TESMOFORIE, la festa per sole donne

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Tesmoforie (Θεσμοϕόρια) – Queste feste in onore di Demetra si svolgevano ad Atene e in tutto il mondo greco, in occasione della semina del grano, nel mese di Pianepsione (che corrisponde, grosso modo, all’ultima quindicina di ottobre e alla prima di novembre del nostro calendario). Duravano tre giorni e vi prendevano parte le donne sposate a liberi cittadini: le mogli dei meteci e degli stranieri, le schiave e gli uomini non erano ammessi. Le partecipanti si astenevano dai rapporti sessuali per alcuni giorni (tre, sembra) e, per calmare il desiderio, si distendevano su giacigli fatti di rami di agnocastus (Plinio, Nat. Hist.XXIV 59-63). Sembra anche che mangiassero aglio perché il loro alito tenesse lontani i mariti. Durante le feste le donne offrivano alla dea Demetra primizie e serti di spighe.

Le Tesmoforie erano feste pubbliche, solenni e caste, e si differenziavano profondamente dalle Adonie, le altre feste delle donne, che erano private, promiscue e libertine.

Thfsmophòros, epiteto di Demetra, della figlia Persefone (e negli Orfici di Dioniso), significa ‘legislatore-legislatrice’ da thesmós ‘legge’ e phéro ‘portare’.

A Demetra, portatrice delle leggi che regolano le istituzioni familiari, il germinare della vegetazione e la capacità di generare delle donne, erano dedicate le Tesmoforie, «uno dei riti più importanti attraverso i quali la società greca si sforza di definire quel fondamentale rapporto sociale che è il matrimonio monogamico. È da notare, a questo proposito, che nella città, sul piano istituzionale, il matrimonio sembra essere una realtà mal definita: non ha uno statuto giuridico preciso; la moglie legittima non è nettamente distinta dalla concubina». Cfr. M. Detienne, I giardini di Adone, Paris 1972, trad. it. Torino 1975, pp. 103- 8; 170.

Ad Atene le Tesmoforie si svolgevano con queste modalità. La sera che precedeva l’inizio della festa le partecipanti si riunivano nel demo di Alimunte, dove si trovava il santuario di Demetra Thesmophòros (Pausania, I 31, 1). Dopo una notte di veglia, in processione salivano al tempio: quel giorno era chiamato Andos (‘salita’). Il secondo giorno era dedicato al digiuno per ricordare Demetra che, in lutto per la scomparsa della figlia, piangeva, non mangiava e non beveva (Hymn. Hom. Ad Dem. 149-50). Questo giorno si chiamava Nestéia (‘digiuno’). L’ultimo giorno delle Tesmoforie, dedicato ai festeggiamenti, era chiamato Kallighèneia ‘che genera belle cose’.

Le donne che partecipavano ai riti delle Tesmoforie erano chiamate Mèlissai (‘api’). Le Mélissai erano propriamente le sacerdotesse di Demetra; poi il nome si estese ad altre sacerdotesse: Pindaro (Pyth. IV 60) chiama «ape delfica» la Pizia. Cfr. Callimaco, Hymn. Il 110. Il nome, secondo il mito, sarebbe derivato da una donna che per prima utilizzò il miele come cibo, fornendo un’alternativa alla carne cruda, fino a quel momento unico nutrimento.

Le Tesmoforie si festeggiavano oltre che in Atene anche in altre città della Grecia e delle colonie, ma non sappiamo se i riti fossero gli stessi.

Erodoto riferisce che le Danaidi portarono dall’Egitto «i misteri di Demetra che i Greci chiamano Tesmoforie» e che «li insegnarono alle donne dei Pelasgi» (il 171).

Aristofane nel 411 a.C. mise in scena, durante le Grandi Dionisie, le Tesmoforiazuse (Θεσμοφοριάζουσαι).

La commedia si svolge durante le Tesmoforie; le partecipanti accusano Euripide di misoginia; il suocero di Euripide, che in abiti femminili si è unito a loro, dice che gli attacchi del poeta sono niente in confronto ai loro vizi. In questa commedia, rappresentata due mesi dopo la Lisistrata, il poeta rincara la sua consueta dose di accuse verso le donne e inserisce nel testo versi tratti dall’Elena e dall’Andromaca, parodiando Euripide.

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FONTE: “Dizionario di mitologia classica”, di Luisaa Biondetti – Baldini&Castoldi

FOTO: Rete

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