecento, con una struttura creditizia carente e un commercio monopolizzato da mercanti stranieri, provata da una gravissima crisi demografica e indebolita da un grave flusso migratorio, anche intellettuale, accentuatissimo nel Seicento, le testimonianze artistiche più rilevanti sono dovute a episodiche importazioni (sepolcro di Elisabetta di Aragona nella cattedrale di Cosenza, sec. XV; polittici di B. Vivarini a Morano e Zumpano, presso Cosenza; mausoleo di V. Carafa nella Chiesa Madre di Caulonia, 1488). La produzione indigena, a eccezione di quella della seta (tessuti di Catanzaro, sec. XV), ha un’importanza quasi esclusivamente locale (argentieri e cesellatori di Cosenza, organai di Mormanno) e rivela un notevole ritardo stilistico rispetto a quella di altri centri dell’Italia centromeridionale. Tali caratteristiche contraddistinguono ugualmente l’edilizia religiosa, dal sec. XV (tarda sopravvivenza di forme gotiche in San Francesco e in San Domenico a Cosenza) all’Ottocento, allorché si ebbe un massiccio recupero dello stile barocco.

Calabria – Polittico di Bartolomeo Vivarini (1430-1491), tavola 200×260 cm, 1477 – Morano calabro (Cs), Colleggiata della Maddalena

La povertà dell’architettura civile è da parte sua motivata dalla concentrazione dell’aristocrazia locale alla corte di Napoli e dall’assenza di un ceto indigeno intermedio tra l’aristocrazia e il proletariato. La precaria situazione finanziaria del clero, già grave nel sec. XVI, determinò nel corso del Settecento l’alienazione di una parte degli addobbi ecclesiastici. Al depauperamento culturale della Calabria contribuirono inoltre le distruzioni causate dai terremoti, i restauri arbitrari (cattedrale di Cosenza, 1831) e gli sventramenti urbanistici ottocenteschi (centro storico di Catanzaro).

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Fonte: ENCICLOPEDIA EUROPEA – Garzanti

Foto: RETE

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