ANALISI DELL’OPERA – Pittura egizia – Scena di caccia nella palude

.

II soggetto e la tecnica

L’opera, rinvenuta in una tomba nella Valle dei Re a Tebe, rappresenta una scena di caccia nella palude, allusione alla vita ultraterrena. Sono raffigurati il defunto, Nebamon, scriba e medico del re Amenofi II, la moglie e il figlio.

La tecnica impiegata è la pittura su stucco. Le linee sono definite con carboncino sul gesso che riveste la parete.

Il linguaggio visuale

Elemento fondamentale della figurazione è la linea, che contorna nitidamente e con segno continuo le figure rafforzandone il carattere astratto e stilizzato.

Il colore, limitato alle figure, è steso a campiture omogenee, per cui le immagini appaiono prive di volume.

Le tinte, vivaci, offrono gradevoli effetti eli contrasto: con l’ocra rossa e gialla sono resi l’incarnato delle figure umane o il piumaggio di alcuni animali, il nero del carbone è utilizzato per i capelli, gli azzurri e i verdi predominano nella rappresentazione degli animali, dell’acqua e degli elementi floreali.

Lo spazio non è prospettico e le figure, in assenza di sfondo, appaiono appiattite sulla superficie dipinta. Infatti, più che immersi nella natura, i personaggi ne sono circondati.

La composizione è rigorosamente organizzata in due parti giustapposte: gli splendidi papiri, gli uccelli, le anatre selvatiche, i tre eleganti aironi trattenuti da Nebamon, tutti concentrati nella parte sinistra della scena, fungono da contrappunto ideale alle figure umane, presso le quali trovano posto i segni geroglifici.

 Il pittore ha applicato il principio della gerarchia dimensionale, che esprime l’importanza dei soggetti in base alle loro dimensioni. La moglie di Nebamon, a destra, è molto più piccola dell’uomo, pur poggiando i piedi sulla stessa barca; a sua volta, il figlio occupa uno spazio visibilmente minore al reale.

Il corpo umano non è concepito secondo una visione unitaria, ma è composto da più parti, vincolate tra loro da valori proporzionali fissi. L’artista muove dunque dall’esigenza di rappresentare il corpo come è conosciuto e non come appare: così, le gambe divaricate sono pienamente “leggibili”, allo stesso modo del busto disposto frontalmente.

I caratteri espressivi

Raffinate soluzioni formali offrono una leggerezza estrema all’insieme: si noti come la barca scivoli sull’acqua senza immergersi in essa e come l’acqua stessa sia rappresentata mediante uno schema geometrico a ‘spina di pesce’, che vuole indicare in modo stilizzato il lieve movimento delle onde. Una netta linea orizzontale delimita, infine, il fiume, ricco di pesci delle più diverse specie.

La forte stilizzazione delle figure e il rispetto eli un preciso canone proporzionale rispondono ad un principio simbolico: l’immagine, collocata in una tomba, non esplica una funzione narrativa, ma esprime concetti legati all’idea di eternità. Nella figura umana, in particolare, è evidente l’applicazione di regole codificate rimaste immutate per secoli.

.

Da STORIA DELL’ARTE, di Dorfles, Ragazzi, Maggioni, Recanati – Atlas

FOTO: Rete

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articoli correlati

Archivio articoli
Categorie
Close